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Energie rinnovabili: i Comuni e la sfida del solare PDF Stampa
Martedì 10 Maggio 2011 10:31

L'energia del sole Rinnovabili. Parla Francesco Pinto, presidente del Consorzio A-smez, che raccoglie 1.250 enti locali.

«Imprese scoraggiate dal decreto.

Il governo sbaglia a trattare solo con Confindustria».
«Ma i Comuni hanno vinto la sfida del solare». 

Sindacati, associazioni ecologiste, imprese del settore e investitori lo hanno bocciato duramente...

 

 

Rinnovabili. Parla Francesco Pinto, presidente del Consorzio A-smez, che raccoglie 1.250 enti locali.

 

 

«Imprese scoraggiate dal decreto. Il governo sbaglia a trattare solo con Confindustria»

 

 

 

«Ma i Comuni hanno vinto la sfida del solare».

 


 

 

Sindacati, associazioni ecologiste, imprese del settore e investitori lo hanno bocciato duramente. Confindustria, invece, l'ha promosso. Francesco Pinto, presidente di Asmez, il più grande consorzio di Comuni italiani (1.520 enti locali su tutto il territorio nazionale), si colloca a metà strada: per lui il decreto Romani sul quarto conto energia «è stato un intervento utile, ma ci si poteva aspettare di meglio». Cosa c'è di positivo?

 

 

«Con il varo del decreto -spiega Pinto - finalmente si pone fine alla situazione di stallo che si era creata con l'approvazione, nel marzo scorso, del famigerato decreto "ammazza rinnovabili". Ora, la riduzione nel tempo degli incentivi concessi assicura quantomeno la certezza sul ritorno degli investimenti, almeno per i piccoli impianti fino al 2012». Non è un dettaglio per il Consorzio Asmez, impegnato nel progetto Aspea: 225 enti locali coinvolti nella realizzazione di impianti solari, oltre 2 miliardi di investimenti raccolti, anche grazie a importanti aziende straniere.

 

 

Non a caso, dopo l'approvazione del nuovo decreto, lAsmez ha deciso di riaprire il bando Aspea (vedi box nella pagina successiva) per la realizzazione di impianti fotovoltaici. Ma Francesco Pinto affronta di petto anche i limiti dell'intervento ministeriale, che purtroppo non mancano. «Per i grandi impianti, quelli di potenza superiore ai 200 kw - spiega il presidente dell’Asmez - vengono fissate delle soglie di produzione a livello nazionale superate le quali scatta in automatico la riduzione degli incentivi a prescindere dalla data di "fine lavori". Da gennaio 2013, le soglie scatteranno, poi, per tutti gli impianti, anche per i piccoli, e sarà ben difficile che le banche pos-sano finanziare investimenti senza avere certezze sul livello di incentivazione successivamente riconosciuto. Ma soprattutto il decreto ministeriale non rimuove il vero ostacolo allo sviluppo del settore delle rinnovabili.

 

 

 

Quale sarebbe? Resta ancora in piedi un sistema autorizzatorio pesante, lento e farraginoso, vera palla al piede per un settore innovativo che avrebbe bisogno, invece, di snellezza operativa e certezza di regole. Il nuovo decreto, anzi, rende tutto ancora più complicato. E come se non bastasse, inoltre, rimanda al Gestore dei servizi energetici e all’Autorità per l'energia elettrica ed il gas, l'emanazione di nuove regole interpretative delineando un quadro normativo "work in progress" che non aiutala chiarezza. L'obiettivo sembra quasi quello di scoraggiare i volenterosi.

 

 

 

Ma ci sono dei modelli di altri Paesi che si potrebbero seguire anche in Italia per rilanciare il settore delle rinnovabili? In molte dichiarazioni di intenti politici sento affermare che si vuol importare in Italia il modello di incentivazione operante con successo in Germania, dove però è presente un'unica associazione di settore che negozia con il governo la riduzione delle tariffe incentivanti man mano che l'abbassamento dei costi industriali lo consente.

 

Il governo italiano ha, invece, negoziato, di fatto, il nuovo decreto solo con Confindustria, che rappresenta le industrie "energivore", preoccupate dell'aumento del costo delle bollette elettriche, su cui vengono caricati i costi delle incentivazioni per il fotovoltaico. Sono quindi rimaste fuori dalla concertazione le tante associazioni di settore.

 

 

Che tipo di osservazioni avreste fatto al governo? Avrei citato un recentissimo studio della Fondazione Leoni che ha dimostrato come l'aumento della produzione fotovoltaica nelle ore di punta, riduca il ricorso alla produzione aggiuntiva da fonte fossile, determinando un minor costo dell'energia che è in grado di dimezzare il valore della componente A3 in bolletta. Proprio quella necessaria a sostenere gli incentivi per il fotovoltaico. Per le industrie "energivore", che già godono di consistenti sconti governativi, l'effetto è l'azzeramento del peso della componente A3 in bolletta.

 

 

Un ulteriore ed evidente vantaggio. L'auspicio è che da qui al 2013, il clima politico si rassereni e che le associazioni di settore si riuniscano per avere un tavolo di trattative con il governo. Solo così si potrà ottenere un effettivo rilancio delle rinnovabili. L'unica associazione che è riuscita ad ottenere consistenti vantaggi dal decreto è stata l’Anci.

 

 

Quali sono i vantaggi che gli enti locali possono trarre dall'intervento ministeriale? Non solo sono state confermate le agevolazioni previste nel "terzo conto energia", ma sono state addirittura ampliate.

 

 

La maggiorazione del 5 per cento degli incentivi per i Comuni sotto i cinquemila abitanti, già riconosciuta per gli impianti su tetto, è stata estesa anche agli impianti a terra e fino a 1 Mw di potenza installata. Sono stati definiti "piccoli" anche gli impianti degli enti locali fino a 1 Mw, che pertanto sfuggono ai limiti imposti a quelli "grandi" almeno fino a fine 2012. Inoltre, gli enti locali potranno valorizzare l'energia prodotta anche ricorrendo alle regole del "ritiro dedicato", finora loro precluso, con un aumento del valore dell'energia fino a 3 centesimi per kwh prodotto.

 

Infine salta il limite di ventimila abitanti che era previsto dal precedente decreto per poter accedere alle agevolazioni riservate ai Comuni.

Qual è, dal vostro punto di vista, il futuro delle energie rinnovabili nel nostro Paese, al di là delle vicende relative al decreto Romani? In tema di energie rinnovabili, l'Italia ha potenzialità enormi. La natura ci riserva livelli di irraggiamento doppi rispetto alla Germania, che pure ci surclassa nella produzione da impianti fotovoltaici e che dichiara di poter raggiungere entro il 2050 il traguardo della produzione di energia con il solo ricorso alle fonti rinnovabili.

 

 

L'Italia, in realtà, sarebbe in grado di tagliare il traguardo molto prima, ricorrendo oltre che al fotovoltaico anche all'eolico, alle biomasse, alla geotermia o al mini idraulico. Le nuove tecnologie permettono, infatti, il ricorso ad una vasta gamma di piccole produzioni distribuite sul territorio e connesse alle nuove reti "smart grid", in grado di evitare i "colli di bottiglia" rappresentate dalle grandi dorsali ad alta tensione. Insomma un sistema con molte analogie con la rete internet, che ben si sposa con il dinamismo italico delle piccole e medie imprese. Le energie rinnovabili promettono, dunque, un futuro roseo sempreché il sistema politico saprà finalmente riformare un armamentario normativo e burocratico pesante e farraginoso che rappresenta il vero ed unico ostacolo all'innovazione.

 

 

Da: Italia Oggi. Articolo di Simona Santoro.