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La disperazione urlata al megafono PDF Stampa
Martedì 01 Marzo 2011 09:37

Nella fabbrica di Sassari

 

I lavoratori: «Adesso basta, la pazienza è finita»

 

 

 

SASSARI. Uno il lavoro l’ha già perso, gli altri tre si erano illusi di rientrare in fabbrica 15 giorni fa. Da ieri stanno lassù, in cima al palazzo della Provincia. Panorama su piazza d’Italia, megafono, panini e sacchi a pelo. Un’altra occupazione, dopo l’Asinara, la Torre, il traliccio e Porto Cervo, regno dei vip. E, dicono, «non ci fermeremo». Perché la disperazione alimenta la rabbia e pure la fantasia. Il più “anziano” dei quattro è Gianni Nieddu.

 

 

Ha 57 anni, è di Porto Torres, è sposato e ha tre figli, due femmine e un maschio. La più piccola di casa, 24 anni, quest’anno si è presa una pausa obbligata: niente iscrizione all’Università, studiava Farmacia, perché il padre non ha più un lavoro. L’Eurocoop, cooperativa legata a filo doppio alla Vinyls, la settimana scorsa è ufficialmente fallita. E Gianni Nieddu, insieme ad altre 39 colleghi, è rimasto a spasso.

 

 

Niente stipendio, niente mobilità, niente cassa integrazione: niente di niente da portare a casa a fine mese. Solo una speranza, molto piccola: che l’accordo Eni-Gita per la vendita della Vinyls rimetta in pista anche i lavoratori delle cooperative (57 in tutto, tra Eurocoop e Tecnicoop). Con Gianni, sul tetto del palazzo della Provincia, ci sono Michele Cossu, 28 anni, di Sorso, Tore Sanna, 27 anni, di Porto Torres e Antonio Fois, 27 anni, di Alghero. Tutti e tre cassintegrati Vinyls. Michele e Tore sono celibi, Antonio invece si è sposato un anno fa, poco prima che iniziasse il periodo nero.

 

 

Che si sarebbe dovuto chiudere entro il 27 febbraio: questo, dopo il nuovo rinvio, aveva garantito il ministro Romani due settimane fa. Non è andata così. Dice Michele: «Era stato stabilito un calendario preciso: il 31 gennaio la firma dell’accordo Eni-Gita, il 15 febbraio il riavvio degli impianti, il 10 marzo tutti gli operai al lavoro.

 

 

Invece scopriamo di dover aspettare ancora, ma nessuno è in grado di spiegarci perché. Noi vogliamo sapere di chi sono le colpe». Sul banco dell’imputato c’è l’Eni, vera responsabile di tutto ciò che è successo nell’ultimo anno, secondo gli operai.

 

 

È forte il sospetto che Eni voglia fare scappare Gita «come ha già fatto con gli arabi della Ramco». Ma qualche dubbio inizia a sorgere anche sull’affidabilità del fondo svizzero: non solo non ha ancora versato i 100 milioni per la ricapitalizzazione della Vinyls, ma «non ci ha neanche pagato lo stipendio di febbraio, così come aveva promesso», dicono Michele, Tore e Antonio.

 

 

Che gli ultimi soldi li hanno ricevuti a gennaio: finita la cig, hanno incassato circa 350 euro, cifra corrispondente alla settimana di presidio in fabbrica. Storie arcinote, anche al presidente della Provincia Alessandra Giudici, che ieri mattina è salita sul tetto e ha portato agli operai acqua e panini. E poi ha telefonato al governatore Ugo Cappellacci. Che, al telefono con Michele, ha detto che tra oggi e domani «gli incontri tra le parti andranno avanti sino a quando non si troverà l’accordo».

 

I cassintegrati lassù aspettano, mentre più giù, all’ingresso del Palazzo, da ieri notte è iniziata un’altra occupazione, l’ennesima: operai Vinyls in tenda, nel salotto della città.

 

 

 

La Nuova Sardegna, 1 Marzo 2011.