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Sì al lavoro flessibile nella p.a., ma senza abusi PDF Stampa
Mercoledì 04 Agosto 2010 13:08


I dirigenti p.a. devono adottare misure volte a combattere le forme di precariato e mai soluzioni che possano favorirle. È questa la finalità a cui mirano le modifiche introdotte dal dl n. 78/2009 in tema di lavoro flessibile nelle pubbliche amministrazioni, attraverso un controllo più rigoroso sugli atti. A spiegarlo è il dipartimento della funzione pubblica nel parere n. 3/2009, in cui aggiunge che da tale novità ne deriva che il ricorso al medesimo lavoratore mediante diversa tipologia contrattuale flessibile (per esempio una co.co.co. dopo un contratto a termine) può legittimamente avvenire solo nel rispetto dei principi di imparzialità e trasparenza e delle regole previste dalla normativa di settore, nonché seguendo criteri di integrità e correttezza finalizzati a combattere l'abuso del lavoro flessibile.

Contratto a termine. La funzione pubblica risponde ad alcuni quesiti in materia di lavoro flessibile formulati dall'istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Un primo quesito concerne il limite dei 36 mesi (fatte salve deroghe dei contratti collettivi) che la disciplina normativa (dlgs n. 368/2001) impone alla durata massima dei contratti a termine per lo svolgimento di mansioni equivalenti tra uno stesso datore di lavoro e uno stesso lavoratore. Al di là delle disposizioni proprie dell'ente di ricerca (in merito al ccnl applicato), il parere precisa che la norma deve ritenersi applicabile anche ai contratti a termine già in essere. Per i quali, spiega, i relativi rapporti di lavoro possono proseguire per il tempo residuale (36 mesi meno i tempi già svolti in ragione di pregressi rapporti) per lo svolgimento di mansioni equivalenti che siano riconducibili alla medesima procedura di reclutamento. In ogni caso resta dovuto il rispetto della compatibilità finanziaria connessa con le risorse a disposizione per il progetto o in generale con quelle previste dalla normativa vigente. Sempre con riferi-mento al limite temporale (36 mesi o maggior limite fissato dal ccnl), inoltre, il parere spiega che esso si sostanzia in un contatore che faccia riferimento a rapporti di lavoro inerenti allo svolgimento di mansioni equivalenti riconducibili alla medesima procedura di reclutamento, anche se riferite a progetti diversi.

Co.co.co. In relazione ai contratti di collaborazione coordinata e continuativa, il parere segnala l'evoluzione normativa. In primo luogo, richiama la legge n. 69/2009 che, modificando l'articolo 7 del dlgs n. 165/2001, consente di prescindere dal requisito di comprovata specializzazione universitaria in caso di stipulazione di contratti di collaborazione di natura occasionale (mini co.co.co.) o coordinata e continuativa (co.co.co.) per attività da svolgere a supporto dell'attività didattica o di ricerca. In secondo luogo, evidenzia l'articolo 17 del dl n. 78/2009 (decreto manovra) che, modificando l'articolo 36 del dlgs n. 165/2001, elimina il limite temporale massimo di utilizzo dello stesso lavoratore con più tipologie contrattuali per periodi di servizio superiori al triennio nell'arco dell'ultimo quinquennio. La nuova norma stabilisce che, al fine di combattere gli abusi nell'utilizzo di lavoro flessibile, entro il 31 dicembre di ogni anno, le amministrazioni devono redigere un report analitico sulle tipologie di lavoro flessibile utilizzate. Tale report va trasmesso entro il successivo 31 gennaio ai nuclei di valutazione o ai servizi di controllo interno e allo stesso dipartimento della funzione pubblica. Infine, prevede una sanzione a carico del dirigente responsabile di irregolarità: la non erogazione della retribuzione di risultato. Le modifiche, spiega il parere, hanno (comunque) la finalità di combattere gli abusi del lavoro flessibile, mediante una maggiore responsabilizzazione della dirigenza. In via generale, impongono (ai dirigenti) di adottare misure volte a contrastare le forme di precariato e non certo soluzioni che possano favorirle. Secondo la funzione pubblica, dopo le predette modifiche, il ricorso al medesimo lavoratore con un'altra tipologia contrattuale può avvenire legittimamente solo nel rigoroso rispetto dei principi indicati in tabella. Infine, il parere ricorda che la co.co.co. deve comunque essere di natura temporanea e altamente qualifica.

 

L'articolo pubblicato da Italia Oggi è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.