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Economia sarda: Tutto fermo per la vertenza Unilever PDF Stampa
Mercoledì 02 Febbraio 2011 09:17
E' silenzio sul piano di rilancio
È sceso il silenzio sul piano di rilancio della nuova proprietà
 
 
Cagliari. Quale sarà il futuro dello stabilimento ex Unilever di viale Marconi?
E cosa aspetta la giunta regionale a fare chiarezza per accelerare la ripresa produttiva? Il sindacato, allarmato da voci che allungano l’eventuale riapertura dello stabilimento, vuole vederci chiaro.
Per questo motivo i tre segretari regionali di categoria dell’agroalimentare Raffaele Lecca (Flai-Cgil), Francesco Piras (Fai-Cisl) e Pasquale Deiana (Uila-Uil) hanno scritto preoccupati al presidente della Regione Cappellacci affinché convochi le parti per fare il punto su una vertenza che sembra arenata.
«Da diversi mesi - scrivono - non si hanno più notizie in merito al piano industriale che la società acquirente dello stabilimento doveva presentare ai lavoratori, prima del riavvio delle produzioni.
Si è diffusa la notizia che il nuovo proprietario dell’impianto starebbe accantonando la possibilità di avviare la stessa attività produttiva rifugiandosi in una non melgio operazione immobiliare. Se fosse vero questo sarebbe un oltraggio - conclude la missiva - non solo ai lavoratori Unilever ma anche alla Regione, che si era fatta garante dell’intesa, tra la stessa Unilever e la nuova proprietà».
Pochi mesi fa lo stabilimento dell’Unilever, dove si producevano alimetari col marchio Algida è stato ceduto alla Ferdifin, società del gruppo Stim, che fa capo a un imprenditore napoletano che opera nel Lazio: Giuseppe Esposito. Il titolare della Stim, impresa di servizi tecnologici nel settore della conservazione e lavorazione di cibi e bevande, normalmente fornitrice di macchine e strumentazione per grandi imprese anche multinazionali, ha acquistato l’impianto di viale Marconi per poco più di 2,05 milioni di euro, versati tramite 8 assegni circolari.
Il rappresentante in loco della Ferdifin è un ex direttore dello stabilimento cagliaritano, manager Unilever, che ha compiuto diverse visite nella parte di stabilimento ceduta e separata dalla restante ancora di proprietà di Unilever, da un lungo muro.
La multinazionale olandese infatti ha mantenuto la proprietà di metà dell’area, con il settore di conservazione e stoccaggio dei gelati e dei prodotti simili che arrivano direttamente dall’impianto che copre l’intero sud Italia, a Caivano, vicino Napoli e che vengono poi distribuiti con i furgoni in tutto il sud Sardegna. «Il progetto originario - dice Francesco Piras della Fai-Cisl - prevedeva la realizzazione di prodotti da forno e da bar, utilizzando anche parte dei macchinari che Unilever aveva lasciato».
La situazione dei lavoratori ex Unilever non è per nulla rosea.
La mobilità per molti di loro è scaduta lo scorso dicembre e diversi saranno inseriti nelle liste della mobilità in deroga, per le quali la Regione fornirà l’integrazione salariale. Se una cinquantina di lavoratori avranno ancora una copertura, pur parziale, non superiore ai 750 euro al mese, rimangono invece scoperti i lavoratori precari e quelli dell’indotto.
Anche per questi il sindacato ha chiesto un incontro a Cappellacci, nella veste di garante dell’accordo e per il riavvio industriale di quell’impianto, che insiste su una porzione di città importante, dal valore superiore allo stesso costo di acquisto. In attesa dell’incontro il sindacato ha convocato una assemblea che si terrà di fronte ai cancelli della fabbrica martedì prossimo.
La Nuova Sardegna, 2 febbraio 2011.