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Sardegna: Terzo mandato per i “piccoli”sindaci PDF Stampa
Mercoledì 04 Agosto 2010 13:14

Nuove regole nei 265 comuni sardi con meno di tremila abitanti


Via libera al terzo mandato per i sindaci dei piccoli comuni. Il voto in Consiglio regionale sul collegato alla Finanziaria si apre con una novità che interesserà circa due terzi delle amministrazioni sarde, cioè i 265 comuni che hanno meno di tremila abitanti. Non passa, invece, l’emendamento che garantisce il terzo mandato anche ai centri più grandi. A tarda sera in via Roma si rischia l’incidente in maggioranza, con un emendamento presentato da Mariano Contu sulla stabilizzazione dei precari, in contrasto con un altro correttivo votato all’unanimità in commissione Bilancio. Da qui la sospensione della seduta e la decisione del consigliere del Pdl di ritirare un emendamento che avrebbe mandato in fibrillazione Udc, Riformatori e parte dello stesso Pdl (in gioco il futuro di 400 precari dell’agricoltura) IL COLLEGATO. Dalle “Disposizioni di carattere istituzionale e finanziario arriva la contrazione di mutui, da parte della Regione, per 972 milioni, destinati a far fronte al disavanzo (contemporaneamente viene disposta la cancellazione dei residui attivi degli esercizi del 2007 e del 2008). Approvato anche l’emendamento che consente alla Giunta regionale di nominare «da uno a tre» rappresentanti nei Gal, i gruppi di azione che promuovono lo sviluppo del territorio. Tra gli altri provvedimenti approvati in via Roma c’è anche il trasferimento, al prezzo simbolico di un euro, dei beni immobili della Regione all’Arst Spa e Arst Gestione Fds. La Regione acquista poi quote di partecipazione al capitale sociale della Sfirs (4 milioni in tre anni). TERZO MANDATO. Il sì del Consiglio regionale della Sardegna al terzo mandato nei comuni sino a tremila abitanti recepisce una richiesta più volte caldeggiata dall’Anci. L’emendamento aggiuntivo all’articolo 1 del collegato alla Finanziaria, presentato dal Psd’Az, è legato alla presenza massiccia di piccoli paesi nell’Isola. Su 377 comuni, ben 265 sono al di sotto dei tremila abitanti e quindi rientrano nella norma approvata dal Consiglio: «Nei piccoli centri esiste un problema di una classe dirigente limitata nel numero», spiega il primo firmatario della proposta, il capogruppo del Psd’Az Giacomo Sanna, «e sono tanti i casi in cui è capitato di non riuscire a trovare una disponibilità per ricoprire un incarico importante per un piccolo Comune ». Peraltro ci sono «gli stessi impegni e doveri di una grande città, ma esigue risorse umane e finanziarie». Secondo Sanna, «il sindaco di un piccolo centro deve fare tutto da solo perché non ha strutture di supporto, come nelle amministrazioni più grandi, e anche gli emolumenti sono limitati». Nel testo dell’emendamento sul terzo mandato si sottolinea che «la “riforma” sarda è in attesa di essere ratificata da una disciplina organica regionale dell’ordinamento degli enti locali ed è in linea con la riforma Calderoli». GRUPPI DI AZIONE LOCALE. In serata la discussione in aula si è animata sui Gruppi di azione locale (Gal). Il centrosinistra ha presentato un emendamento per sopprimere un altro emendamento della maggioranza (quello che consentirà alla Regione di nominare sino a tre propri rappresentanti ««negli organi decisionali esecutivi dei singoli Gal»). La proposta dell’opposizione, però, non è passata ed è rimasta così in piedi la novità che legherà i Gruppi alla Regione. Numerose le proteste partite dai banchi della minoranza per «il controllo» di viale Trento sull’azione dei Gal. IL SALUTO AD ARESU.A ll’apertura dei lavori pomeridiani, il presidente di turno dell’assemblea, Giuseppe Luigi Cucca, ha commemorato l’ex consigliere regionale di Rifondazione Giampiero Aresu, morto ieri a Orroli. La seduta è stata sospesa in segno di lutto per cinque minuti. In mattinata, invece, è stato ricordato il consigliere del Psd’Az Salvatore Bonesu.

L'articolo è stato pubblicato da L'Unione Sarda.