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Uranio impoverito, cambia la legge PDF Stampa
Mercoledì 26 Gennaio 2011 08:14
Agevolati gli indennizzi familiari?
Così si potranno riaprire le cause per gli indennizzi ai familiari
Roma. Chiedevano giustizia per la morte dei figli, giovani soldati impegnati in missioni di pace nei Balcani.
E non hanno mai smesso di combattere una battaglia, lunga dieci anni, per rompere l'omertà e il silenzio che avvolgevano le cause di quelle vite spezzate. Vite stroncate troppo presto, da cancro, tumori, melanomi che i caporalmaggiori della Brigata Sassari Valery Melis, Fabio Porru e Francesco Piras «hanno contratto - sostengono i familiari - per effetto dell'uranio impoverito e dispersione ambientale di nanoparticelle».
Disastri prodotti dall'esplosione di materiale bellico, durante le loro trasferte in Kosovo e Macedonia. Finalmente, ieri a Roma, i familiari dei soldati sardi hanno ottenuto una prima vittoria: il sottosegretario alla Difesa Giuseppe Cossiga si è impegnato per la reintroduzione dell'uranio impoverito come possibile causa di patologie nel decreto 37 del 3 marzo del 2009. «Un'amara vittoria, se non altro, mirata a un degno ricordo dei nostri ragazzi», dice a conclusione dell'incontro al ministero Giancarlo Piras, padre di Francesco.
 
NUOVA LEGGE
«Il provvedimento è un tassello fondamentale che nell'arco di due o tre mesi al massimo si tradurrà in legge. Rappresenta anche uno strumento di risarcimento per i genitori delle vittime da uranio impoverito», aggiunge soddisfatto il maresciallo Domenico Leggiero, responsabile dell'Osservatorio Militare.
 
MANIFESTAZIONE
Sono le 10, 30 quando una delegazione composta da una quindicina di familiari dei militari deceduti fa il suo ingresso al ministero della Difesa, per essere ricevuta dal sottosegretario Cossiga.
«Sono qui per onorare mio figlio. È morto combattendo per lo Stato», sono le uniche parole che la mamma di Melis, Marie Claude, riesce a pronunciare, senza trattenere la commozione. Non nasconde la sua indignazione Antonello Porru, che ha in mano una fotografia scattata al suo Fabio: «So con certezza che lì si è sparato con queste munizioni.
Quindi non ci vengano a dire che Fabio e i suoi compagni sono morti perché avevano un tatuaggio o perché fumavano».
E puntualizza: «Mio figlio era sano, non beveva manco la birra. Tutto questo è inaccettabile». Ricorda poi i momenti più dolorosi, il travaglio: «Ha lottato fino all'ultimo contro la malattia, sottoponendosi per tre anni a svariati cicli di chemioterapia, a due trapianti di cellule staminali autologhe». Ma quando gli chiedono di raccontare l'ultimo ricordo che ha di Fabio, finiscono le sue parole: «Scusate, non ve lo posso dire».
 
MEMORIA
 «Hanno infangato la memoria dei nostri ragazzi, dicendo che si drogavano e bevevano superalcolici», incalza il papà di Francesco, Giancarlo Piras. «Convivo quotidianamente col dolore e non riesco a dimenticare il momento in cui mio figlio mi ha detto: "Papà, io devo morire"». Il giorno dopo il ragazzo è morto. «Ringrazio i giornali che svegliano le coscienze della gente a tutela della salute delle persone che abitano vicino ai poligoni», sottolinea Piras.
 
I POLIGONI
E solleva la questione dei poligoni e delle categorie a rischio perché maggiormente esposte, Mariella Cao, rappresentante del comitato sardo "Gettiamo le basi": «I poligoni sono teatri di guerra. Devono chiudere e le attività militari devono essere sospese in attesa che non siano stati individuati e isolati gli agenti killer».
 
CICU
«Un importante passo avanti», commenta il deputato Salvatore Cicu, capogruppo Pdl in commissione Difesa, al sì da parte del Governo «che - spiega - mira a chiarire in maniera inequivocabile che tra i presunti fattori di rischio per i militari c'è l'esposizione probabilistica all'uranio impoverito».
Cicu in commissione aveva chiesto di adottare ogni modifica al codice dell'ordinamento militare, «al fine di rendere più agevole la prova del nesso causa-effetto tra l'esposizione ai fattori di rischio e la contrazione di peculiari infermità o patologia tumorali».
Questo per consentire il riconoscimento della causa di servizio e adeguati indennizzi.
L'Unione Sarda, 26 gennaio 2011