Home Normativa PATTO DI STABILITA' Patto di stabilità 2011 - Sconto sul patto per 1.400 comuni - Il Sole 24Ore - Febbraio 2011
Patto di stabilità 2011 - Sconto sul patto per 1.400 comuni - Il Sole 24Ore - Febbraio 2011 PDF Stampa

Il Sole 24Ore - 11 febbraio 2011

 

 

Enti locali - Torino e Parma i grandi municipi bebeficiati dalla nuova salvaguardia.

 

Sconti sul patto per 1.400 comuni

 

come funziona - L'obiettivo 2011 non può superare una percentuale variabile sulla spesa corrente. Il meccanismo premia sopratutto le realtà minori

 

MILANO - Alla fine sono quasi 1.400 i comuni che nelle regole definitive del patto di stabilità incontrano uno sconto più o meno consistente rispetto alle previsioni originarie, scritte nella legge di stabilità. Merito delle «clausole di salvaguardia», differenziate a seconda della dimensione dei comuni, che hanno ottenuto l'ok nella Conferenza stato-città della scorsa settimana e che evitano le cure da cavallo che in molti enti sarebbero scaturite dall'applicazione automatica della regola generale. In termini assoluti, lo sconto maggiore arriva a Torino, dove il saldo di bilancio necessario a rispettare il patto 2011 scende di 30 milioni di euro, seguita da Parma (-19 milioni), e Taranto (-14,5 milioni); sono però soprattutto molti comuni medio-piccoli a tirare un sospiro di sollievo e a incontrare «sconti» che nei casi limite arrivano al 90% rispetto all'obiettivo originario (i dati di ogni comune sono disponibili sul sito dell'Ifel). Al bilancio dello stato la novità non costa troppo, perché utilizza 350 dei 480 milioni di «extra dote» per gli enti locali individuata con la legge di stabilità, ma sul territorio al novità fa la differenza: gli altri 130 milioni hanno preso la strada verso Milano (110 al comune e 20 alla provincia), per onorare l'impegno statale ad aiutare la città impegnata nelle realizzazioni per l'Expo.

Per capire il problema del patto di stabilità "originario" bisogna fare un passo indietro. Il patto di stabilità 2011 introduce un doppio obiettivo: i comuni devono prima di tutto raggiungere il saldo zero, che pareggia entrate e uscite calcolate con il metodo della «competenza mista» (competenza di parte corrente e cassa di conto capitale) e a questo devono aggiungere un obiettivo ulteriore, differenziato per ogni ente e calcolato come miglioramento percentuale rispetto alla media della spesa corrente 2006/2008. Così individuato, l'obiettivo va raffrontato a quello che si sarebbe ottenuto applicando i vecchi parametri, quelli scritti nella manovra estiva del 2008, e il 50% della differenza va tolto (se positiva) o aggiunto (se negativo) all'obiettivo. Nonostante tutte le precauzioni, accesa la calcolatrice si è scoperto che in molti comuni l'applicazione di queste regole si traduce in obiettivi-monstre, praticamente impossibili da raggiungere anche dove lo stato dei conti locali è buono. Di qui l'introduzione di tre clausole di salvaguardia, che impediscono all'obiettivo assegnato a ogni comune di superare una percentuale della spesa corrente: il tetto, nel Dpcm esaminato dalla Conferenza stato-città, è stato fissato al 10,5% nei comuni sopra i 200mila abitanti, si attesta al 7% in quelli fra 10mila e 200mila e scende al 5,4% nei comuni più piccoli soggetti al patto, quelli fra 5mila e 10mila abitanti. Un meccanismo che ha il pregio di misurare le richieste del patto sulle forze (e le dimensioni) effettive dei bilanci comunali e concentra gli sconti sui comuni più piccoli, che in molti casi si erano visti presentare il conto più salato: il record va a Loreggia, in provincia di Padova, che a causa di una super-spesa corrente registrata nel 2007 per l'acquisto della rete del gas (con successiva, e lucrosa, messa a gara) si è vista recapitare dal patto 2011 un obiettivo da 2,6 milioni di euro, più del 60% della spesa corrente: con le nuove regole l'obiettivo scende a 150mila euro.

Tra i super-beneficiati anche Maiolati Spontini, che l'anno scorso è stato incoronato dall'Economia come comune con i conti migliori d'Italia nel decreto di ripartizione dei premi ai «virtuosi», ma nonostante questo avrebbe dovuto centrare nel 2011 un obiettivo da 3,5 milioni (sceso ora a 350mila euro). Archiviato il problema del patto, ora gli amministratori locali lanciano l'allarme sul rischio di un mega-buco di cassa sui trasfermenti. L'avvio del federalismo cancella infatti il classico assegno statale, ma i ritardi del decreto sul fisco municipale non faranno arrivare i nuovi fondi prima di giugno, mentre la prima rata dei trasferimenti scatterebbe a fine febbraio: la partita vale 3 miliardi di euro, e l'Anci ha scritto ieri una lettera ai ministri Tremonti, Calderoli, Maroni e Fitto per chiedere che nella fase transitoria siano garantiti i vecchi fondi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Gianni Trovati