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FEDERALISMO FISCALE - Le regioni avranno nove mesi per sopprimere o accorpare gli enti intermedi PDF Stampa
Mercoledì 04 Agosto 2010 13:07



La costruzione di uno stato federale è opera complessa. L'Italia si è incamminata su questa strada tra non poche contraddizioni e scommette ora sul federalismo fiscale: approvata la legge-cornice si attendono i decreti delegati e i numeri della partita, fin qui sconosciuti. Il governo ha intanto approvato in via preliminare il "codice delle autonomie", che verrà discusso in Parlamento in autunno. Si tratta di un altro tassello importante della riforma, destinato tra l'altro a tagliare province e consiglieri, enti di bonifica e comunità montane: circa 30mila enti intermedi dovrebbero sparire. Usiamo il condizionale perché le sforbiciate (si pensi al taglio degli "enti inutili", sulla cresta dell'onda da decenni) si rivelano sempre più difficili del previsto. Non sarà una passeggiata neanche questa volta. Un punto importante del "codice delle autonomie" è quello che riguarda le regioni, che avranno nove mesi di tempo per sopprimere e accorpare «strutture, enti intermedi, agenzie e organismi comunque titolari di funzioni in tutto o in parte coincidenti con le funzioni allocate a comuni e province». C'è dunque da chiedersi come le regioni interpreteranno questa partita, dopo i non straordinari risultati della loro esperienza (per non parlare dei fallimenti di molte di esse in tema di spesa sanitaria). Il Censis, in un recente studio sul federalismo fiscale, ha messo in evidenza che le regioni hanno vissuto una stagione di conflittualità «prima di tutto in alto con i poteri statali, poi in basso per la inesistente o parziale attuazione del processo di "devolution della devolution"». Questa particolare forma di conflittualità istituzionale, che spesso si concretizza nell'esercizio di un diritto di veto, formale e sostanziale, e in forme di legislazione "concorrente" che alimentano la giungla normativa, è molto insidiosa. Qualche esempio. Sul "piano casa" è scattata la competizione col governo e ciascuna regione ha ritenuto di muoversi per proprio conto. Così, a seconda che si sia in una regione o in un'altra, cambiano le regole sui bonus volumetrici in caso di demolizione o di ricostruzione, mentre c'è chi punta sulle riqualificazioni delle aree industriali più che su quelle residenziali. Altro tema dolente è quello dell'energia, dove non esiste un piano nazionale che fissi la quota di fonti rinnovabili da raggiungere in ogni regione. Si naviga così a vista, localismo per localismo, e nei labirinti normativi s'affermano nuove figure di intermediari (i developers) che tengono in mano il mercato dei progetti divenuti cantierabili. Gli operatori energetici s'affidano a loro, evitando in partenza di inoltrarsi nella lunga "guerriglia dei commi". Regole diverse e altro ginepraio legislativo nel campo della certificazione energetica degli edifici. Il ministero dello Sviluppo economico ha appena varatoun decreto per assicurare una «diffusione omogenea» sull'intero territorio nazionale del servizio di certificazione. Già alcune regioni si erano mosse d'anticipo (e ciascuna in modo differente dalle altre) nella definizione dei parametri da rispettare in caso di compravendita. Problemi anche per le figure dei certificatori energetici (ingegneri, architetti, periti industriali): servirà un altro regolamento sull'abilitazione al rilascio delle certificazioni. La guerriglia continua.

 

 

L’articolo di Giudo Gentili pubblicato da Il Sole 24Ore è inserito nella Rassegna Stampa presente nell’area Ufficio Stampa.