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Debiti, i sindacati non pagano PDF Stampa
Mercoledì 04 Agosto 2010 13:08

Pronti a risarcire lo Stato ma con ore di lavoro straordinario.


Non se lo aspettavano. Non sia aspettavano che, con le vacanze estive ormai dietro l'angolo, il ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, stesse per presentargli il conto. E che conto: quasi 6 milioni da pagare allo stato per le 300 mila ore di permesso che i delegati sindacali delle principali sigle hanno utilizzato indebitamente nel 2007 per assentarsi dal luogo di lavoro (si veda IO di ieri). Ma non perdono tempo e hanno già pronta una linea difensiva e un obiettivo preciso: non tirare fuori neanche un euro dalle tasche. Sentiti da Italia Oggi, Cgil, Cisl e Uil, i sindacati che insieme a Rdb hanno il debito più alto per aver sforato il tetto permessi, si mostrano molto cauti. Innanzitutto, è la ricetta, aspettare che Brunetta notifichi ufficialmente la richiesta di risarcimento; poi chiedere l'acquisizione della documentazione giustificativa in possesso del ministero, divisa per i singoli comparti; a seguire, fare tutti i riscontri possibili e le eventuali contestazioni. E tra queste, quella della corresponsabilità dei dirigenti: se a livello locale le sigle hanno usufruito di più permessi di quelli dovuti, i dirigenti degli uffici non potevano non saperlo. Solo alla fine passare alla liquidazione. Che però non sarà in denaro contate, concordano Cgil, Cisl e Uil: se ore di lavoro sono state sottratte allo stato, ore di lavoro saranno restituite, magari facendo fare gli straordinari proprio ai dipendenti sindacalisti che hanno abusato dei permessi. Oppure sottraendo la quota in eccesso di un anno dal monte permessi del successivo. Questa del debito milionario verso lo stato «è una tempesta in un bicchiere d'acqua», prova a stemperare Gianni Baratta, segretario confederale della Cisl, che dovrebbe allo stato oltre 1,2 milioni di euro, «quando il ministro Brunetta ci convocherà su questo tema, lo affronteremo con il dovuto impegno. Ma non è il caso di fare scandalismi o campagne contro il sindacato». E proprio perché non ci siano zone d'ombra, la Uil di Luigi Angeletti, a cui si contesta la restituzione di poco più di un milione di euro, si dice anch'essa pronta ad affrontare il problema: «Siamo disponibili a fare le verifiche sulla fruizione dei permessi», dicono a via Lucullo, dove si sta soppesando la exit strategy meno dolorosa per le casse: far fare gli straordinari a compensazione del lavoro sottratto alle amministrazioni, è l'ipotesi prevalente. Senza dimenticare però che «i permessi sono stati concessi ai sindacalisti dalle varie amministrazioni». Insomma, a livello locale i dirigenti sono quanto meno corresponsabili. Perché, è il ragionamento, hanno avallato i permessi in eccesso salvo poi il ministro presentare il conto al sindacato nazionale? «La domanda è legittima», incalza Michele Gentile, coordinatore nazionale dei settori pubblici della Cgil. Il sindacato di Guglielmo Epifani avrebbe l'abuso più consistente di permessi, pari a circa 1,7 milioni di euro. «A livello nazionale non potevamo avere il polso quello che accadeva nelle singole realtà lavorative. Serve un sistema, tipo quello cedolare, di controllo che consenta anche a noi di avere più certezze e trasparenza». E pagare il debito? «Prima Brunetta ci dica ufficialmente il quanto, poi verifichiamo. Ma penso che la strada del pagamento in contate», dice Gentile, «non sarà perseguita da nessuno. Noi suggeriamo di scalare il debito dai permessi successivi». C'è poi una questione di responsabilità interna. «Stiamo verificando la consistenza del fenomeno», spiega Giovanni Torluccio, segretario generale Uil-Fpl, «ed è indubbio che qualora vi fosse un abuso da parte dei nostri dirigenti locali, la federazione si assumerà la responsabilità di tali infrazioni».

 

 

L’artico di Alessandra Ricciardi pubblicato da Italia Oggi è inserito nella Rassegna Stampa presente nell’area Ufficio Stampa.