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Sulla chimica verde in Sardegna PDF Stampa
Mercoledì 26 Gennaio 2011 08:56

C'è cauto ottimismo

 

La green economy della Regione trova due partner con gli stessi obiettivi.

 

Svolta per Porto Torres?

 

 

 

Eni e Novamont hanno presentato a grandi linee alla Regione, ai Comuni e ai sindacati il progetto per la produzione di detergenti e sacchetti di plastica biodegradabile: un colossale piano di riconversione degli stabilimenti di Porto Torres che saranno alimentati da piante "oleaginose", soprattutto cardi e girasoli. La rivoluzione manda parzialmente in soffitta la chimica tradizionale, lasciando spazio alla green economy.

 

Dalle bonifiche delle aree industriali «deriveranno ulteriori opportunità occupazionali per tutto il territorio», questa un'altra indiscrezione del possibile accordo, che potrebbe trasformare l'area industriale di Porto Torres nel maggiore polo per la chimica "verde" in Europa.

 

Eni e Novamont (braccio dell'Eni che ha inventato i sacchetti per i rifiuti umidi) aspettano l'autorizzazione del ministero dell'Ambiente, prima di dare il via alla ricostruzione del polo chimico entro un anno.

 

E gli operai?

 

Ieri è stato detto, ma non ufficializzato, che nessuno resterà senza lavoro: tra formazione, sperimentazioni agricole e realizzazione degli impianti, non si ricorrerà alla cassa integrazione.

 

Per Massimiliano Muretti, segretario Filctem-Cgil, «il progetto è interessante anche se ancora servono ulteriori elementi per esprimere un giudizio finale». Prudente Giacomo Migheli (Cgil): «Ottimo progetto, ma non abbandoniamo la chimica tradizionale».

 

Per Gianpiero Murgia (Cisl) «dobbiamo pensare ai nostri lavoratori, anche se le garanzie di Eni e Novamont inducono all'ottimismo».

 

 

 

L'Unione Sarda, 26 gennaio 2011.