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Venerdì 08 Aprile 2011 10:13

Pagare Tirrenia a rate

 

 

Trasporti e infrastrutture: La «Compagnia italiana» vuole pagare Tirrenia a rate

 


È l’ultima proposta della cordata napoletana

 

Cagliari. Il braccio di ferro non è più sul prezzo, ma su come pagare Tirrenia. Il commissario straordinario della compagnia marittima, anche mercoledì pomeriggio ha trattato per ore con l’amministratore delegato della «Compagnia italiana di navigazione», nome della cordata Aponte-Grimaldi-Onorato, che da settimane è la sua unica interlocutrice nella sempre difficile privatizzazione.
I due, Giancarlo d’Andrea, il venditore, ed Ettore Morace, l’acquirente, avrebbero sfiorato più volte lo strappo nel fitto colloquio, ma non ci sono arrivati. Strappare non conviene alla Tirrenia, c’è l’Unione Europea in agguato se la vendita dovesse fallire, e neanche alla «Cin», che ha fatto il palato al suo prossimo monopolio nei traffici marittimi su e giù per il Tirreno.
Fino all’altro giorno, la distanza era sul prezzo (380 milioni per D’Andrea, massimo 260 la risposta di Morace) fino a quando non è stata trovata una via di mezzo (350) che pare possa accontentare la Fintecna-Tirrenia e il ministero per l’Economia, al quale spetta l’ultima parola su tutto. Trovato l’equilibrio, almeno così pare, fra pretesa e offerta, la «Compagnia italiana» ha giocato un’altra carta: «Soldi a parte, vogliamo pagare a rate».
A rate, come un’auto e il frigorifero? Sì, e Morace avrebbe spiegato il motivo della richiesta. Non è una questione di fondi, dietro l’operazione ci sono le banche e poi uno dei tre soci, Aponte, ha la cassaforte colma, il problema è che «Cin» non si fida dello Stato.
Cioè non crede che il Governo le possa garantire i 72 milioni di sovvenzioni pro continuità territoriale promessi per i prossimi otto anni e che hanno reso appetibile la Tirrenia per i napoletani al di là dei traghetti, vecchi, e del personale, troppo.
In altre parole, Morace avrebbe proposto questa dilazione: la prima tranche, 260 milioni, entro fine mese e al momento della firma del contratto, le altre due quando l’Italia non sarà più sotto schiaffo a Bruxelles per i promessi aiuti di Stato. Furbi i napoletani, se il contributo non dovesse arrivare - ammonta a 576 milioni - avranno pagato la Tirrenia quanto volevano.
E se invece l’Unione Europea dovesse dare il via libera alla sovvenzione, avranno speso sì 350 milioni, ma ne incasserano quasi 600, con un attivo dunque di 276.
È questa l’ultima clausola in ballo sul tavolo della privatizzazione: D’Andrea ha preso tempo, aspetta ancora di essere convocato da Tremonti per aver delucidazioni su cosa può fare, mentre Morace ha detto di aver fretta, le banche possono stare dietro alla «Cin» ancora solo per tre settimane. Il grande gioco continua, mentre l’Antitrust fa sapere che per l’inchiesta sul caro-tariffe, sollevato da consumatori, Regione e parlamentari, ci vorranno diversi mesi prima della sentenza e dunque per quest’estate sardi e turisti dovranno mettersi l’anima in pace e la mano in tasca.
A meno che la giunta Cappellacci dal cilindro non tiri fuori qualche colpo di teatro, oltre l’idea dell’Iva da restituire ai viaggiatori, proposta interessante ma complicata da realizzare.
C’è bisogno invece di uno scatto politico d’orgoglio, quello sollecitato soprattutto dal Psd’Az, per fermare l’arrivo del monopolio campano, che “sarebbe un inferno” per la Sardegna come dicono gli oppositori.
L’Ufficio legale della Regione avrebe studiato un’ipotesi per bloccare la vendita, tecnicamente è l’impugnativa, anche se questa navigazione è a rischio naufragio. Forse la strada giusta potrebbe essere quella di battere i pugni sul tavolo del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ma oggi tanta aggressività sull’argomento sembra davvero improbabile.
La Nuova Sardegna, 8 Aprile 2011.