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Lunedì 09 Maggio 2011 08:32

Agricoltura in Sardegna Nella desolazione di molte aziende, tartassate dalle banche e ancora minacciate dai pignoramenti legati all'ormai famigerata legge 44 del 1988 (l'eco delle proteste diffuse si è appena assopito, non certo la rabbia dei singoli agricoltori indebitati), l'ultima mazzata ha la firma della Regione.

Una lettera di venti righe, partita in questi giorni e con cui la Direzione generale dell'assessorato all'Agricoltura intraprende, decisa, la strada per il recupero del credito.

Vuole insomma indietro gli aiuti economici elargiti in passato.

 

 

 

Agricoltura, un'altra mazzata




 

L'assessorato chiede indietro i fondi bocciati dall'Europa.

 

Nella desolazione di molte aziende, tartassate dalle banche e ancora minacciate dai pignoramenti legati all'ormai famigerata legge 44 del 1988 (l'eco delle proteste diffuse si è appena assopito, non certo la rabbia dei singoli agricoltori indebitati), l'ultima mazzata ha la firma della Regione. Una lettera di venti righe, partita in questi giorni e con cui la Direzione generale dell'assessorato all'Agricoltura intraprende, decisa, la strada per il recupero del credito.

 

Vuole insomma indietro gli aiuti economici elargiti in passato. Di fatto, dal 1988 al 2007, anno in cui l'Unione europea impose l'alt alla normativa indicandola come “illegale” e data tragica per l'inizio di quel processo drammatico che impose a molti imprenditori serricoli, o genericamente agricoli, di fare i conti con banche e istituti di credito a cui si erano rivolti per ammodernare le loro aziende, contando evidentemente sugli aiuti promessi dalla Regione.

 

 

 

SI RIPARTE

 

 

La protesta ora riparte da Capoterra. A sollevarla è l'Assoff (Associazione sarda serricoltori, orticoltori, frutticoltori e florovivaisti) che in queste ore sta raccogliendo dai suoi iscritti tutte le informazioni per avviare nuove forme di lotta e tentare di bloccare il balzello. «Perché di questo si tratta, di una nuova batosta politica e economica per chi sta cercando di superare crisi e difficoltà», tagliano corto il presidente Andrea Piscedda e il vice Pietro Romeo. «Ciò che hanno fatto fino a oggi gli istituti di credito, adesso ha deciso di farlo, direttamente, la nostra Regione».

 

 

Nel concreto. Il servizio bilancio, credito agrario e calamità naturali dell'assessorato all'Agricoltura, con una nota del 9 novembre 2001, a mezzo raccomandata, aveva trasmesso alle ditte interessate una copia del provvedimento con cui era stato revocato il concorso sugli interessi concessi dalla 44.

 

Nella stessa nota la Regione chiedeva il pagamento dei debiti con tanto di interessi legali. «Non risultano ancora effettuato il rimborso a favore dell'amministrazione regionale - si legge in una delle tante lettere ricevute dagli agricoltori - si invita la ditta a provvedere entro trenta giorni al pagamento della somma (dovuta, e quantificata evidentemente dagli uffici, ndr) e degli interessi legali maturati al 2011».

 

 

Non è finita, visto che la Regione avverte: “A tale importo dovranno sommarsi gli interessi giornalieri di 1,01 euro per ogni giorno successivo alla data di ricevimento della lettera”.

 

 

 

I DEBITI

 

 

«Un meccanismo di recupero credito scattato già nel 2001 con le lettere spedite dalla Regione e interrotto grazie alle grandi battaglie. E ora rimesso in moto.

 

 

La verità è che di quella legge sbagliata, giudicata non applicabile dall'Ue, adesso a pagare saranno soltanto gli agricoltori, chi ha soltanto cercato di usufruire di quella norma», spiega il sindaco di Decimoputzu, Gianfranco Sabiucciu, che nel suo Municipio, per oltre un anno, ospitò l'avanguardia di quelle lotte che avevano portato in paese i rappresentanti della politica regionale e nazionale («A far promesse non mantenute», ricordano gli stessi serricoltori) e anche gli inviati delle maggiori testate giornalistiche italiane per raccontare il dramma di oltre cinquemila famiglie sarde beffate e sul lastrico.

 

 

«Parlo da sindaco, confermo la giustezza di quelle battaglie e continuo a pensare che non si possono scaricare le responsabilità sugli agricoltori.

 

 

In questi anni la Regione avrebbe potuto trovare diversi modi per affrontare e risolvere il problema, di quel contratto a tre, Regione, banche e agricoltori, stanno pagando soltanto questi ultimi», dice ancora Sabiucciu. «Molti di noi erano riusciti a onorare i debiti, affrontare le difficoltà dovute ai danni causati dall'insetto Tuta absoluta, agli sconquassi provocati dalle alluvioni, e non soltanto quella terribile del 2008,e adesso ci arriva la nuova mazzata. Ma davvero si pensa che gli agricoltori riusciranno a onorare anche questi debiti?», è l'amaro commento di Andrea Piscedda.

 

 

«Nel 1977 l'Ue ha dichiarato illegittima la 44 perché priva dell'atto di notificazione. Possibile che quell'errore non si sia riusciti a correggerlo in tempo. D'altra parte la stessa Unione europea pensava che se la legge fosse stata notificata e motivata, forse si sarebbe anche riusciti a trovare le soluzioni per renderla applicabile», sostengono Piscedda e Pietro Romeo.

 

 

 

LA BATTAGLIA

 

 

Ipotesi, soltanto ipotesi. Resta il fatto che a distanza di parecchi anni e di battaglie anche cruente (molti operatori avevano scelto la strada dello sciopero della fame) e di una resistenza categorica contro i pignoramenti (in occasione dell'arrivo degli ufficiali giudiziari, anche altri agricoltori e militanti politici si diedero appuntamento per fermare gli sfratti), il caso riesplode. «Da un punto di vista legislativo ci sono pochi margini per opporsi alle lettere della Regione, a meno che non ci sia una vera sommossa popolare.

 

Gli agricoltori devono riprendere in mano la situazione, i Comuni sardi devono trovare un avvocato e ripartire dalla battaglia legale», conclude l'assessore comunale all'Agricoltura di Capoterra, Sergio Dessì.

 

 

 

L'Unione Sarda 9 Maggio 2011.