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Maternità: tagli in Sardegna PDF Stampa
Giovedì 13 Gennaio 2011 11:03

Addio ai reparti con meno di 500 nascite

La parola chiave è salute e sicurezza per un bambino che viene al mondo. Ma anche tutela per la mamma che lo partorisce. È questa la linea-guida che cambierà nei prossimi tre anni i reparti di maternità della Sardegna, esattamente come accadrà nelle altre regioni. «Non ci saranno tagli - assicurano all'assessorato regionale alla Sanità, né imposizioni tout court - ma una riorganizzazione è indispensabile. Lo prevede il piano del ministero della Salute per il riordino dei punti nascita, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni lo scorso dicembre». Il piano in questione prevede che siano chiusi come reparti di maternità quelli nei quali si registrano meno di 500 parti l'anno e la riorganizzazione di quelli con meno di 1000.

 

 

PUNTI NASCITA

 

Questo accade ad Alghero (370 nascite in un anno); a Bosa (170); Sorgono (meno di 100); La Maddalena (20); Iglesias e Carbonia che si attestano entrambe sui 470 parti in un anno. «In realtà come quelle di Alghero e Bosa - osservano ancora in assessorato - è ragionevole ipotizzare un unico punto nascita che fa riferimento ad Alghero, il centro più grosso».

 

LA LOGICA.

 

Dietro questa prospettiva non c'è una logica di tagli o di risparmio ma piuttosto la tutela della salute. È vero che partorire è un evento naturale, che si nasce anche nelle più disparate condizioni. Ma anche la statistica parla chiaro: un reparto maternità dove ci sono poche nascite è un reparto dove i rischi sia per il nascituro che per la mamma si moltiplicano. È l'esperienza a fare la differenza. «Non sono reparti condannati a morte, ma destinati a offrire un servizio diverso, un'assistenza durante la gravidanza». Più delicato il problema di Iglesias e Carbonia. Le due città minerarie gemelle hanno un'offerta di servizi sanitaria che spesso rappresenta un doppione, data la distanza tra i due centri. «Logica vorrebbe che ci fosse un solo punto nascita».

 

Dove? È questa la partita più delicata.

 

 

GLI STANDARD.

 

«Quando si parla di punto nascita - spiega l'assessore alla Sanità Antonello Liori - si pensa a un reparto di maternità che abbia accanto una rianimazione, un laboratorio, un centro trasfusionale, un reparto in grado di affrontare l'emergenza neonatale, tutti quei servizi che consentono di partorire con elevati standard di sicurezza». Il rischio, sempre in agguato, si fronteggia solo se c'è una rete capace di far subito fronte al caso straordinario. D'altra parte i recenti fatti di cronaca lo dicono con chiarezza.

 

I DATI.

 

Nell'arco di tempo tra giugno e settembre dello scorso anno sono stati 19 su 47 i casi di neonati o puerpere, morti in seguito al parto, per un cesareo mancato o ritardato o per il pellegrinaggio tra le diverse strutture. «Se noi spieghiamo a una mamma che il piccolo reparto dove vorrebbe partorire - precisano ancora in assessorato - è molto meno sicuro di un centro attrezzato, non ci sarà donna che dirà no alle garanzie per il piccolo e per se stessa». LE NASCITE Naturalmente sono punti nascita i tre ospedali di Cagliari (San Michele, San Giovanni di Dio e Santissima Trinità), Sassari, Olbia, Nuoro, Oristano. In tutti questi centri il numero delle nascite supera di gran lunga le 500 unità. In questa lista si inserisce San Gavino, il centro del Medio Campidano dove si registrano oltre 650 nascite l'anno. LANUSEI Diversa invece la situazione di Lanusei. All'ospedale ogliastrino potrebbe restare in carico la gestione dell'emergenza. «Quando si parla di Lanusei non si può non tener conto della situazione geografica».

 

L'ELISOCCORSO.

 

«Vogliamo offrire la migliore assistenza possibile», incalza ancora l'assessore Liori. E per rendere questo impegno ancora più vero, Liori annuncia per un futuro non lontano la partenza dell'elisoccorso. Una necessità per un'isola come la Sardegna. «Il presidente - spiega Liori - ha promesso 40 milioni per il progetto». La nuova geografia sanitaria della Sardegna non avrà diktat. «Ogni passo - assicurano in assessorato - sarà fatto dialogando con le parti sociali». I GINECOLOGI Il piano nazionale ha il pieno sostegno della Società italiana di ginecologia e ostetricia. «Sappiamo - avverte il presidente nazionale dell'associazione Nicola Surico - che i veri problemi si presenteranno ora, sul territorio, perché le nuove disposizioni prevedono la razionalizzazione e la riduzione progressiva dei centri. Per scongiurare la resistenza a livello locale spiegheremo con forza l'unica ragione che sta dietro a queste scelte: la tutela della donna e del suo bambino».

 

I TAGLI.

 

Sotto i colpi della forbice dovrebbero sparire 158 punti nascita su 559 in tutto il Paese. E come sempre le regioni coinvolte in misura robusta sono quelle del Sud: 38 punti su 75 in Sicilia, 22 su 72 in Campania, 15 su 29 in Calabria. Ben più modesto l'impatto nelle regioni del Nord: 8 su 75 in Lombardia e addirittura nessuno in Piemonte e in Veneto.

 

Da: l'Unione Sarda, 13 gennaio 2010