Home Ultime Approfondimento: il caso di Luca, l'alpino sardo "caduto" in Afghanistan
Approfondimento: il caso di Luca, l'alpino sardo "caduto" in Afghanistan PDF Stampa
Venerdì 21 Gennaio 2011 00:00

I funerali del caporal maggiore

 

Anche la possanza del C130 dell’Aeronautica miltare sembra voler rispettare il sacrificio di Luca Sanna e il dolore de familiari che attendono straziati l’arrivo della salma.

 

Si posa sull’aeroporto militare di Ciampino alle 9.30, poi lentamente ripercorre la pista fino a raggiungere parenti e autorità schierati in due gruppi, uno di fronte all’altro.

 

L’aereo si ferma. Il portellone si apre lentamente. I compagni dell’ottavo Reggimento della Brigata Julia reggono il feretro avvolto dal tricolore.

 

 

Il presidente del Senato Schifani si avvicina, posa le mani in segno di saluto.

 

Accanto a lui il ministro della Difesa La Russa. Poi Daniela cede, il dolore che ha trattenuto prigioniero dentro di sé in maniera composta esplode: si getta sulla bara, l’abbraccia mentre viene posta sul carro funebre per il trasporto all’istituto di medicina legale.

 

L’alpino è stato ucciso da 4/5 colpi di mitra, alla testa al collo e alle gambe. Un proiettile gli ha reciso l’arteria femorale facendolo morire sul colpo: questo il risultato dell’autopsia (alla quale ha partecipato anche il dottor Massimo Montisci, medico legale di Padova). L’altro alpino colpito nell’attentato, il caporal maggiore Luca Barisonzi, è stato operato ieri nell’ospedale di Ramstein, in Germania.

 

Sono state rimosse le schegge che comprimevano il midollo, ma la prognosi per il giovane rimane riservata.

 

Ieri pomeriggio è stata allestita la camera ardente nell’ospedale militare Celio.

 

Stamane i funerali di Stato (con diretta su Raiuno dalle 9,55) nella chiesa di Santa Maria degli Angeli alla presenza del Capo dello Stato. In serata il rientro a Samugheo alle 17,30 circa (i funerali domani alle 15). «Luca era un ragazzo speciale - ricorda il capitano Fulvio Menegazzo, per sei anni comandante della Compagnia nella quale prestava servizio l’alpino sardo. -. Sapeva infondere sicurezza ai colleghi».

 

Un amico, capace di portare serenità. «Ricordo che una volta abbiamo visto un gregge. Che ne dici Luca? Gli chiesi».

 

Non rispose. Ma qualche ora più tardi rientrò con due agnellini. «Fu uno spuntino speciale», ricorda il capitano. Ricordi spezzati dal suono della tromba degli alpini che alle 9.40 diffonde le note del silenzio in un aeroporto grigio, bagnato da una pioggia fitta e incessante. Il picchetto d’onore saluta il caporal maggiore di Samugheo. Il corteo si dirige verso l’uscita.

 

Ci sono il presidente della Camera Fini, il presidente del Copasir D’Alema, il presidente della Regione Lazio Polverini, il sottosegretario della presidenza del Consiglio Letta.

 

Dirigenti e responsabili di tutte le forze dello Stato, polizia, carabinieri, guardia di finanza, marina rendono omaggio al giovane militare caduto in Afghanistan. Numerosi ufficiali dell’esercito, in testa a tutti il generale Giuseppe Salotto, comandante di Stato maggiore dell’Esercito e il generale Abrate, comandante di Stato maggiore della Difesa. A pochi passi la mamma di Luca, Rita Castellano, il papà Antonio, composto e muto.

 

In prima fila Daniela, la giovane moglie, piegata dal dolore dentro i suoi jeans e il giubbotto blu scuro. «Mi aveva chiesto di farlo partire con gli ultimi viaggi - ricorda il suo capitano -, perché voleva celebrare il matrimonio».

 

Ma Luca era un alpino. «E alpini si diventa- dice il colonnello Giorgio Conacchione, comandante del Coi- Luca lo era diventato e con lui quella che noi affettuosamente avevamo battezzato “la piccola banda sarda”».

 

 

L'Unione Sarda, 21 gennaio 2011.