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La Sardegna si ribella: sgravi solo per il metano PDF Stampa
Giovedì 12 Maggio 2011 10:32

La Sardegna si ribella alle bollette astronomiche.

«La Sardegna è sotto scacco».

Utenti, politici, addetti ai lavori, associazioni di consumatori, a una sola voce pur con argomenti diversi sventolano bollette del gas astronomiche e decidono che è il momento di svegliarsi.

L’ultima agevolazione studiata dal Governo a favore di chi consuma metano, cioé il resto d’Italia, stavolta viene percepita come uno schiaffo: l’aliquota Iva è calcolata al dieci per cento per quasi tutte le utenze domestiche, anche per chi lo usa per il riscaldamento.

 

 

Un bel risparmio, ma non nell’isola. Qui tutto rimane fermo. E costoso.

 


 

Il provvedimento in questione fa parte del decreto per lo sviluppo varato dal Governo, ed è una delle misure di snellimento fiscale cui gli esperti

del Sole 24 Ore, hanno conferito una sufficienza piena.

Recita così: aliquota Iva del 10 per 100 sul singolo contratto di somministrazione di gas naturale per la combustione a fini civili (fino a 480 metri cubi). Significa che una consistente fetta di famiglie usufruisce (la misura viene sperimentata da qualche mese) di uno sconto, perché l’imposta era del 20 per 100 per chi consuma da 120 a 480 metri cubi. E dunque, oltre che per cucinare, usa il gas anche per riscaldarsi. Ebbene, l’isola è tagliata fuori perché il gas naturale, ossia il metano, non ce l’ha. Arriverà con Galsi, fra tre anni secondo l’accordo sardo-algerino, ma quella è un’ altra partita. Il match in questione, invece, vede in campo le aziende che distribuiscono ai sardi il gas, i cittadini, costretti a sborsare molto di più di quanto paga qualunque italiano, lo Stato e la Regione.
Da un lato il prezzo, mai stabile e sempre elevato, che le compagnie propongono per il gpl, che a differenza del metano non è stabilito dall’Autorità per l’energia, dall’altra gli enti pubblici, che con le tasse incidono in modo decisivo sulle bollette.
In mezzo gli utenti sardi, che per il gpl, in bombole o bombolone, o il gas di città, sborsano tra il 20 e il 30 per 100 in più di quanto paga il resto d’Italia, e quasi il doppio di chi usufruisce del metano, che ha un potere calorifico inferiore ma un costo di gran lunga più basso, e oggi anche meno tassato. Le reazioni, a stimolare le varie parti interessate, hanno toni e contenuti diversi.
Guido Melis, parlamentare Pd, presenterà coi colleghi sardi un’interrogazione in cui, pur sapendo che a incidere tanto, in questa storia, sono «i venti della speculazione internazionale», chiederà un intervento a favore dell’isola: «I nuclei familiari spendono il 40 per 100 in più di qualunque famiglia italiana, e sono esposti come banderuole a oscillazioni nelle quali hanno sempre da perdere. Ma anche la Regione potrebbe svegliarsi e proporre misure che alleggeriscano le difficoltà dei sardi». Eccolo, l’altro attore.
Chiamato in causa perché le regioni a statuto speciale hanno un sistema di tassazione diversa, e la Sardegna riesce ad abbattare comunque il 90 per 100 delle imposte. Ma nonostante questo le tariffe sono alle stelle. Un esempio. Bolletta Butangas, uno dei fornitori sardi, l’unico che la materia è autorizzato a farla arrivare per mare. L’utente, una famiglia del Sassarese, ha pagato due mesi fa 90 centesimi al litro (si tratta di gpl, dunque liquido), ivati del 20 per cento. Significa più o meno un euro e 80 al metro cubo.
La fattura di dicembre 2010 registrava come prezzo unitario un euro, quella di un anno fa 10 centesimi in meno, nel marzo 2008 un euro e 13. L’aumento del costo delle materie prime, spinto dalla crisi del nord Africa, è dunque per questa famiglia e tante altre un falso problema. Paolo Porcu, direttore di Medea (che gestisce il gas di città, dal prezzo più basso rispetto a quello del gpl, a Sassari e Cagliari, e lo convertirà in metano quando Galsi lo porterà nell’isola), non vede alternative: «Il metanodotto farà risparmiare i sardi, nel frattempo il compito della Regione è studiare qualche misura alternativa.
Ma non palliativi: quella del Governo per il metano lo è. Ma lo Stato, si sa, su questa materia ha le mani legate». Altroconsumo non la pensa così e va oltre: «Politiche governative sbagliate, è la Sardegna ad avere le mani legate. E poi ci sono le speculazioni delle compagnie». Riccardo Testoni, coordinatore regionale di Assopetroli, la vede da un’altra prospettiva ancora: «Uno studio da noi compiuto dimostra che non è così. A determinare le oscillazioni dei prezzi è oggi soprattutto il cambio euro-dollaro. E quanto al futuro, pernso che il metano non sia la soluzione, e che la Regione dovrebbe prevedere dei bonus compensativi della pressione fiscale».
La Nuova Sardegna