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Italia Oggi – 18marzo2011


Osservatorio Viminale
I gettoni di presenza non sono cumulabili


Sono cumulabili i gettoni di presenza percepiti da un consigliere comunale che ricopre anche la carica di consigliere provinciale, alla luce delle modifiche apportate all'art. 82 del Tuel dal dl 31/5/10, n. 78, convertito in legge, con modificazioni, dall'art 1, comma 1, della legge 30/7/10, n. 122? Il decreto legge n. 78/10, al comma 11 dell'art. 5, ha stabilito che chi è eletto o nominato in organi appartenenti a diversi livelli di governo non può ricevere più di un emolumento, comunque denominato, a sua scelta. Ne deriva che il legislatore, estendendo il divieto di cumulo originariamente contemplato solo tra due diverse indennità di funzione, ha precluso, a chi ricopre la carica di consigliere comunale e quella di consigliere provinciale, la possibilità di percepire i gettoni di presenza previsti per entrambe le cariche ricoperte. Pertanto, l'amministratore interessato dovrà optare per uno dei due emolumenti.
INDENNITÀ DI FINE MANDATO - È legittima l'erogazione dell'indennità di fine mandato al vicesindaco reggente, a seguito del decesso del sindaco? La legge 27 dicembre 2006, n. 296 recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale (legge finanziaria 2007), all'art. 1, comma 719, confermando l'indennità di fine mandato prevista dal dm 119/2000, specifica che la stessa spetta solo nel caso in cui il mandato elettivo abbia avuto durata superiore a 30 mesi. Pertanto, la corresponsione di tale emolumento a favore dell'amministratore in questione è ipotizzabile solo nel caso in cui sussistano tali condizioni.
INCOMPATIBILITÀ - Sussiste l'ipotesi dell'incompatibilità tra la carica di consigliere comunale e quella di presidente di una società sportiva? Sono validi gli atti adottati dal consiglio comunale con la partecipazione al voto del consigliere incompatibile? Il comma 1, n. 2, dell'art. 63 del dlgs n. 267/2000, prevede l'ipotesi dell'incompatibilità per il consigliere comunale che, come titolare, amministratore, dipendente con poteri di rappresentanza o di coordinamento ha parte, direttamente o indirettamente, in servizi nell'interesse del comune. L'art. 63, comma 2, contempla una deroga a tale disciplina solo per gli amministratori locali che hanno parte in cooperative sociali iscritte regolarmente nei registri pubblici, tenuto conto che solo tali forme organizzative offrono adeguate garanzie per evitare il pericolo di deviazioni nell'esercizio del mandato. La ratio della causa di incompatibilità in esame (annoverabile tra le cosiddette «incompatibilità di interessi») «consiste nell'impedire che possano concorrere all'esercizio delle funzioni dei consigli comunali soggetti portatori di interessi configgenti con quelli del comune o i quali comunque si trovino in condizioni che ne possano compromettere l'imparzialità» (così Corte costituzionale, sentenza n. 44 del 1997, n. 450 del 2000 e n. 220 del 2003). La Suprema corte (cfr. Cass. civile, sez. I, n. 550 del 16/1/2004) ha più volte affermato che l'art. 63, nello stabilire la causa di «incompatibilità di interessi» ivi prevista, ai fini della sussistenza richiede una duplice, concorrente condizione: la prima di natura soggettiva, la seconda di natura oggettiva.
È necessario, innanzitutto (condizione soggettiva), che il soggetto, in ipotesi incompatibile all'esercizio della carica elettiva, rivesta la qualità di titolare, o di amministratore, ovvero di dipendente con poteri di rappresentanza o di coordinamento. In secondo luogo, il legislatore prevede, come condizione oggettiva, che deve necessariamente concorrere con quella «soggettiva» per la sussistenza della suddetta causa di «incompatibilità di interessi», che il soggetto, rivestito di una delle predette qualità, è incompatibile in quanto ha parte in servizi, nell'interesse del comune, alludendo alla situazione di potenziale conflitto di interessi, in cui si trova il soggetto, rispetto all'esercizio imparziale della carica elettiva, a causa della oggettiva contrapposizione tra interesse «particolare» del soggetto, ed interesse del comune, istituzionalmente «generale», in relazione alle funzioni attribuite al consigliere comunale. In merito alla validità degli atti del consiglio comunale adottati con la partecipazione al voto del consigliere di cui si presume sussistere la causa d'incompatibilità, la giurisprudenza in materia ha affermato che «i provvedimenti amministrativi non possono essere considerati viziati quando sia annullata la nomina del titolare di un organo monocratico o di uno dei componenti dell'organo collegiale». (Consiglio di stato, sez. quarta, 21 maggio 2008, n. 2407).