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O l'indennità o il gettone PDF Stampa
Mercoledì 04 Agosto 2010 13:23
Sono cumulabili l'indennità di funzione con i gettoni di presenza dovuti per mandati elettivi presso enti diversi e sono rimborsabili le spese di vitto agli amministratori? Il Tuel, già prima delle novelle apportate dal comma 25 dell'art. 2 della Finanziaria 2008, accoglieva il principio dell'omnicomprensività dell'indennità di funzione stabilendo in via generale, all'art 82, c. 5, che «le indennità di funzione previste dal presente capo non sono tra loro cumulabili». Tale principio generale, dettato per le indennità di funzione, si estende fino a comprendere l'incumulabilità anche con i gettoni di presenza, con riferimento a quelli dovuti per la partecipazione a sedute degli organi collegiali del medesimo ente dal quale gli amministratori percepiscono l'indennità di funzione (cfr. art.82, c.7). L'incumulabilità tra indennità e gettone di presenza non operava invece, per l'espressa deroga prevista al comma 6 dell'art. 82, qualora l'indennità di funzione ed i gettoni di presenza fossero dovuti per mandati elettivi presso enti diversi. Tale citata disposizione derogatoria è stata, com'è noto, abrogata dall'art. 2 comma 25, lett. b), dalla Finanziaria 2008, che, insieme ad altre nonne contenute nella stessa legge, è finalizzata al contenimento dei c.d. «costi della politica». La ratio legis che ha ispirato l'intervento del legislatore sulla parte del Tuel dedicata allo status degli amministratori non sembra poter far propendere, quindi, per una interpretazione che, partendo dell'abrogazione espressa della possibilità di cumulo de qua, giunga ad ammetterla in vita indiretta sulla base di una diversa lettura del combinato disposto degli artt. 82 e 83, che per effetto del recente intervento normativa sicuramente appare meno armonico sul versante testuale . Al riguardo si evidenzia che anche il ministero dell'economia e delle finanze, recentemente ha ritenuto che l'intervenuta abrogazione del comma 6 del citato articolo 82 determini come inevitabile conseguenza la non cumulabilità dell'indennità di funzione e dei gettoni di presenza, nell'ipotesi in cui un amministratore locale ricopra due incarichi presso enti diversi, in quanto l'ipotesi contraria avrebbe l'effetto di rendere l'abrogazione del comma 6 priva di efficacia concreta, vanificando il citato intento del legislatore. Per le considerazioni suesposte, si ritiene quindi che dalla data di entrata in vigore della legge Finanziaria 2008 non sia più cumulabile l'indennità di funzione con i gettoni di presenza anche per mandati elettivi svolti presso enti diversi, potendo, viceversa, l'interessato optare per uno dei due emolumenti. Per quanto concerne il secondo quesito, si osserva che, con l'abrogazione del comma 4 dell'art. 84 del decreto legislativo n. 267/2000, non essendo più possibile sostituire all'indennità di missione il rimborso delle spese effettivamente sostenute, che comprendeva anche le spese relative al vitto, agli amministratori che risiedono fuori dal capoluogo del comune ove ha sede il rispettivo ente, spetta solamente il rimborso delle spese di viaggio. RINUNCIA AL RICORSO - Sussiste la causa di incompatibilità disciplinata dall'art. 63, comma 1, n. 4, del dlgs 18/8/2000, n. 267, nell'ipotesi di rinuncia al ricorso da parte del consigliere comunale? L'articolo 63, comma 1, n. 4 del decreto legislativo 267/2000 dispone che non può ricoprire la carica di sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale o circoscrizionale colui che ha lite pendente in quanto parte di un procedimento civile od amministrativo, rispettivamente con il comune o la provincia. Preliminarmente si osserva che, come espressamente previsto dall'art. 46 del rd 17 agosto 1907, n. 642, il ricorrente può rinunziare al ricorso, purché la dichiarazione di rinuncia sia presentata nelle prescritte forme; la rinuncia deve essere firmata dal ricorrente o dal difensore (se munito di apposito mandato) e notificata alla controparte, ossia all'amministrazione e agli eventuali controinteressati, e successivamente depositata in segreteria. La rinuncia al ricorso, una volta espressa e portata a conoscenza delle controparti nelle forme di rito, depositata nella segreteria del giudice, non può essere revocata. Nel processo amministrativo la rinunzia al ricorso non necessita dell'accettazione della controparte (Cons. stato, Sez. V, 27.01.2006, n. 250), ma non può essere sottoposta a condizioni. Si ricorda inoltre che nel previgente sistema la Corte Costituzionale, con sentenza 4-20 gennaio 1977, n. 45, aveva dichiarato l'illegittimità dell'art. 15, comma 1, n. 6, del dpr 16.5.1960, n. 570, che come noto prevedeva l'ineleggibilità dei consiglieri comunali per litispendenza con il comune, limitatamente alla parte in cui considerava ineleggibili coloro che, avendo lite pendente con il comune, avessero rinunciato al giudizio prima della convalida della elezione. Da quanto sopra emerge che la rinuncia al ricorso determina il venir meno della causa di incompatibilità, senza che occorra attendere la formale comunicazione del decreto alle parti costituite.

 

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