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Facciamo sentire la nostra rabbia PDF Stampa
Giovedì 21 Aprile 2011 10:33
Protesta
«Un cambio di passo per rendere disponibili le risorse e per affrontare la grave disoccupazione».
Facendo sentire «la nostra voce al Governo nazionale in modo che affronti seriamente i problemi della Sardegna». Questo il messaggio lanciato da chi ieri ha sfilato per le strade della città. I lavoratori si sono dati appuntamento in via Roma davanti al Consiglio regionale, dove si è formato un lungo corteo composto, per la Questura, da oltre duemila lavoratori (per gli organizzatori erano 3500).
I manifestanti si sono mossi alle 10 e mezza verso viale Trento, dove il corteo si è chiuso sotto le finestre della presidenza della Regione.
I LAVORATORI
Sono arrivati da tutte le parti della Sardegna, per sfilare al centro di Cagliari.
Molte le delegazioni di aziende tristemente note per la loro grave e costante crisi, come Eurallumina, Vinyls, Alcoa, Ila, Unilever, Legler e i precari dell'aeroporto di Fenosu. Per la strada, da via Roma a viale Trento, hanno fatto sentire la loro voce rivendicando lavoro e sviluppo e chiedendo una reazione decisa alla classe politica isolana per fronteggiare la disoccupazione.
Tanti i giovani, per sottolineare che questa crisi colpisce tutti «ed è giunta ormai a un livello non più accettabile», questo il coro unanime di chi marciava.
VOCI E VOLTI
Gianfranco Tore, della Legler di Ottana, è in cassa integrazione dal 2007: «Chiediamo posti di lavoro e alla Giunta Cappellacci di svegliarsi, perché la Sardegna sta morendo e i politici ci contattano solo per chiederci il voto». Per Fabio Mannu, dipendente del Parco geominerario, «è necessario mandare un segnale al governo regionale e a quello centrale per il problema del lavoro, viviamo un momento difficile e ci vuole energia nuova per superarlo».
Gigi Arru arriva da Portoscuso, una delle aree dove la crisi è maggiore. «Centinaia di operai sono in cassa integrazione e molte aziende stanno per chiudere. La Giunta deve intervenire per affrontare con vigore la situazione».
L'Unione Sarda del 21.04.2011