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Economia: L'Isola salvata dagli immigrati PDF Stampa
Martedì 25 Gennaio 2011 10:02
Aumentano i residenti grazie ai nuovi arrivi
In Sardegna la popolazione cresce nel 2010 ma solo grazie agli immigrati.
Negativo il saldo tra nuovi nati e morti. L'aumento della popolazione è dell'1,6 per mille contro il 4,3 della media italiana. Un'isola di vecchi, dove i morti sono più dei nuovi nati e la popolazione non cala solo grazie agli immigrati. Crolla anche il mito dei sardi longevi.
Almeno per i maschi che hanno un'aspettativa di vita inferiore alla media nazionale. Le donne invece hanno la speranza di campare più delle altre italiane. Niente scongiuri, sono valori medi, privi di senso per ipotizzare destini individuali.
Ognuno passerà su questa terra più o meno velocemente qui o altrove, al di là delle statistiche. In estrema sintesi è il quadro della situazione demografica isolana tracciato dal Centro Studi dell'Unione Sarda sulla base delle anticipazioni dei principali indicatori rilevati dall'Istat nel 2010. Oltre i numeri si può intravedere una regione poco ottimista, dove il futuro alimenta più paure che speranze: perché sono troppi gli anziani rispetto ai giovani, figli se ne fanno sempre meno dato, probabilmente, che l'incertezza economica del presente non consente di guardare con serenità al domani.
Nell'Isola come nell'Italia tutta. Brutto segno dei tempi.
LA POPOLAZIONE
 Lo scorso anno, la popolazione sarda è cresciuta notevolmente meno della media del Paese: l'1,6 per mille rispetto al 4,3. Questo in assoluto e per effetto dell'aumento degli immigrati. Altrimenti sarebbe in calo dato che il saldo della crescita naturale (la differenza tra nati e morti) è negativo: 8 venuti al mondo per ogni mille abitanti contro gli 8,7 ritornati al Creatore. Viceversa gli immigrati sono stati più degli emigrati e ciò ha consentito la lieve crescita precedentemente indicata.
Che, comunque, interessa appena tre province su otto: Sassari, Nuoro e il Medio Campidano. Sassari ha avuto un autentico boom demografico che la piazza al secondo posto in Italia dopo Rimini. Registra segni positivi sia nella crescita naturale (più 1,5 per mille) che nel saldo migratorio (9,6 per mille). Valori elevatissimi e anomali rispetto agli anni precedenti. Un fenomeno ancora da approfondire per capirne le ragioni, dato che il Sassarese è una delle aree maggiormente colpita dalla crisi della grande industria e non solo.
Bilancio positivo (più 3,2) anche nel Medio Campidano ma in misura meno accentuata e comunque al di sotto dell'andamento nazionale: 0,5 il saldo naturale e 2,7 quello migratorio. A Nuoro, invece, il segno più interessa solo il flusso migratorio (2,6 per mille) che compensa il dato negativo (meno 0,9) del rapporto nati/morti consentendo un incremento (1,7) di un decimo di punto al di sopra di quello regionale.
Abitanti in calo nelle altre province, compresa quella di Olbia-Tempio (meno 1,5) dove sembra esaurirsi la forza di attrazione del turismo. Oppure, è un'ipotesi, i flussi verso la costa non compensano più gli esodi dalle zone interne verso altre localitàdell'Isola (come per gli studenti universitari), il resto d'Italia o Paesi stranieri. Valori negativi nelle province di Cagliari (meno 1,7), Carbonia-Iglesias (meno 1,8), Oristano (meno 2,5). L'andamento peggiore interessa però l'Ogliastra dove la popolazione va giù del 2,8 per mille.In questo caso il notevole decremento del saldo naturale (meno 2,3) non riesce ad essere controbilanciato da quello migratorio anch'esso caratterizzato da una diminuzione dello 0,5 come nall'Oristanese (-0,8).
LE FASCE D'ETÀ
Popolazione in calo e sempre più vecchia: il 19,5 per cento dei residenti ha più di 65 anni. Dato non allarmante visto che è inferiore a quello nazionale (20,3) e, soprattutto, indicativo dell'aumento della durata della vita. Preoccupa, semmai, il fatto che non sia controbilanciato dalla consistenza delle nuove generazioni. I giovani sono sempre meno. Nella fascia tra 0 e 14 anni si colloca il 14 per cento degli italiani.
In Sardegna va peggio: 12,3 per cento con un costante calo rispetto agli anni precedenti mentre il dato nazionale è pressoché stabile dal 2008. Lo scarso ricambio generazionale è confermato anche dall'indice di vecchiaia, cioè il rapporto tra gli over 65 e gli under 14, che è di 158, ovvero ogni cento giovani ci sono 158 anziani (per l'Organizzazione mondiale della sanità si è anziani dopo i 65 anni).
L'indice italiano si ferma a 144. Diminuisce anche la cosiddetta popolazione attiva (tra i 15 e i 64 anni) che si attesta al 68,2 per cento, al di sopra della media italiana (65,7) ma in calo rispetto al dato isolano del 2008 (69,1) con una tendenza che segue quella nazionale (65,9 nel 2008).
Il calo della popolazione attiva si ripercuote su quelli che vengono chiamati indice di dipendenza degli anziani e indice di dipendenza strutturale . Il primo misura il peso che la popolazione attiva deve sopportare per mantenere gli anziani, il che non significa provvedere direttamente ai loro bisogni ma differenzia chi ancora è nel mondo della produzione di beni e servizi da chi ne è, giustamente, uscito perché in età avanzata. Il secondo misura il pesa sulla popolazione attiva di quella non attiva (sotto i 14 anni e oltre i 65).
I due indicatori sono rispettivamente 29 e 47 in Sardegna e 31 e 52 in Italia.
Da noi insomma non va benissimo ma meno peggio che nel Paese complessivamente considerato. L'età media dei residenti in Sardegna è di 43,8 anni, cinque mesi più dell'insieme degli italiani, e due anni oltre gli abitanti del solo Mezzogiorno.
MATRIMONI E FIGLI
Rispetto al resto d'Italia, nel 2010 in Sardegna più coppie sono andate all'altare o in Municipio per scambiarsi la fede. I matrimoni sono stati 3,9 ogni mille residenti contro i 3,6 di tutto il Belpaese. Meno comunque rispetto al 2007 quando furono 4,3 contro i 4,2 su scala nazionale. Anche qui viene spontaneo domandarsi quanto le incertezze sul reddito, a breve e lungo termine, condizionino la benedizione, o la certificazione legale, delle relazioni sentimentali.
E chi decide di non rinunciare a un progetto di vita a due è probabilmente deciso ad affrontare la realtà a qualunque costo. Tant'è che nel 2010 i sardi hanno fatto più figli rispetto al recente passato. Lo scorso anno l'indice di fecondità (il numero medio di figli per donna) è stato dell'1,13. inferiore a quello nazionale (1,4) ma superiore rispetto all'indicatore (1,09) rilevato nell'Isola nel 2007.
Va però sottolineato che in Sardegna le donne partoriscono il primo figlio più tardi (32,6 anni) rispetto alla media delle italiane. Il dato locale ha poi una sua differenziazione in base all'origine delle mamme: per le sarde l'età sale a 32,9 anni mentre per le straniere immigrate scende a 28,2. Niente di nuovo, ogni cultura ha i suoi tempi per la maternità. E forse anche i suoi tassi di ottimismo comprando il qui e ora con lì e ieri. Chi è fuggito dalla fame si accontenta di poco per avere certezze sui giorni a venire.
 
L'Unione Sarda, 25 gennaio 2011.