Home Ultime Liberiamo l'acqua in Sardegna
Liberiamo l'acqua in Sardegna PDF Stampa
Martedì 08 Marzo 2011 11:24

Sarà referendum?

 

 

Il comitato fondato da Roberto Deriu minaccia un referendum sulle risorse idriche Ventimila firme per chiedere la riforma Vedi la foto Oltre 20 mila firme per chiedere un «sistema idrico efficiente e il più possibile economico».

 

Ieri a Cagliari l'associazione “Liberiamo l'acqua” ha presentato i risultati della raccolta firme fatta tra i cittadini a sostegno di un progetto di legge che presto potrebbe arrivare in Consiglio regionale. E se non saranno ascoltati, i promotori del comitato non escludono di indire un referendum.

 

I PUNTI

 

 

«La proposta di legge della Giunta non rispetta quanto chiesto dalla normativa nazionale in quattro punti fondamentali», ha spiegato Cesare Moriconi, vicepresidente della IV Commissione del Consiglio regionale e primo firmatario della proposta di legge della minoranza. «Intanto la responsabilità del governo del sistema idrico, le funzioni che oggi sono a capo dell'Autorità d'ambito, devono essere restituite agli enti locali, in linea con quanto indicato dal legislatore nazionale già dal 2006».

 

 

La Giunta, invece, secondo il consigliere Pd, accentrerebbe questi poteri in capo al Comitato, l'ente che sostituirà l'Ato (Autorità d'ambito abolita in tutta Italia), composto da tre sindaci e da tre assessori regionali.

 

 

«Comitato controllato in maggioranza dalla Giunta, che quindi controllerebbe la gestione». Altra questione è poi la dimensione dell'ambito. «Non possiamo dire a priori quale sia la sua grandezza ottimale», ha precisato Roberto Deriu, presidente della Provincia di Nuoro e promotore del comitato “Liberiamo l'acqua”.

 

«Dovrà essere un comitato scientifico a stabilire quale sia la giusta dimensione che consenta di avere efficacia ed efficienza.

 

 

Secondo noi non è di certo l'ambito unico ma sarà uno studio tecnico a certificarlo». In base a una prima comparazione a livello italiano e internazionale, per essere ottimale l'ambito non dovrebbe comunque superare i 50 milioni di metri cubi d'acqua trattati pari a 500 mila abitanti serviti: un terzo dell'attuale ambito unico della Sardegna. «Non è un discorso politico ma economico, e i primi a fare le spese di un sistema diseconomico sono i cittadini che pagano la bolletta».

 

 

Infine, la proposta di legge del centro sinistra mira a dare il controllo del servizio in capo agli stessi Comuni «mentre ora è in capo alla Giunta, i Comuni sono l'istituto ideale per controllare se nel concreto il servizio funziona o meno», ha aggiunto Moriconi.

 

Stesso discorso per la gestione, «dove la Giunta vorrebbe consolidare la partecipazione della Regione in Abbanoa e sostituire il cda con un amministratore unico».

 

 

 

 

SOSTEGNO

 

 

 

 La proposta di legge promossa da Moriconi potrebbe arrivare in Consiglio regionale ad aprile e ieri ha ricevuto il sostegno dell'associazione “Acqua libera”.

 

«È un movimento apartitico», ha detto il presidente Paolo Sanna. «A noi interessa un servizio migliore e se possibile abbassare i costi». Per questo Deriu ha chiesto che le richieste dei cittadini vengano ascoltate dalla politica, altrimenti, «abbiamo già dimostrato di aver raccolto un numero sufficiente di firme per chiedere un referendum regionale».

 

 

E una prima apertura sarebbe arrivata dal Consiglio regionale. «È giusto tenere conto delle istanza dei movimenti, e dei cittadini, istanze a cui la politica dovrà dare risposte», ha aggiunto Francesco Lippi, commissario straordinario dell'Ato. «Ma ricordiamoci che entro l'anno dovremmo espletare le procedure per affidare almeno il 40% della gestione del servizio a un soggetto privato, come ci dice la legge.

 

 

Con questo ulteriore elemento, mi viene difficile pensare che nell'arco di un paio di mesi si riesca a fare lo studio per l'ambito ottimale».

 

I promotori però prevedono che il comitato scientifico concluda lo studio entro due mesi dall'approvazione della legge. Secondo Lippi, inoltre, l'eventuale individuazione di più ambiti ottimali comporterebbe «una serie di difficoltà nella nuova ripartizione.

 

Ad esempio il personale di Abbanoa, che oggi sembra sufficiente a gestione l'ambito di tutta la Sardegna, domani potrebbe essere esagerato rispetto a quell'ambito».

 

 

L'Unione Sarda, 8 marzo 2011.