Home Ultime L’iter del federalismo e i prossimi passi
L’iter del federalismo e i prossimi passi PDF Stampa
Lunedì 14 Febbraio 2011 10:42

Incrocio di decreti

 

 

Nella travagliata vicenda parlamentare del federalismo fiscale c'è una sola certezza: i nodi sono ancora tutti da sciogliere. Il decreto sul fisco dei comuni deve sbarcare in aula dopo il pareggio-sconfitta rimediato in commissione bicamerale, e ancora si discute se sia il caso di blindarlo con una questione di fiducia. Il presidente del consiglio nei giorni scorsi si era detto certo, ma il leader del Carroccio ha indossato la giacchetta istituzionale (è atteso mercoledì al Quirinale per fare il punto sulla riforma) e si lascia aperta ogni possibilità.

 

In aula, comunque sia, deve finire il testo nella sua ultima versione, con la semi-libertà fiscale sulle addizionali e la tassa di soggiorno da girare agli interventi per lo sviluppo del turismo, e bisogna trovare il percorso istituzionale più corretto per evitare problemi a una navigazione parlamentare che ne ha già avuti tanti. Nella bicameralina di Palazzo San Macuto, invece, è di scena il fisco regionale e provinciale, quello con la possibilità di abbassare l'Irap (e l'obbligo di alzarla per chi ha i conti in disordine) e la nuova addizionale regionale.

 

Sulla carta le sue prospettive potrebbero essere più tranquille, perché a differenza del decreto sul fisco dei sindaci il testo arriva all'esame forte dell'accordo con governatori e presidenti di provincia. In parlamento, però, non sono tempi di certezze, perché la temperatura politica continua a salire e ogni occasione può essere buona per far saltare il banco.

 

Anche per questa ragione nei giorni immediatamente successivi al pareggio sui sindaci la maggioranza ha chiesto a gran voce di ritoccare la composizione della bicameralina, che dopo l'uscita dei finiani dalla maggioranza (il "critico" Baldassarri è risultato decisivo) e il varo del gruppo dei «responsabili» in appoggio al governo non sarebbe più rappresentativa delle forze parlamentari in campo.

 

Le opposizioni hanno chiesto lumi ai presidenti di Camera e Senato, ma i margini per un ridisegno sono minimi: i «responsabili» al Senato non sono riusciti a formare il gruppo, e secondo i tecnici nemmeno questo passaggio sarebbe sufficiente a far avviare il giro di poltrone in commissione.

 

Pd e Terzo Polo, insomma, dovrebbero poter continuare a contare su 15 dei 30 posti a San Macuto, in un quadro che espone il provvedimento a più di un rischio. Anche perché gli argomenti su cui discutere non mancano: le osservazioni parlamentari, per esempio, hanno riscritto la clausola di invarianza della pressione fiscale, che non può essere assoluta senza cancellare di fatto la libertà sulle addizionali Irpef che lo stesso decreto lascia alle regioni (aliquota possibile fino al 3%).

Visto l'orizzonte, il calendario ha optato saggiamente per un avvio morbido: si parte mercoledì con le audizioni di Ragioneria e ministero della Salute, mentre giovedì sarà la volta dei rappresentanti locali riuniti nel comitato dei 12. Al netto di proroghe, c'è tempo fino all'11 marzo.

 

 

© Il Sole 24Ore del 14 febbraio 2011.