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Lunedì 14 Marzo 2011 11:04

investimenti a rischio

 

 

 

Da 500 milioni a zero

 

Nel polo industriale investimenti a rischio

Altro che investimenti milionari, nuovi posti di lavoro e prospettiva ventennale per la fabbrica.
La Glencore sta per rivedere il piano industriale studiato per la Portovesme srl e si ipotizza addirittura il blocco degli investimenti. Motivo? Un insieme di incertezze e ritardi non più sopportabili che starebbero consigliando alla società svizzera di rivedere il suo business plan.
I sindacati puntano il dito contro la politica e chiedono azioni immediate ed incisive, altrimenti il polo industriale di Portovesme rischia di sprofondare cancellando centinaia di buste paga. Fabio Enne, segretario della Cisl, nei giorni scorsi ha lanciato l'allarme con un comunicato dai toni molto duri verso i politici e le istituzioni.
Cosa potrebbe succedere nella riunione di oggi. «Potrebbe succedere che la Glencore comunichi lo stop agli investimenti - dice Enne - sia del parco eolico che del potenziamento dell'impianto elettrolitico». - Come si è potuti passare in pochissimo tempo da uno scenario fatto di investimenti e prospettive di lungo periodo per la Portovesme srl ad un probabile stop al piano industriale?
«Purtroppo è successo che tutti gli accordi e le intese fin qui siglate sono rimaste disattese, pensiamo all'accordo di programma per l'elettrolitico: approvato dal Cipe qualche mese fa, ma non ancora pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. C'è poi il problema dei costi energetici: nell'ambito dell'interconnessione, l'azienda aveva chiesto 75 megawatt ma gliene sono stati assegnati 50. Oggi la Portovesme srl paga l'energia a prezzo pieno.
Poi c'è la questione dei certificati verdi per l'eolico: il Governo vuole tagliarli ed è giusto nel caso di speculazioni.
Ma qui stiamo parlando di autoproduzione, che è tutta un'altra cosa. Infine a tutta questa incertezza si è aggiunta la multa comunitaria». - Cosa si deve fare per evitare il peggio?
«È da tre giorni che abbiamo lanciato l'allarme ma non abbiamo avuto nessun riscontro politico. La Regione deve trasformare in dati di fatto le cose che ha sempre sostenuto, facendo le giuste pressioni sul Governo perché immediatamente sia convocato un tavolo a Roma su tutte le nostre emergenze, nessuna esclusa». - Altrimenti?
«D'ora in poi tolleranza zero. I tempi della politica non coincidono con quelli delle fabbriche, questo l'abbiamo constatato. Noi dobbiamo impedire che ciò che è ancora aperto chiuda e ottenere il riavvio delle fabbriche chiuse, rivendicare il diritto al lavoro di questo territorio nei modi che ci competono».
 
Il clima diventa subito incandescente: oggi in Confindustria la Portovesme srl incontrerà i sindacati: potrebbe annunciare lo stop.
Domani sarà la volta dell'Eurallunmina: altra razione di cassa integrazione dopo due anni di stop. E deve essere ancora definito il caso-Ila. Peggio di così non potrebbe andare.
L'Unione Sarda, 14 Marzo 2011