Home Ultime Via le comunità montane, province al restyling, ridotte le giunte
Via le comunità montane, province al restyling, ridotte le giunte PDF Stampa
Mercoledì 04 Agosto 2010 13:05

Oltre 30 mila enti intermedi cancellati e un risparmio di diversi miliardi di euro per le casse dello stato. Ma anche più efficienza nella macchina burocratica, perché la definizione delle funzioni fondamentali di comuni, province e città metropolitane, consentirà di fare chiarezza su «chi fa cosa» evitando sprechi e duplicazioni di soggetti e funzioni. Dopo il varo in tempi record del federalismo fiscale, il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli ha portato a casa in meno di due mesi un risultato atteso da tre legislature, ossia dalla riforma del titolo V del 2001. Il Codice delle autonomie («l'altra faccia del federalismo fiscale», essendo impossibile realizzare l'autonomia finanziaria degli enti senza un quadro definito delle competenze dei vari livelli di governo) è stato approvato ieri in via preliminare dal consiglio dei ministri e ora dovrà passare al vaglio della Conferenza Unificata prima di tornare sul tavolo di palazzo Chigi per il varo definitivo.

Eliminazione di enti. La scure del ministro leghista risparmierà pochi enti. I difensori civici e le comunità montane, le circoscrizioni comunali e i consorzi tra enti (compresi i bacini imbriferi montani) saranno eliminati e le loro funzioni passeranno o alle province o agli altri livelli di governo di volta in volta individuati dalla regioni. Le province sopravviveranno, ma dovranno essere razionalizzate.

Entro due anni il governo con delega provvederà al riordino degli enti in modo che, si legge nel ddl, «il territorio di ciascuna provincia abbia un'estensione e comprenda una popolazione tale da consentire l'ottimale esercizio delle funzioni previste per il livello di governo di area vasta». Parallelamente saranno rivisti gli ambiti territoriali degli uffici decentrati dello stato e verranno soppresse quelle province che non soddisfano i requisiti di cui sopra.

Dovranno essere razionalizzati anche gli enti parco regionali (che in una prima bozza venivano soppressi) e i consorzi di bonifica (anche questi si salvano dall'eliminazione tout court disposta nelle prime versioni del ddl). Le regioni avranno un anno di tempo, dall'entrata in vigore della legge, per disporre la soppressione dei consorzi di bonifica o il loro accorpamento con consorzi già esistenti.

Se non lo faranno, i consorzi di bonifica si intenderanno automaticamente soppressi. La razionalizzazione dei consorzi sarà obbligatoria per i governatori regionali, tranne per quelli che vi abbiano già provveduto

Consigli e giunte a dieta. I consigli comunali potranno contare al massimo 40 membri nei comuni con popolazione superiore a 500 mila abitanti, fino a scendere a un minimo di sei membri nei comuni con popolazione fino a 3 mila abitanti. I consigli provinciali potranno invece avere un massimo di 30 membri nelle province con popolazione residente superiore a 1,4 milioni di abitanti, per scendere gradualmente fino a un minimo di 12 membri nelle province con meno di 300 mila abitanti.Le giunte comunali potranno essere composte da un minimo di due assessori per i comuni tra 1.001 e 3 mila abitanti, fino a un massimo di dieci assessori nei comuni con più di 500 mila abitanti. Nei comuni piccolissimi (sotto i mille abitanti) la giunta scomparirà e il sindaco governerà da solo con l'ausilio dei consiglieri a cui potrà delegare singole funzioni. Le giunte provinciali potranno essere composte da un minimo di tre assessori per le province con meno di 300 mila abitanti, fino a un massimo di otto assessori per quelle con più di 1,4 milioni di abitanti.

Piccoli comuni. Il ddl contiene norme ad hoc per i piccoli comuni che potranno beneficiare di semplificazioni contabili e finanziarie. Nessun riferimento, però, all'abolizione del limite del doppio mandato.

Patto di stabilità. A decorrere dal 2010 il patto di stabilità diventerà più flessibile. I vincoli contabili saranno definiti con riferimento al saldo finanziario, espresso in termini di cassa e competenza, e calcolato su base triennale. Gli enti locali avranno la possibilità di sforare gli obiettivi programmatici, a condizione che lo scostamento venga recuperato entro tre anni e comunque prima della scadenza del mandato elettorale.Lo scostamento tra l'obiettivo e il risultato si cumulerà all'obiettivo annuale. Qualora il comparto dei comuni e delle province rispetti nel suo complesso il patto (circostanza che si verifica puntualmente ogni anno), gli enti che hanno centrato gli obiettivi potranno nell'anno successivo ridurre il concorso alla manovra «per un importo pari ad una percentuale dell'eccedenza, registrata fra il risultato conseguito e l'obiettivo assegnato nell'anno precedente». L'importo sarà determinato con decreto del ministro dell'economia.

Direttori generali addio.

La figura del direttore generale scomparirà da tutti i comuni e anche dalle province e resterà presente soltanto nelle città metropolitane. Direttore generale e segretario comunale saranno incompatibili. Con la conseguenza che il segretario che vorrà ricoprire il ruolo di direttore in una delle nove città metropolitane, così come individuate dalla legge n. 42/2009 sul federalismo fiscale (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, a cui va aggiunta Roma che godrà del particolare status di capitale), dovrà dimettersi dal precedente incarico.

 

 

L'articolo completo di Francesco Cerisano pubblicato da Italia Oggi è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.