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Venerdì 04 Marzo 2011 12:07

Rischio fallimenti

 

 

«Una catena che strangola le aziende»

Gli imprenditori: c’è il rischio di fallimenti a valanga

 

Cagliari. Il 40% non riesce a pagare le imposte. Il “braccio armato” della riscossione tributaria, Equitalia, con la sua azione a tappeto, fatta anche di pignoramenti e blocco dell’auto, ha dato il via alla “psicosi della bolletta”.
A febbraio del 2011, 33.956 imprese della provincia di Cagliari sono risultate indebitate con Equitalia per due miliardi e 232 milioni di euro. Una cifra enorme che dice anche che in un anno il sistema impresa della provincia ha incrementato i debiti del 24 per cento, con un aumento dell’11 per cento delle aziende «in rosso».
E di queste ben 1.192 sono fallite. «Si tratta di dati talmente drammatici - sottolinea Roberto Bolognese, presidente provinciale della Confesercenti - da rendere quasi inutile qualsiasi commento. Servono urgenti interventi straordinari, così come è anomala la crisi che stiamo attraversando».
Tra questi provvedimenti, Bolognese indica l’abolizione delle sanzioni del trenta per cento, degli interessi e delle more, e di ogni spesa accessoria da parte di chi è diventato moroso con le agenzie delle entrate nei pagamentio delle cartelle esattoriali o nell’Inps per i dipendenti. «Solo in questo modo - continua il responsabile della Confesercenti - sarebbe possibile avviare un percorso di pagamenti.
Altrimenti la maggior parte delle aziende potrebbero essere costrette a dare uno stop defintivo alla loro attività». Nell’ultimo mese il commercialista Ignazio Zucca ha visto chiudere quattro bar e diversi negozi di abbigliamento «e per i miei colleghi la situazione è molto simile» assicura. Inoltre molti dei suoi clienti sono quasi sul lastrico e «per questo non pagano le parcelle».
Il commercialista sostiene che «le modalità di Equitalia siano barbare, assolutamente non malleabili e quindi controproducenti. Basta infatti uno scarto di 10 centesimi per vedersi preclusa la rateizzazione».
Un quadro che deriva da una situazione economica, continua Bolognese, «disastosa che gli operatori del commercio e non solo stanno attraversando ormai da anni».
In una situazione come questa «occorre adottare misure particolari - afferma Alberto Scanu, presidente della Confindustria della Sardegna meridionale - i numeri dicono che sono debitrici di Equitalia circa il quaranta per cento di tutte le aziende della provincia (circa 82mila - ndr)».
 
E le responsabilità? «Sì, in una situazione di crisi può accentuarsi il tentativo di risparmiare nelle tasse, ma la responsabilità è soprattutto dei ritardi nei pagamenti da parte del pubblico. Un fattto dannosissimo se si considera che in Sardegna circa il 75 per cento di quello che si produce proviene, come finanziamento, dal settore pubblico allargato».
Il piccolo imprenditore, ma anche il medio si trovano di fronte alla necessità di pagare i loro fornitori e questi, a loro volta, di saldare i dipendenti o altri fornitori.
«Insomma - precisa Scanu - così facendo si crea una catena deleteria per tutta la produzione. Ed è questo che costringe, perchè non si hanno i soldi, a saltare qualche pagamento delle tasse o dell’Inps».
In particolare sul totale provinciale di debito con Equitalia, un miliardo e 460 milioni sono soldi dovuti all’erario (Irpef, Irap ecc.), 496 all’Inps (contributi e altro) e 215 sono considerati «altro» (multe e sanzioni amministrative). Poi c’è la paura: chi entra in questo tipo di morsa, si sente ingessato e teme anche di parlare.
Un barista di San Benedetto, a Cagliari, racconta che ha regolato i conti con l’Inps pagando tutte le dodici rate con relative morosità. «Nove anni dopo, però, Equitalia ha ripescato la pratica e si è fatta sentire - afferma - inviandomi un’ingiunzione ogni 3 mesi. E io ho dovuto sudare sette camice per dimostrare che avevo i conti in regola. E non è ancora finita».
Secondo Scanu «bisognerebbe trovare delle forme particolari di rateazione o individuare, come è stato fatto in Germania, dei modi che prevedano l’intervento delle banche per attenuare la morsa, altrimenti si farà terra bruciata».
Bolognese, anche lui commerciante di abbigliamento, si domanda anche «perchè ci si debba sentire umiliati con strumenti così coercitivi, come il fermo amministrativo dell’auto (che impedisce di lavorare e quindi di poter pagare), il prelievo d’autorità senza nessun preavviso dai nostri conti correnti, o l’ipoteca e il pignoramento dei nostri beni immobili, frutto di una vita di sacrifici e di duro lavoro.
Inaudito. Sia chiaro: non è che noi non si voglia pagare, ma tra mora e interessi in tre anni la cifra raddoppia».
La Nuova Sardegna, 4 Marzo 2011.