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Maroni: accordo a Tunisi PDF Stampa
Mercoledì 06 Aprile 2011 11:21

 

 

A Tunisi accordo sul rimpatrio rapido


IL MINISTRO MARONI SIGLA L'INTESA COL COLLEGA HESSID.
 
 
 
BOSSI OTTIMISTA:«ORA SVUOTIAMO LA VASCA»
 
 
 

 

TUNISI La Tunisia dice no ai rimpatri massicci per i 20 mila sbarcati a Lampedusa quest'anno ma si impegna a rafforzare i controlli per evitare nuove partenze e ad accettare la riammissione rapida delle persone che arriveranno in Italia dopo l'entrata in vigore del decreto che concede il permesso di soggiorno temporaneo di sei mesi, che sarà firmato domani. Questi i termini dell'accordo tecnico raggiunto a Tunisi dal ministro dell'Interno Roberto Maroni e dal suo collega Habib Essid.
LE TRATTATIVE
È stato un negoziato fiume, durato quasi nove ore, nel corso del quale la delegazione italiana ha provato a spingere sui rimpatri di massa dei 20 mila tunisini arrivati in questi tre mesi. Roma ha già inviato nei giorni scorsi a Tunisi un elenco di mille persone pronte per essere rispedite nel Paese di partenza. Le ipotesi messe sul tavolo erano quelle di farne partire un centinaio al giorno con navi e aerei, già pronti per l'operazione. Un impegno, però, che il fragile governo transitorio di Tunisi non si è sentito di prendere.
Niente numeri e date dei voli di rimpatrio dunque, ma la disponibilità del Paese nordafricano a riprendersi direttamente, con procedure semplificate (basterà il riconoscimento della persona da parte dell'autorità consolare, senza l'invio delle schede dattiloscopiche) coloro che arrivano in Italia dopo l'entrata in vigore del permesso di soggiorno a tempo.
In questo modo, fanno notare dal Viminale, c'è un effetto deterrente, perchè i tunisini non saranno incentivati a partire sapendo di andare incontro al rimpatrio spiccio.
 
IL MINISTRO
 «Soddisfatto» dell'intesa si è detto Maroni, spiegando che «così si apre una fase di cooperazione più intensa tra i due Paesi: ora bisognerà attuarla. Se gli impegni saranno mantenuti avremo risolto il problema». Un risultato, dunque, che va messo alla prova, tenendo conto della debolezza del nuovo Stato tunisino che sta faticosamente ricomponendo i suoi pezzi dopo la caduta del regime di Ben Alì.
L'accordo, un «processo verbale»" lo ha definito il ministro dell'Interno, prevede anche la donazione alla Tunisia di sei motovedette, quattro pattugliatori ed un centinaio di fuoristrada alle forze di polizia tunisine in modo che possano riprendere i controlli sulle coste, per ora praticamente inesistenti.
BOSSI E FINI
Umberto Bossi mette da parte le malcelate perplessità dei giorni scorsi sulla gestione dell'emergenza immigrazione da parte del Governo. La ragionevole previsione di un massiccio esodo dei migranti verso i Paesi europei allontana il timore delle reazioni della base del Carroccio a un'invasione delle regioni del Nord.
E fanno vedere rosa al Senatur, anche dopo le buone notizie arrivate a tarda sera da Tunisi. A spegnere l'entusiasmo di Bossi arrivano, come una doccia gelata, però, i dubbi di Fini e del Pd: per nulla certi che i permessi di soggiorno temporaneo comportino automaticamente la possibilità di lasciare il territorio nazionale. «Proprio ieri il Commissario europeo Malmstrom - spiega Fini - ha detto quello che del resto già era noto: vale a dire che quel permesso non garantirà affatto in modo automatico a chi ne entrerà in possesso la possibilità di varcare la frontiera nell'area Schengen».
L'apertura di credito del leader della Lega, comunque, non è incondizionata. Bossi lo fa capire ricorrendo a un'immagine colorita: «Ora dobbiamo chiudere i rubinetti e cominciare a svuotare la vasca».
LE PERPLESSITÀ
 
La convinzione, messa in dubbio dall'opposizione, che una volta ottenuti i permessi di soggiorno e, quindi, la possibilità di circolare nell'area Schengen, i migranti lasceranno il Paese e soprattutto, cosa che preme a Bossi e ai suoi, i confini padani, non placa del tutto, insomma, le ansie del Carroccio.
Intanto Silvio Berlusconi ha incontrato il sottosegretario all'Interno Mantovano che, la scorsa settimana, in disaccordo sul trasferimento dei migranti nelle regioni del Sud aveva annunciato di voler lasciare l'incarico.
Dimissioni congelate per le insistenze del presidente del Consiglio
Da: La Nuova Sardegna del 6 aprile 2011.