Home Ultime «Siamo l’isola che danza dieci mesi all’anno»
«Siamo l’isola che danza dieci mesi all’anno» PDF Stampa
Giovedì 17 Febbraio 2011 13:39
Economia in Sardegna

Oggi a Milano apre la Bit, le strategie dell’assessore Luigi Crisponi
 

 

CAGLIARI. Il suo primo accredito alla «Borsa del turismo» è di trent’anni fa. Dal 1981 ad oggi, Luigi Crisponi non ha perso un’edizione: «Un imprenditore alla Bit deve esserci. Lì fiuti l’aria, capisci quali saranno le tendenze, scopri la concorrenza, cerchi le novità, vedi dove puoi conquistare ancora qualcosa.
Certo, la crisi ha mischiato le carte. Oggi è più difficile programmare: dal last minute siamo passati al last second. Servono scelte immediate per non stare indietro. Poi ci sono gli sconvolgimenti internazionali, con l’Egitto e la Tunisia in subbuglio, il Mediterraneo quest’estate ha un vantaggio in più: la sicurezza. Va sfruttata, per non farci sorpassare».
È sempre lui, Luigi Crisponi, a dettare il decalogo delle vacanze da vendere. Trent’anni alla Bit di Milano come imprenditore, oggi l’esordio con indosso l’abito istituzionale di assessore regionale al Turismo. - Aspettative? «Molte. Sono qui da appena tre mesi, ecco subito la prova del fuoco». 
Che Bit sarà? «È annunciata come la Borsa della ripresa dopo tre anni difficili per tutti». - Sardegna compresa. «Nel 2010, abbiamo incassato un meno 3 per cento. Mancano duecentomila turisti italiani e centomila stranieri. Dobbiamo recuperarli e puntare a conquistarne altri duecentomila». - Come? «Non servono ricette magiche, serve la magia delle ricette. Se l’ambiente da sempre è la nostra risorsa, ora puntiamo sull’identità». - Strategia sardista? «Se è intesa come specificità non ci sono dubbi.
La differenza fra noi e i competitor sta tutta nella storia e in quello che siamo». 
Il mare ce lo abbiamo, il resto dov’è? «Davanti a noi: il mistero dei nuraghi, nuragico, la passione delle tradizioni, l’eccellente qualità della vita, l’aria e il vento. Siamo o no la terra dei centenari? Dobbiamo promuovere la Sardegna come la terra dove da secoli è custodito l’elisir della felicità». - Non sembra proprio. «È con il turismo intelligente, eco-sostenibile e diffuso dalle coste alle zone interne che dobbiamo risalire e crescere». - Serviranno molti correttivi.
«Dico il primo: coinvolgere la Sardegna in questa operazione. Lo sostenevo da imprenditore, oggi è il mio grido di battaglia da assessore. A spingermi ogni volta è l’esempio di mio suocero, Peppeddu Palimodde: senza il mare, ha plasmato un gioiello ad Oliena». 
Secondo, va allungata la stagione. «Esatto e qui il contributo delle zone interne dev’essere determinante. Il nostro slogan è: c’è un Isola che danza dieci mesi all’anno». 
Quali sono i mercati da conquistare?
«Consolidato quelli italiano, tedesco, inglese e francese, dobbiamo aumentare i flussi dal Nord Europa e puntare su Brasile, India, Russia, Cina e America». - Terzo, la Sardegna è troppo cara. «Nei trasporti di sicuro e per questo contestiamo gli armatori e le compagnie aeree che fanno cartello fino a denunciarli in Procura. Poi c’è il discorso della qualità: il bello e l’esclusivo si pagano e questo non deve scandalizzare nessuno».
La nuova Sardegna, 17 febbraio 2011.