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Giovedì 03 Febbraio 2011 12:10

Maroni: servono investigatori

 

Maroni: servono investigatori e un pool per proteggere le prossime elezioni locali.

 

Azione violenta contro le istituzioni è un atto di terrorismo.

 

Ma la risposta non è militarizzare: preferisco organizzare meglio gli uomini per la prevenzione.

 

 

ORISTANO. Una squadra speciale di indagine per scovare gli attentatori, un pool per garantire sicurezza nella prossima campagna elettorale, l’incontro annuale sull’ordine pubblico a Sassari il 15 agosto. Sono i tre impegni assicurati dal ministro dell’Interno Roberto Maroni al presidente regionale dell’Anci Salvatore Cherchi, che ha più volte sollecitato l’incontro, al presidente della Regione Ugo Cappellaci e al presidente dell’Anci nazionale Sergio Chiamparino. «In molti casi gli amministratori sono costretti a barricarsi nei municipi ad amministrare la miseria».

 

 

Salvatore Cherchi, presidente dell’Anci regionale, trova una figura efficace per disegnare una società sarda con forte disagio sociale, crescita del bisogno, considerevole mancanza di lavoro. In queste condizioni, «fare l’amministratore oggi vuol dire entrare in una categoria a rischio».

 

Dodici gli atti intimidatori in questo gennaio: fucilate contro le case e le auto di vicesindaco, assessore e presidente del consiglio comunale di Siliqua, spari contro l’abitazione di un assessore a Ottana, incendiata l’auto del padre del sindaco a Tresnuraghes, mentre a quello del sindaco di Benetutti hanno fatto saltare la casa con la dinamite, assessore e consigliere di Santu Lussurgiu colpiti con l’incendio dei fienili, a fuoco l’auto di un consigliere comunale a Cagliari, incendiata l’auto del sindaco di Siamaggiore, benzina su quella del sindaco di Siliqua, poiettili in busta al sindaco di Onifai. La risposta del ministro, al quale sull’argomento tutti riconoscono sensibilità, arriva subito.

 

«Considero i sindaci il baluardo della democrazia. Ogni azione violenta nei confronti degli amministratori locali, di ogni istituzione eletta è un atto di terrorismo e rischia di danneggiare il tessuto democratico. Quindi non serve militarizzare. Nè serve configurare il reato dell’attentato all’amministratore.

 

Non è un deterrente significativo. Preferisco lavorare sulla prevenzione, lavorare sulla qualità piuttosto che sulla quantità, non l’aumento di organici ma la migliore organizzazione dei presìdi esistenti». Su questa filosofia poggia l’impegno che il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha preso davanti ai sindaci della Sardegna (194 con la fascia, 240 Comuni rappresentati) e al presidente della Regione Ugo Cappellacci. Cinquantotto «azioni criminose», le definisce il ministro, sono state messe a segno in un anno nell’isola tra intimidazioni e danneggiamenti: 9 nella provincia di Cagliari, 3 Carbonia Iglesias, 21 Nuoro, 4 Ogliastra, 11 Oristano, 7 Sassari, 3 Olbia.

 

Di fronte a questo scenario quali sono le risposte che lo Stato, ora questo Governo e in particolare il ministro dell’Interno danno all’Anci, l’associazione che, presieduta da Salvatore Cherchi, rappresenta le amministrazioni comunali della Sardegna? Tre le cose da fare subito, dice Maroni. La prima.

 

«Costituire nelle Questure un Nucleo investigativo speciale, e di questo ne ho parlato stamane con il capo della Polizia Manganelli, con la collaborazione degli uomini del Servizio speciale operativo (Sco) e dell’antiterrorismo, per scoprire quali sono le ragioni degli attentati.

 

Non siamo in un contesto di criminalità organizzata ma occorre specializzare un’attività investigativa.

 

La seconda. Istituire entro febbraio un Patto territoriale per la sicurezza, mai fatto in Sardegna, sul modello per esempio di quanto fatto in Friuli di recente, per radiografare subito quale sia la dimensione delle forze dell’ordine nell’isola capire se servono più unità o se è invece il caso di impiegare meglio quelle esistenti, un problema di qualità più che di quantità, anche perchè in Sardegna ci sono 334 presidi di forze dell’ordine su 377 Comuni, la media più alta d’Italia.

 

 

 Questo impegno prevede anche la convocazione a Sassari il 15 agosto della riunione annuale del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza («Speriamo di avere con noi il ministro anche il 14 per la discesa dei Candelieri», commenta soddisfatto il sindaco Gianfranco Ganau). La terza. Istituire subito, con l’apporto dell’Anci e della Regione, un pool speciale di controllo e sicurezza per assicurare lo svolgimento nella piena serenità della campagna elettorale che in primaverà interesserà 94 Comuni (89 dei quali con meno di 15mila abitanti) dell’isola. La specificità degli interventi sta nel fatto che si tratta di misure adattabili alle esigenze della Sardegna.

 

 

«Come abbiamo fatto in Calabria o in Sicilia, a Palermo o a Caserta: in ogni situzione abbiamo studiato un modello mirato, a seconda della dimamica criminale e della situazione sociale», ribadisce Maroni. In Sardegna si tratta innazitutto di capire il fenomeno, di mettere a fuoco quella che tuttavia il presidente della Regione Cappellacci definisce «emergenza».

 

Preliminare, risponde Maroni, «è la conoscenza del fenomeno.

 

 Prima di dare risposte demagogiche, come potrebbe essere la militarizzazione». «Ma l’attenzione non può diminuire», neppure, per quanto positivo, davanti al dato statistico che lo stesso ministro propone: gli episodi di criminalità in Sardegna hanno registrato un aumento dell’1 per cento nel 2008 sul 2007, ma hanno registrato un calo del 2,7 nel 2009 sul 2008, del 5 per cento nel 2010 sul 2009. C’è stata una riduzione delle rapine del 17 per cento e del 16,8 per cento delle rapine in luogo pubblico.

 

Numeri in qualche modo confortanti sul piano generale, che non attenuano uno scenario complessivo preoccupante e che lo stesso Maroni non nega:

 

 «Qui non c’è solo un problema di ordine pubblico, qui c’è una componente culturale, c’è il disagio e c’è la disoccupazione che proprio ieri l’Istat fissava per la fascia giovanile dell’isola al 44 per cento».

 

Il ministro sancisce il proprio impegno ma, dice, non basta per dare risposte compiute. E aggiunge: «Tutti devono agire: la politica, le imprese, le associazioni, la società civile».

 

Impostazione operativa accolta con favore da Salvatore Cherchi e dal presidente Ugo Cappellacci, che dichiara la disponibolità della Regione a mettere a disposizione le infrastrutture tecnologiche di cui dispone (reti telematiche, banda larga, reti wireless) «che possono permetterci di dialogare in tempo reale con i tutori dell’ordine pubblico e monitorare costantemente il territorio». D’accordo anche sull’impiego delle compagnie barracellari.

 

 

La Nuova Sardegna, 3 febbraio 2011.