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Ma con questi numeri difficile fare riforme PDF Stampa
Mercoledì 09 Febbraio 2011 09:52
Articoli sulla politica
Con questi numeri è difficile fare riforme
 
Articolo di  
 
Raimondo Cubeddu
 
da L'Unione Sarda del 9 Febbraio 2011.
Mentre la tempesta giudiziaria non dà segno di attenuarsi e in pratica si congiunge alla protesta di quella parte della cosiddetta società civile colta che da sempre mira a eliminare politicamente Berlusconi, il governo sembra arrancare.
Nonostante le tante trattative in corso, i numeri per garantire al Governo la tranquillità che possa consentirgli di realizzare il proprio programma ancora non ci sono.
La vicenda dei decreti attuativi del federalismo lo ha dimostrato in maniera più che esauriente, e se questo è avvenuto riguardo a un provvedimento che l'opinione pubblica, anche se con riserve e perplessità, dava tutto sommato per scontato, resta soltanto da immaginare cosa potrebbe mai succedere quando si dovesse passare all'approvazione delle tante novità contenute nell'agenda del 'berlusconismo liberale'.
 Senza poi dire di quel che potrebbe succedere quando diventerà chiaro e palese che l'Ue ci chiede una manovra finalizzata a una significativa riduzione del nostro debito pubblico. In queste settimane la foga degli oppositori è stata talmente virulenta da consentire a Berlusconi di non risentirne in termini di sondaggi elettorali anche perché le critiche che gli venivano rivolte erano nutrite di tale acredine da consentirgli di presentarsi come vittima di un complotto.
Ma alle origini della sua spettacolare resistenza di fronte a una serie di attacchi che avrebbe tramortito chiunque sta il fatto che nonostante tutto la sua sintonia con una gran parte del Paese continua. Lo spettacolo di un'opposizione, che deve seguire l'agenda fissata da intellettuali che quando non arroganti e presuntuosi pronunciano discorsi incomprensibili ai più, è sotto gli occhi di tutti.
 E anche a quanti si sono stancati di Berlusconi e dei suoi problemi sgomenta l'idea di essere governati non si sa esattamente da chi.
Tutto questo ha consentito a Berlusconi di resistere e di prendere tempo con l'annuncio di riforme che tuttavia si stanno dimostrando talmente complesse da realizzare in tempi brevi, da far venire il sospetto che più di un'agenda parlamentare si tratti in buona sostanza di un programma elettorale.
Come sia possibile fare con questi numeri il federalismo, la riforma dell'articolo 41 della Costituzione e il processo breve, non è chiaro. Anche ammettendo una ferrea volontà da parte dell'intera maggioranza.
E figuriamoci poi quando verrà ufficialmente annunciato che occorrerà fare una manovra economica ben più ampia e gravosa di quella che in autunno ha suscitato gli elogi degli specialisti, ma che non è riuscita ad avviare un processo di crescita.
 La situazione è più o meno questa, ma se tutto quanto fosse in realtà una preparazione per lo scioglimento delle Camere, viene da dire che il ciclo politico di Berlusconi è stato così lungo e controverso da essere ormai legato alla persistenza di una sua sintonia col proprio elettorato che potrebbe dargli nuovamente la maggioranza. Ma comunque non l'autorevolezza politica per portare avanti il suo progetto politico.