Home Normativa RISORSE UMANE Marcia indietro sul part time. Via libera alla trasformazione unilaterale a tempo pieno. Italia Oggi-01.07.2011
Marcia indietro sul part time. Via libera alla trasformazione unilaterale a tempo pieno. Italia Oggi-01.07.2011 PDF Stampa

Italia Oggi - 01.07.2011

 

Dal collegato disco verde al datore di lavoro: lo dice un'ordinanza del tribunale di Trento


Marcia indietro sul part time
Via libera alla trasformazione unilaterale a tempo pieno.


Marcia indietro sul part-time nel pubblico impie-go: è legittima la trasforma-zione unilaterale a tempo pieno da parte del datore pubblico, in applicazione dell'articolo 16 della legge 183/2010 (cosiddetto colle-gato lavoro). Il Tribunale di Trento, con l'ordinanza 16 giugno 2011, n. 323 ha to-talmente ribaltato la deci-sione adottata lo scorso 4 maggio con ordinanza in sede cautelare dal tribunale in composizione monocrati-ca. Nel giudizio d'urgenza di prime cure, il giudice monocratico l'unilaterale ampliamento dell'orario di lavoro, da tempo parziale a tempo pieno, disposto da un dirigente del tribunale di Trento nei riguardi di una funzionaria di cancelleria, aveva violato la direttiva 15/12/1997, n. 97/81/Ce, finalizzata a perseguire «l'e-sigenza di adottare misure volte ad incrementare l'in-tensità occupazionale della crescita, in particolare me-diante un'organizzazione più flessibile del lavoro che risponda sia a i desideri dei lavoratori che alle esigenze della competitività», nonché l'articolo 5 del dlgs 61/2000. Secondo il giudice mono-cratico le disposizioni ri-chiamate prima, poiché tu-telano il lavoratore nelle sue scelte di vita e lavorativa volte a ridurre il tempo di lavoro, la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo parziale a tempo pie-no poteva aver luogo solo con il consenso del lavora-tore. Tale impostazione vie-ne, tuttavia, rigettata in sede di reclamo all'ordinanza, da parte del tribunale in com-posizione collegiale. Le previsioni della direttiva e del citato articolo 5, stando al nuovo giudizio, non im-pediscono alle amministra-zioni di ripristinare d'impe-rio il tempo pieno. Non ri-leva la circostanza che la normativa europea vieti di licenziare il lavoratore e-sclusivamente per il solo fatto di rifiutare la trasfor-mazione del tempo di lavo-ro: esigenze organizzative superiori, consentono al da-tore di lavoro di tradurle in atti unilaterali, tipica e-spressione della sua supre-mazia sul lavoratore subor-dinato, tali da portare co-munque alla modifica del tempo di lavoro. Sicché il rifiuto opposto dal lavorato-re può fondare ad altro tito-lo violazioni disciplinari, tali da fondare anche un possibile licenziamento per giustificato motivo oggetti-vo. Il lavoratore che rifiuti la modifica del tempo di la-voro per esigenze organiz-zative, insomma, si espone al rischio della risoluzione del rapporto di lavoro. In ogni caso, secondo, l'ordi-nanza del 16 giugno l'artico-lo 16 del «collegato lavoro» ha lo scopo di ripristinare tra datore pubblico e lavora-tore quella posizione parita-ria, nel definire il tempo del rapporto di lavoro, che era stata lesa dalla legge 662/1996, che aveva fonda-to un vero e proprio diritto potestativo dei pubblici im-piegati di collocarsi a part time, senza che l'ente potes-se opporvisi. L'articolo 16 della legge 183/2010 riequi-libra la situazione e permet-te al datore pubblico di ri-pristinare il tempo pieno, anche per far fronte alla ne-cessità di incrementare il tempo di lavoro in tempo di restrizioni alle assunzioni, necessità portata alla base del provvedimento adottato dal Ministero della giustizia oggetto delle due contra-stanti ordinanze. Inoltre, considera l'ordinanza del giudice collegiale, l'articolo 16 compie anche un atto di giustizia tra dipendenti pub-blici, parificando la posi-zione di coloro che avevano chiesto il part time prima della riforma operata dal dl 112/2008, convertito in leg-ge 133/2008, che ha elimi-nato il diritto potestativo alla modifica del tempo di lavoro, e i dipendenti che chiedono il part time nel nuovo regime, esposti all'e-ventualità che il datore pub-blico non accolga l'istanza. Infine, l'ordinanza del 16 giugno nega che la necessi-tà, richiesta dall'articolo 16 del collegato lavoro, di ri-vedere i part time nel rispet-to dei principi di correttezza e buona fede imponga una verifica congiunta, tra dato-re e lavoratore, della per-manenza dell'interesse reci-proco alla conservazione del tempo parziale. In sostanza, il datore può valutare unila-teralmente anche il rispetto della buona fede e della cor-rettezza, nel rivedere i provvedimenti di conces-sione del tempo parziale. L'ordinanza proprio su que-sto punto non appare del tutto convincente. Non si vede, infatti, come la buona fede e la correttezza possa-no essere garantite, se non considerando l'affidamento del dipendente nella prose-cuzione del part time otte-nuto anni prima (nel caso di specie, nel 2000) e senza un pieno contraddittorio. Poco convincente è anche il tema del «riequlibrio» della posi-zione tra lavoratori: le mo-difiche all'ordinamento ren-dono continuamente diverse le posizioni dei dipendenti, basti pensare ai regimi pen-sionistici.
Luigi Oliveri