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Mai il nucleare nell'Isola PDF Stampa
Giovedì 12 Maggio 2011 10:06

Il tecnico con la passione del contatore “Geiger”.

Ogni tanto si porta appresso quella scatola di metallo che, con un po' di fantasia, può ricordare un vecchio transistor.
In realtà si tratta di un contatore Geiger che Mario Caula, 74 anni, tecnico elettronico di Iglesias, usa per misurare eventuali tracce di radioattività.
Curiosità piuttosto che psicosi da nucleare sull'onda della catastrofe giapponese, anche se ammonisce:
«Se non ci opponiamo con forza alla costruzione di centrali nucleari nel nostro paese, dovremo prepararci ad andare sempre in giro con un dispositivo come questo».

 

Mai il nucleare nell'Isola

Il tecnico con la passione del contatore “Geiger”
Ogni tanto si porta appresso quella scatola di metallo che, con un po' di fantasia, può ricordare un vecchio transistor.
In realtà si tratta di un contatore Geiger che Mario Caula, 74 anni, tecnico elettronico di Iglesias, usa per misurare eventuali tracce di radioattività. Curiosità piuttosto che psicosi da nucleare sull'onda della catastrofe giapponese, anche se ammonisce: «Se non ci opponiamo con forza alla costruzione di centrali nucleari nel nostro paese, dovremo prepararci ad andare sempre in giro con un dispositivo come questo». Da usare senza risparmio per individuare la presenza del “nemico invisibile”.
Mario Caula potrebbe essere scelto come testimonial d'eccezione per uno spot contro il nucleare e a favore della croce sul sì (per dire no alle centrali, è bene ricordarlo) nella scheda del referendum.
CONTRO IL NUCLEARE
La sua avversione al nucleare non è una questione di opportunismo legata al fatto che, nella zona industriale di Iglesias, una decina d'anni fa ha aperto una fabbrica (la “Security telespazio”, ora gestita da due dei tre figli) che si occupa, tra l'altro, di impianti fotovoltaici ed eolici. Anzi, si potrebbe dire che questo è stato il risultato di una consapevolezza maturata con l'esperienza diretta.
Perché Caula ha nel suo curriculum una lunga sfilza di esperienze in diversi settori: raffinerie petrolifere, industrie chimiche e centrali nucleari.
Per la precisione quelle di Trino e Saluggia, entrambe nella pianura Vercellese, dove ha trascorso circa sei anni della sua vita. Le sue mansioni erano legate alla qualifica di tecnico elettronico: «Ero addetto alla taratura della strumentazione, ero giovanissimo ma il lavoro nelle centrali non mi ha mai appassionato. Quando mi hanno detto che prima avrei dovuto restare lì per altri cinque anni, ho detto no». Un rifiuto senza tentennamenti né rimorsi.
I RISCHI DELLE CENTRALI
Il tecnico elettronico dice con chiarezza il perché: «Alcune cose sulle centrali nucleari non vengono mai spiegate. Non vi siete mai chiesti perché abbiano sempre un camino che non fuma mai e una torre meteorologica?» Caula non lascia il quesito privo di risposta: «Il camino serve per scaricare lo iodio 131, fortemente radioattivo, ogni qualvolta si deve fare la manutenzione del circuito primario, il che accade in media ogni due, tre mesi. La torre meteorologica serve per vedere in quale direzione soffiano i venti e, dunque, dove finirà la sostanza radioattiva».
Centrali moderne e supersicure? Manco a parlarne. «All'esterno non si sa mai realmente cosa succede in una centrale, di incidenti si parla soltanto quando le conseguenze sono subito tangibili. Io ho assistito a diversi incidenti: una volta l'acqua per il raffreddamento si è ghiacciata, un'altra non è andato a buon fine il processo di demineralizzazione e nel Po è finito acido solforico».
L'Unione Sarda dell'11 Maggio 2011.