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Ventimila oggi in piazza contro Equitalia PDF Stampa
Giovedì 12 Maggio 2011 10:59

Il Movimento artigiani e commercianti liberi del Sulcis porta la sua protesta a Cagliari.

L’avamposto è partito ieri, alle 20, da Carbonia, a piedi.

Novanta chilometri in notturna, poi per i primi della carovana comincerà l’attesa, nel piazzale della Fiera, degli altri ventimila promessi al prefetto.
«Di meno non saremo», è l’annuncio del popolo delle Partite Iva.

 

Ventimila oggi in piazza contro Equitalia

 


Il Movimento artigiani e commercianti liberi del Sulcis porta la sua protesta a Cagliari
CAGLIARI. L’avamposto è partito ieri, alle 20, da Carbonia, a piedi. Novanta chilometri in notturna, poi per i primi della carovana comincerà l’attesa, nel piazzale della Fiera, degli altri ventimila promessi al prefetto. «Di meno non saremo», è l’annuncio del popolo delle Partite Iva. È il loro giorno di protesta, contro Equitalia, da scaricheranno addosso a chi finora li ha lasciati soli ad affogare fra case sequestrate, ganasce fiscali, famiglie sul lastrico e aziende all’asta.
Andrea Impera, uno di loro, è il capopopolo che giovedì scorso ad «Annozero» se l’è presa con tutti, destra e sinistra, governo e opposizione, Agenzia dell’Entrate, Inps e Comuni. - Perché? «C’è da chiederselo? Siamo disperati. Vogliono portarci via tutto, ma non ci riusciranno. Se ci provano, finirà male.
Devono sapere che alcuni di noi hanno già tentato il suicidio, che altri non sanno più a quale Cristo votarsi per non finire sul lastrico. Vogliono lasciarci morire strangolati dalle banche, o peggio ancora dagli usurai e dagli sciacalli?».
- L’unica vostra parola d’ordine è ribellione. «Certo. È il Movimento artigiani e commercianti liberi del Sulcis a ribellarsi, a guidare questa rivolta dopo che nessuno ha fatto nulla per fermare lo strapotere di Equitalia, la nostra rovina». - Ma non avete pagato tasse e contributi: dunque, siete soltanto dei colpevoli in cerca di condono. «Sbagliato. Non siamo un popolo di furbi e ai fuorilegge di professione diciamo di non provare neanche a infiltrarsi, o sarà peggio per loro». - Ma voi chi siete? «Siamo degli evasori per fame. Perché fino a quando c’è stato almeno un po’ di lavoro, abbiamo fatto di tutto per rispettare le scadenze. Poi c’è stata la crisi, che ha spazzato via tutto, anche la speranza». - Siete dei morti che camminano.
«Esatto. Perché adesso invece di darci una mano, vogliono condannarci a morte con una montagna di cartelle fiscali». - Dica la verità, non volete pagare. «Mai. Chiediamo soltanto di non essere cannibalizzati dallo sporco gioco al raddoppio, se sei fortunato, che hanno organizzato dall’Agenzia dell’Entrate all’Inps con gli interessi, mostruosi, e le sanzioni, pazzesche.
Meglio che si sappia da subito e così mandiamo a quel paese le malelingue: vogliamo pagare, ma il giusto». - Cioè? «Prima di tutto chiediamo la sospensione per almeno un anno delle cartelle in esecuzione. Poi che siano levate le ganasce fiscali ai mezzi di lavoro, qualcuno mi deve spiegare come faccio a mettermi in regola, se poi non posso usare l’auto o il trattore». - Ci sono anche le case pignorate. «
Le aste devono essere subito fermate. C’è addirittura gente che rischia di perdere la casa per un debito con lo Stato di appena ottomila euro. È disumano». - Altre richieste?
«Aumentare il periodo di rateizzazione. Siamo in emergenza e settantadue mesi, che adesso è il massimo, non bastano più. Devono essere almeno centottanta». - Siete anche contro gli studi di settore. «Sono un’altra rovina.
A Roma continuano a credere che viviamo in paradiso, quasi non sappiamo che la Sardegna è invece murata viva. Disoccupati e cassaintegrati, è un disastro nel Sulcis. L’industria è morta e nel pozzo nero ha trascinato il commercio e l’artigianato. O cambiano gli studi di settore, o andrà sempre peggio».
- Chi deve salvarvi? «È un dovere della politica trovare una via d’uscita, noi da soli non possiamo riuscirci. Dal presidente Cappellacci e dal Consiglio regionale pretendiamo che chiedano al governo di fermare Equitalia».
- Possono farlo? «Lo può fare il ministro Tremonti. Bisogna chiederglielo subito. Perché questa emergenza è peggio di una calamità naturale e se qualcuno non interviene, saremo travolti dal dramma sociale». - Sarà una manifestazione pacifica?
«Abbiano il sangue alla testa, ma non siamo violenti. Marceremo fino al palazzo della Regione, in viale Trento, dove una delegazione sarà ricevuta da Cappellacci». - Ma in televisione avete minacciato che farete tremare il Palazzo. «Lo faremo se l’incontro finirà con un nulla di fatto. Basta con le promesse.
Siamo stati da Equitalia e ci ha detto che non può far nulla. Dice che la colpa non è sua ma dagli enti creditori e allora bisogna intervenire sui mandanti di quello che sta per essere un olocausto».
La Nuova Sardegna del 12 Maggio 2011.