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Maxi stipendi e assunzioni, il sindaco deve risarcire lo Stato PDF Stampa
Mercoledì 04 Agosto 2010 13:35

Quanto può  guadagnare il capo di gabinetto (senza laurea) di un sindaco? A Capannori, 45 mila abitanti in provincia di Lucca, anche 100mila euro l'anno per quattro anni, molto più di un dirigente con tanto di titoli e laurea. Uno stipendio di tutto rispetto, gonfiato dal riconoscimento di un trattamento accessorio triplo rispetto alla retribuzione di posizione e di risultato prevista dallo stesso contratto degli enti locali. E soprattutto, frutto di un vera e propria assunzione da lavoratore dipendente (invece che di un incarico di lavoro autonomo), in barba a tutte le procedure di legge. Ma l'elenco delle anomalie riscontrate dalla Corte conti Toscana nell'operato del sindaco, Giorgio Del Ghingaro, non finisce qui. Al capo di gabinetto senza laurea vanno aggiunti altri sette collaboratori disseminati tra ufficio stampa, staff e segreteria del sindaco, tutti assunti senza i requisiti di legge e tutti retribuiti profumatamente, sempre con un trattamento accessorio più alto della retribuzione contrattuale. L'ennesimo caso di spreco di denaro pubblico da parte dei comuni nell'affidamento di incarichi e consulenze? Decideranno i giudici, che però nel frattempo hanno già presentato il conto al sindaco e alla giunta, ravvisando oltre un milione di euro di danno erariale. Ma intanto quest'ultimo caso, letto assieme ai dati diffusi venerdì scorso dal ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta (si veda ItaliaOggi del 26/9/2009), non può che allarmare. Il flusso di denaro pubblico che gli enti locali spendono per affidare incarichi esterni, spesso inutili e per professionalità già presenti in organico, è inarrestabile, insensibile ai rigori della crisi e all'austerity del patto di stabilità. La cifra ammonta a un miliardo e mezzo di euro nel 2008, ma potrebbe essere anche il doppio visto che il 41% delle amministrazioni italiane non ha risposto all'operazione trasparenza. Ma tornando a Capannori, cos'è accaduto di tanto grave da aver mobilitato la Corte dei conti e persino la Guardia di finanza? Giorgio Del Ghingaro, dal 2004 alla guida di una giunta di centrosinistra composta da esponenti di Rifondazione comunista, Pd e una lista civica, è finito nel mirino della procura regionale della Corte dei conti per aver sottoscritto contratti di assunzione, anziché incarichi di lavoro autonomo, privi dei requisiti prescritti. Insomma, garantiva il posto da dipendente (seppur a tempo determinato) senza perdersi tanto in sottigliezze tipo la valutazione dei curricula o il rispetto delle procedure di legge. C'è da nominare un capo di gabinetto ma non è laureato? Poco importa, gli si fa un contratto di assunzione con una retribuzione da dirigente. Non è possibile assumerlo perché lo statuto comunale prevede solo il conferimento di incarichi? Lo si assume lo stesso. Il capo di gabinetto va in pensione ma nel frattempo consegue la sospirata laurea triennale? Beh, ora lo si può assumere come «specialista contabile amministrativo». C'è da mettere su l'ufficio stampa del comune, ma la legge 150/2000 (quella sulla comunicazione nella Pa, tanto per intenderci) consente solo l'affidamento di incarichi autonomi? Non c'è problema, tutti assunti come dipendenti e non se ne parla più. Ma ora i nodi stanno venendo al pettine. Come detto, la Corte ha chiesto al sindaco e ad altri 17 tra assessori, ex assessori (tutti di centrosinistra) e funzionari del comune, un super-risarcimento di oltre un milione di euro (1.011.553,73 per la precisione). Secondo il pubblico ministero contabile, Nicola Bontempo, gli incarichi conferiti dal sindaco dal 2004 al 2009 sono stati «illegittimi e dannosi». A cominciare da quelli attribuiti a Valter Alberici, assunto prima come capo di gabinetto fino a novembre 2008, poi dimessosi per aver raggiunto i 40 anni di contribuzione Inps, e una volta laureato, riassunto come specialista contabile. In totale 441.684,83 euro corrisposti dal 2004 al 2009 che ora la Corte dei conti chiede indietro. Alberici, secondo i giudici, non poteva essere inquadrato come funzionario di categoria D in quanto non laureato. E il suo maxi stipendio che «rasenta quello del personale dirigenziale» configura danno erariale. Illegittimi anche tutti gli altri rapporti di lavoro instaurati perché all'epoca dei fatti non esistevano posti vacanti in pianta organica che giustificassero le assunzioni. E poi, si chiede la Corte, che bisogno c'era di cercare professionalità all'esterno quando il comune aveva già al suo interno una sfilza di laureati da collocare?

 

L'articolo pubblicato da Italia Oggi è inserito nella Rassegna Stampa.