Home Ultime In Consiglio regionale
In Consiglio regionale PDF Stampa
Venerdì 18 Marzo 2011 11:48
una festa a metà
L'Unione Sarda del 18.03.2011

La Lombardo e Cappellacci: l'Isola ancora prigioniera della crisi
Il parlamento dei sardi celebra i 150 anni dell'unità del Paese, ma non tutti i consiglieri regionali hanno risposto alla convocazione. Libera scelta, nel giorno della seduta solenne del Consiglio, ma solo quella dei sardisti e della consigliera Claudia Zuncheddu è apparsa come una forma di protesta.
Alcuni posti vuoti anche nella fila riservata alla Giunta regionale, assente - in linea col suo partito - anche l'assessore Christian Solinas, penultimo nominato nell'esecutivo regionale. Dopo aver letto il messaggio del capo dello Stato, la presidente Claudia Lombardo ha preso la parola, non senza emozione: «Questa giornata di festa, in Sardegna, è offuscata dalla preoccupazione di tutta la classe dirigente dell'Isola per la gravità della crisi, amplificata dalle carenze e dai ritardi ultrasecolari non ancora rimossi», ha detto, in un passaggio applaudito, la presidente. «Lo Stato italiano di cui celebriamo l'unità altro non è che l'antico Regno di Sardegna, esteso nei confini, variato nei modi e cambiato nel nome», ha sottolineato Ugo Cappellacci nel suo messaggio ai sardi.
I PRESIDENTI
Anche Claudia Lombardo, nel suo intervento, ha ripercorso la storia della nazione sottolineando «che il Regno d'Italia nacque dal Regno di Sardegna» e che grazie «al sacrificio dei sardi, soprattutto degli eroici fanti della Brigata Sassari», sono state scritte «pagine indelebili negli eventi bellici che si accompagnarono alla difesa del suolo patrio».
Con un tuffo nell'attualità, grazie «ai numerosi figli della Sardegna che in tempi recenti hanno continuato a dare la vita per la salvaguardia delle istituzioni». Quei reduci della Brigata Sassari «incarnati idealmente dalle due grandi figure di Emilio Lussu e Camillo Bellieni».
Il pensiero sardista, la cultura autonomistica e la Questione sarda, le citazioni di Giovanni Battista Tuveri e Giorgio Asproni, la presidente ha voluto ricordare «la nostra specialità, quell'essere fieramente sardi e sinceramente italiani che ha contraddistinto la nostra leale partecipazione alla vita dello Stato». Una giornata di festa, secondo la Lombardo, offuscata però «dalla preoccupazione di tutta la classe dirigente dell'Isola per la gravità della crisi, amplificata dalle carenze e dai ritardi ultrasecolari non ancora rimossi».
E la chiusura, con una speranza: «Il Popolo deve vincere la scommessa della sua unità per raggiungere un obiettivo alto e nobile, l'effettiva parità economica, politica e culturale fra la Sardegna, l'Italia e l'Europa». Per il governatore Cappellacci «questa celebrazione deve essere anche un momento di riflessione seria sulla Sardegna, sulla condizione dei sardi d'Italia e sulla necessità che i principi della nostra Carta Costituzionale dispieghino i propri effetti per il popolo sardo e per la nostra Isola».
Inevitabile l'accenno alla stretta attualità: «La questione sarda non può essere scambiata dai nostri interlocutori nazionali per rivendicazionismo o, tantomeno, per la richiesta di assistenzialismo: invece deve essere richiesta forte e determinata di quanto ci è dovuto». Sono le «aspirazioni di un'Isola che ha dato tantissimo all'Italia, compreso il massimo sacrificio dei soldati della nostra Brigata Sassari», ha detto il presidente, «a loro e a tutti i ragazzi italiani, che in nome degli stessi valori oggi sono impegnati nel mondo, dobbiamo dedicare questa ricorrenza e manifestiamo il nostro più forte sentimento di vicinanza».
LA PROTESTA
Anche la consigliera regionale Claudia Zuncheddu (Comunisti-Sinistra sarda) ha disertato la seduta solenne: «Per me non è un giorno di festa, lo Stato italiano continua a imporci il suo nuovo dominio coloniale in quanto la Sardegna non è storicamente Italia. La stessa vertenza sulle entrate è tuttora irrisolta, non è che un esempio di una lunghissima storia di soprusi, di privazioni e di espropriazioni a danno del popolo sardo».
Secondo la Zuncheddu «è tempo che noi sardi ci riappropriamo e gestiamo le nostre risorse economiche, culturali, sociali e politiche, esercitando la sovranità nel nostro territorio». PAROLE E MUSICA Nelle tribune dell'Aula, hanno preso posto le autorità civili e militari della Sardegna.
Dopo il discorso della presidente, sono stati letti da due giovani attori due brani: la Lettera di Giorgio Asproni ai concittadini di Asproni e, da Giustizia e libertà di Emilio Lussu, il passaggio sul federalismo. La seduta si è chiusa con l'esecuzione di Procurad' e moderare , brano eseguiti da Maria Giovanna Cherchi e con l'inno nazionale di Goffredo Mameli eseguito dal coro degli allievi del Conservatorio di Cagliari.