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Sabato 09 Aprile 2011 00:00

24 mila immobili

 

 

Cultura e istruzione

 

La diocesi cagliaritana ha 24 mila beni mobili

 

La Chiesa cagliaritana possiede 24.411 beni storici e artistici.
 
Sono i calici, gli ostensori, i quadri e gli altri oggetti custoditi nelle 124 parrocchie e case canoniche della diocesi di Cagliari.
Li ha censiti un gruppo di lavoro su disposizione dell'Ufficio centrale dei Beni Culturali della Conferenza episcopale italiana d'intesa con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Coordinato da Maria Lucia Baire, direttore del museo diocesano, il progetto ha richiesto un'attività di catalogazione durata due anni conclusa con la stesura di decine di migliaia di schede corredate da documentazione fotografica.
«Se escludiamo alcuni Comuni, il lavoro ha abbracciato l'intera provincia di Cagliari», ha dichiarato l'ingegnere-architetto nel corso della presentazione nel seminario arcivescovile. Accanto a lei il team di giovani laureate in discipline umanistiche e tecniche, formato da Valentina Curreli, Barbara Catte, Claudia Sotgiu, Ivana Salis, Roberta Sonedda, cui è spettato il faticoso compito di rilevazione dei dati e compilazione del materiale.
«Calici, argenti, tessuti, opere pittoriche, nulla è sfuggito al nostro lavoro di catalogazione», ha sottolineato Baire: «Oltre alle parrocchie, sono stati oggetto di inventario enti ecclesiastici come il museo del Duomo, la basilica di Santa Croce e il seminario Arcivescovile. Sono state prodotte 24.411 schede, a fronte di una media di cento schede richieste dalla Cei.
Abbiamo raddoppiato il numero di oggetti censiti, un dato importante da cui emerge la ricchezza del nostro patrimonio». Un lavoro del quale beneficeranno le parrocchie interessate che, attraverso l'informatizzazione, avranno un quadro rapido e completo dei beni di loro interesse. Alla presentazione dell'inventario hanno partecipato anche l'arcivescovo Giuseppe Mani, i vicari foranei dell'Arcidiocesi, Luciano Marinaro del museo diocesano, Lucia Siddi della direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici, la storica dell'arte Elisabetta Borghi, il capitano dei Carabinieri Paolo Montorsi, comandante del Nucleo di tutela del patrimonio culturale della Sardegna.
«Non si può avere cura dei beni senza conoscere la proprietà, la datazione, lo stato di conservazione», ha aggiunto la responsabile del progetto, che ha come fine quello di permettere a tutti i cittadini di accedere all'archivio per motivi di studio.
Un lavoro meticoloso sul quale monsignor Mani ha speso parole di elogio: «Sono molto felice della conclusione di quest'opera, portata a termine in maniera precisa e veloce».
L'Unione Sarda, 8 Aprile 2011.