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Cancellate le tasse su yacht e aerei. Finanziaria, il Consiglio abolisce i tributi voluti da Renato Soru PDF Stampa
Mercoledì 04 Agosto 2010 11:15
Dopo le entrate anticipate, il Consiglio cancella un altro caposaldo della Giunta Soru: le tasse sul turismo.

La cimosa della nuova maggioranza, dopo esser passata sulle anticipazioni delle entrate, cancella anche la tassa di soggiorno e soprattutto quella su yacht e aerei privati: l'ultima ancora in vita di quel pacchetto, voluto da Renato Soru, che fu definito tasse sul lusso (espressione poco amata, curiosamente, sia da Soru che dal centrodestra).

L'approvazione in Consiglio regionale dell'articolo 2 della Finanziaria, che abolisce le imposte sui non residenti, non è una sorpresa: fin dal giorno della vittoria di Ugo Cappellacci alle Regionali si sapeva che quei tributi, eredità del passato, sarebbero saltati quasi contemporaneamente ai tappi dello champagne post-elettorale. Certo però c'è qualcosa di simbolico in questo uno-due che, in 24 ore, cancella due capisaldi delle leggi finanziarie soriane.

IL DIBATTITO La soppressione delle entrate anticipate (martedì) e delle imposte turistiche chiude anni di polemiche, ricorsi e sentenze delle supreme corti. E tutto questo accade lontano dagli occhi del principale bersaglio, cioè l'ex governatore, assente dall'aula. Del resto difendere quelle norme era impossibile, visto l'abissale vantaggio numerico della maggioranza.

Lo stesso centrosinistra se ne rende conto, e più che altro tenta di battagliare un po' sulla tassa di soggiorno: considerata «federalista» perché - ricordano Chicco Porcu e Giampaolo Diana del Pd - viene applicata dai Comuni. Gianvalerio Sanna (Pd) ricorda comunque che le varie imposte alimentavano un fondo compensativo in favore dei centri dell'interno. E Luciano Uras (Comunisti-Sinistra sarda-Rossomori) attacca: «Prevale la tutela dei privilegi rispetto all'interesse comune, vi preoccupate dei nababbi con le superbarche e non dei disoccupati».

Dal centrodestra, le prime picconate verbali alle tasse sul lusso arrivano da Franco Cuccureddu (Mpa), che come sindaco di Castelsardo aveva condotto la battaglia della rete dei porti contro la precedente Giunta. Pierpaolo Vargiu (Riformatori) fa notare che, tra costi di riscossione dei tributi e ricavi, la Regione è andata in perdita. E infine l'assessore al Bilancio Giorgio La Spisa quasi maramaldeggia: «Quelle imposte non sono inique, sono idiote». Da approfondire, al limite, la tassa di soggiorno: «Ma se hanno deciso di applicarla solo a Sorso e Villasimius, un motivo ci sarà».

LA STORIA Si chiude così il capitolo forse più discusso dell'era Soru: sicuramente quello che aveva attirato di più l'attenzione della stampa mondiale. Istituite nel 2006, le imposte (riservate ai non residenti in Sardegna) erano inizialmente di tre tipi: sugli scali di yacht e aerei, sul possesso e sulle compravendite delle seconde case in fascia costiera.

Novità che avevano provocato una dura reazione dell'opposizione di centrodestra ma anche degli imprenditori turistici. Le perplessità non mancavano neppure nella maggioranza di allora. Soru però aveva difeso i tributi essenzialmente con due motivazioni: come riequilibrio del consumo dell'ambiente a causa del turismo, e come occasione di gettiti in favore dello sviluppo delle zone interne.
Dopo il ricorso del Governo Prodi, un anno fa la Corte costituzionale dichiarò illegittime le tasse sulle seconde case e sulle compravendite. Girò invece alla Corte di giustizia europea (che non si è ancora pronunciata) l'imposta su barche e aerei, nell'ipotesi che violasse il principio della libera circolazione all'interno dell'Ue. E diede sostanziale via libera alla tassa di soggiorno, introdotta nel 2007.

LA FINANZIARIA Ma non c'è solo l'abolizione delle tasse, nella manovra 2009 che marcia verso l'approvazione finale (prevista per oggi). Ieri è passato anche l'articolo 3, che stanzia 67 milioni di euro per il contrasto delle povertà e 126 per le persone non autosufficienti. Approvato anche, col voto di entrambi i poli, un emendamento di sintesi che accoglie alcune proposte dei capigruppo di minoranza in materia di lavoro.

In particolare, si avviano progetti occupazionali sperimentali per giovani e donne, e azioni di mantenimento dei posti di lavoro nell'industria, nei servizi culturali, nella ricerca e nell'informazione; si garantisce l'attività dei centri per l'impiego («e la Giunta si è impegnata a varare entro sei mesi una legge per la stabilizzazione dei lavoratori», sottolinea dal Pd Franco Sabatini); e si va verso l'incremento di 4 milioni dei fondi per gli ammortizzatori sociali destinati ai lavoratori licenziati che ne sono sprovvisti. «Non è quel che avevamo chiesto, ma è già un primo risultato», commentano Porcu e Uras. Dalla maggioranza, Pietro Pittalis (Pdl) valorizza l'occasione di dialogo, ma sottolinea «la diversa cultura del centrodestra che emerge da questa Finanziaria. Noi puntiamo a non inasprire la pressione fiscale, ma al tempo stesso stiamo creando i primi strumenti per combattere l'evasione».

 

L’articolo di Giuseppe Meloni è stato pubblicato da L’Unione Sarda.

 

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