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La Serracchiani in Sardegna PDF Stampa
Venerdì 22 Aprile 2011 00:00

Politica

 

 

L'affondo della Serracchiani: «Vogliono distrarre la gente»


La giovane dirigente del Pd, a Cagliari, attacca il governo

Debora Serracchiani non lascerà tanto presto il proscenio che si è conquistata con l'ormai celebre “sparata” del 2008, a una convention Pd in Friuli, contro la dirigenza del suo partito. Ora che dirigente lo è anche un po' lei, alterna il suo impegno di euro-parlamentare a quello della protagonista del dibattito interno. Sentendosi tutto tranne che una Forrest Gump in gonnella, come qualcuno (all'interno del suo stesso partito) ha provato a definirla. Oggi sarà a Iglesias e a Cagliari per sostenere i candidati a sindaco del centrosinistra. Il dibattito politico è sempre più frenetico.
Per quanti giorni si parlerà della polemica sulla proposta di modifica dell'articolo 1 della Costituzione? «Quella del parlamentare Pdl, che ha proposto di stravolgere le righe fondanti della nostra carta costituzionale, è un'uscita estemporanea. Un'altra iniziativa prodotta per distrarre il Paese dai problemi veri.
Ma c'è di più: il tentativo sistematico di attaccare l'architettura istituzionale. Come si fa a pensare di mettere nell'articolo 1 un riferimento alla centralità del Parlamento quando mai come in questa legislatura la dignità dei suoi componenti è stata offesa da una continua compravendita». Articolo 1 a parte non pensa sia necessario un restyling di apparati istituzionali spesso ingessati e non più al passo coi tempi?
«In un momento come questo mi sembra che questo discorso possa essere utilizzato come un'arma di “distrazione di massa”. Si parla di queste proposte che fanno molto rumore e poi non portano a nulla e invece si tace sulla necessità, ammessa dal ministro Tremonti a Bruxelles, di varare molto presto una manovra economica che avrà un grosso impatto». È stato giusto fare ostruzionismo alla Camera sui provvedimenti legati alla giustizia?
 «Anche nell'ultima sessione non si è nemmeno provato a parlare di una riforma organica di quel comparto ma si è pensato solo a risolvere i problemi del premier.
Mai che si parli di processo civile o di cause del lavoro. Sempre di procedimenti penali, con provvedimenti finalizzati a fargli evitare i processi. La prescrizione breve serve solo a questo». Perché il Pd, nonostante tutte le polemiche su Berlusconi, fatica a far presa sull'elettorato? «C'è una certa fatica a farsi riconoscere.
Per questo noi dobbiamo fare opposizione non solo in Parlamento, ma soprattutto fuori. Dobbiamo spiegare agli italiani che Berlusconi non ha abbassato le tasse e non ha aiutato le imprese. Noi abbiamo le nostre proposte, che dovranno costituire l'ossatura del prossimo programma che proporremo al Paese».
Si può essere alternativa credibile senza aver ancora individuato un leader forte per la coalizione? «Non sono d'accordo sul fatto che debba esserci un front-man che incarni su di sé tutte le questioni che riguardano l'opposizione. La nostra forza è proprio quella di non avere un uomo solo al comando. Abbiamo bisogno di competenze e qualità.
Solo una pluralità di persone può portare a vincere l'emergenza istituzionale, culturale e sociale nella quale ci troviamo». È d'accordo con l'intervento militare italiano in Libia? «Pienamente. Il Pd ha mostrato grande responsabilità e determinazione. Il governo ha tentennato e forse, senza il nostro apporto, non avrebbe nemmeno avuto i numeri per aderire all'iniziativa Nato.
La verità è che siamo assenti in politica estera e quello che accade sul tema dell'immigrazione ne è la prova». Cosa dirà oggi in Sardegna? «Che vengo da una Regione, il Friuli, dove con Illy (come qua con Soru) si erano accese grandi speranze. La loro sconfitta ha rappresentato uno stop al processo di innovazione che era stato avviato».
L'Unione Sarda