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Economia: Su le reti, tonnare da smantellare PDF Stampa
Venerdì 21 Gennaio 2011 00:00

Il pescato ipotizzato sarebbe insufficiente

 


Le tonnare del Sulcis sono in pericolo: il taglio delle quote tonno da autorizzare nella stagione 2011 è così drastico (da 280 a 80 tonnellate) da mettere in forse la sopravvivenza dell'attività. «C'è il rischio che la stagione di pesca nelle tonnare non cominci nemmeno: la quota di 80 tonnellate ipotizzata dal Ministero non è sufficiente neanche per allestire una tonnara, figuriamoci tre».

 

Non usa giri di parola Giuliano Greco, patron della Consociazione tonnare sarde (Carloforte e Portoscuso le tonnare in concessione) per descrivere cosa succederebbe se il Ministero per l'Agricoltura e la Pesca non dovesse modificare lo schema di decreto che tanto sta allarmando il mondo delle tonnare nel Sulcis.

 

 

LA REGIONE

 

L'assessore regionale Andrea Prato ha già preso in mano la questione, chiedendo al ministro Galan di modificare la bozza ripristinando la quota pescata nel 2010, ossia 280 tonnellate. Quantitativi molto distanti, che non fanno presagire nulla di buono alle società che gestiscono le tonnare.

 

«Allestire una tonnara, solo per la messa a mare, costa 600 mila euro - spiega Greco - se potessimo pescare non più di 80 tonnellate di tonno, con il crollo dei prezzi registrati nel 2010, non riusciremmo neanche a pagarci i costi e andremmo incontro ad una stagione totalmente fallimentare.

 

Sarebbe un disastro, ma da tradizione siamo abituati alle lotte e non abbiamo intenzione di arrenderci, anzi siamo pronti ad unire le forze e dare battaglia in tutte le sedi».

 

 

 

LA COMMISSIONE

 

 Per avere la certezza si aspetta la riunione della Commissione consultiva centrale per la pesca ma, se ce ne fosse bisogno, dal Sulcis sono pronti anche ad impugnare il decreto. «È una decisione presa senza tenere in considerazione le ricadute nel territorio - ha commentato il presidente della provincia Tore Cherchi - un altro duro colto all'economia del Sulcis al quale ci opporremo anche sostenendo un'eventuale azione legale». Eppure ai primi di dicembre, momento cruciale per la ripartizione delle quote a livello comunitario, si bisbigliava che le quantità riservate alle tonnare fisse (come quelle che da secoli si calano tra Carloforte e Portoscuso) non avrebbero subito variazioni.

 

 

I TAGLI

 

 Poi la sorpresa: la sforbiciata c'è stata eccome, tanto da mettere in dubbio la redditività della pesca. Attrezzature, imbarcazioni, professionalità, innovazione tecnologica hanno un costo: se non si pesca una certa quantità di tonno, da commercializzare o da lavorare e inscatolare, si va in rosso.

 

«Lunedì abbiamo cominciato con le prime operazioni della stagione - racconta Umberto Maccioni, della Tonnare sulcitane (in concessione la tonnara di Porto Paglia) - in condizioni normali avremmo assunto 25 persone in questa prima fase di preparativi, ma con questa incertezza abbiamo chiamato a lavoro 4 addetti». «Non siamo in grado di fare nessun programma, in questo momento non c'è nessuna prospettiva - ribadisce Maccioni - non sappiamo neanche se saremo in grado di avviare la stagione regolarmente: il limite di 80 tonnellate è a dir poco insufficiente, speriamo davvero che arrivino notizie positive e che si possano rivedere le quote».

 

IL RISCHIO

 

 L'anno scorso le due società Consociazione tonnare sarde e Tonnare sulcitane, che per la prima volta e con ottimi risultati hanno unito le forze, avevano chiuso la stagione delle mattanze con un bottino di 280 tonnellate. Il loro obiettivo è la conferma di questo quantitativo di tonno. Altrimenti la pesca non sarebbe redditizia, o meglio finirebbe decisamente in perdita.

 

La stagione 2011 sarebbe a rischio e verrebbe meno un'attività millenaria basata sulla tradizione ma anche sulla professionalità e sull'innovazione.

 

Le tonnare del Sulcis aspettano risposte da Roma.

 

 

 

L'Unione Sarda, 21 gennaio 2011