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l Sole 24Ore – 14 febbraio 2011

Enti locali – Le regole per comuni e province al voto

Arrivano i tagli: 7mila politici in meno dopo le elezioni Rimandata per anni, per la prima volta si applica la riduzione di giunte e consigli -

LA DIETA - Decade il 20% dei posti in assemblea e il 37,3% di quelli negli esecutivi - Parlamentini di quartiere solo nelle metropoli

A meno di ripensamenti (improbabili) dell'ultim'ora, questa volta la scure-Calderoli si dovrebbe abbattere davvero sulla politica locale, in formula piena: il giorno dopo le elezioni amministrative di primavera, i comuni e le province chiamate al rinnovo di giunta e consiglio dovranno funzionare con quasi 7mila politici locali in meno rispetto ai 27mila abbondanti su cui potevano contare fino a oggi. La dieta è il frutto dell'accoppiata di finanziaria e decreto enti locali del 2010, che riducono il numero di posti nei consigli comunali e provinciali, abbatte insieme a loro le dimensioni delle giunte e cancella quasi tutti i consigli di quartiere, che potranno sopravvivere solo nelle metropoli con più di 250mila abitanti e dovranno contare in media almeno 30mila residenti ciascuno. Sull'altare della semplificazione salgono alcune centinaia di direttori generali, perché questa figura di vertice potrà sopravvivere solo nelle città con più di 100mila abitanti mentre le altre dovranno "accontentarsi" del segretario.

I numeri in gioco questa volta sono consistenti perché il primo appuntamento con la versione piena della cura Calderoli incontra un turno amministrativo "pesante", che chiama al voto i cittadini di 1.299 comuni e 11 province; le campagne elettorali sono già partite anche in città di primissimo piano, che sono le più colpite dalle nuove regole sulla formazione di giunte e consigli. A Milano Palazzo Marino perderà con le elezioni 12 posti da consigliere su 60, Napoli e Torino dovranno rinunciare a 10 consiglieri e due assessori ciascuno, e Bologna dovrà dire addio a 9 consiglieri e due assessori. Ancora più articolata la tagliola destinata a scattare a Trieste, Ravenna, Cagliari, Rimini, Salerno, Latina e Novara, le sette città fra 100mila e 250mila abitanti che partecipano al voto di primavera: oltre ai tagli in municipio, che in ciascuno di questi comuni cancellerà otto consiglieri e quattro assessori, chiuderanno i battenti i consigli circoscrizionali, che oggi «occupano» 823 persone impegnate in 43 parlamentini. Solo Salerno, che ha già chiuso in passato le circoscrizioni, non si accorgerà di questa tranche dei tagli, che invece a Novara cancellerà un panorama di plebiscitarismo politico da record. Con poco meno di 105mila abitanti, la città piemontese conta oggi 250 consiglieri di circoscrizione, sparsi in 13 assemblee di quartiere: a Milano, per dare un'idea, le circoscrizioni sono nove.

La stretta imposta dalle nuove regole è più dura con le giunte che con i consigli: alle assemblee la riscrittura del testo unico degli enti locali ha riservato un taglio del 20% (che in realtà diventa 18,1% grazie al gioco degli arrotondamenti) e ha previsto che gli assessori siano un quarto, e non più un terzo, dei consiglieri. Sulle giunte, quindi, interviene una doppia limatura, perché cambia sia il parametro sia la base di calcolo, e l'effetto combinato delle due misure produce un taglio complessivo a regime del 37,3% dei posti. L'alleggerimento più netto arriva nei comuni che contano fra 30mila e 100mila abitanti, dove i posti in giunta passano da 10 a 6, seguiti da quelli fra 10mila e 30mila abitanti che potranno nominare 4 assessori invece dei 7 odierni. Sugli enti più piccoli il sacrificio riguarda un solo posto in giunta, a meno che i sindaci che usciranno dal voto di primavera decideranno di imboccare la via più drastica, ma opzionale, prevista dalle nuove norme, e cancellare tout court la giunta per affidare le deleghe ai consiglieri. All'atto pratico, viste le indennità, cambierà poco. Più che di soldi, però, il restyling della politica locale è una questione d'immagine, piuttosto appannata per i continui rinvii; l'ultimo era arrivato alla vigilia delle elezioni dell'anno scorso, quando un migliaio di enti locali si salvò dai tagli grazie a un emendamento che rimandava quasi tutto al 2011. Sarà la volta buona? © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Gianni Trovati