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Lunedì 16 Maggio 2011 09:42
A Quirra
Cappellacci oggi chiederà alla magistratura la sospensione del sequestro.
PERDASDEFOGU.
Due ore e mezza di dibattito acceso, con accuse che volano da una parte all’altra, sincere ammissioni - «nessuno si aspettava il sequestro del poligono» -, sfoghi disperati - «Non siamo la Chernobyl della Sardegna» - e annunci che strappano l’applauso dell’intera sala: «Domani (oggi per chi legge - ndr) chiederemo la sospensione del provvedimento di sequestro».
Alla fine, la santa alleanza tra Regione, sindaci e allevatori, per salvare il poligono di Quirra e «restituire dignità anche agli stessi militari» si firma - governatore Ugo Cappellacci e sindaco Walter Mura in testa - davanti a un piatto di casu agedu di latte di capra foghesina, un cosciotto di maiale doc allevato nel terreno della base, e un bicchierino di purissima acquavite che lava via un bel po’ di ribollenti rancori. «Ho il massimo rispetto per la magistratura, ma domani chiederemo l’immediata sospensione del provvedimento di sequestro del poligono nell’attesa che l’Asl faccia le analisi sulla carne e sul latte e altri accertamenti».
Alle 12.30 di ieri, dopo essere sopravvissuto alle accuse dei pastori, aver ascoltato silenzioso e a tratti imbarazzato anche la rabbia sincera delle allevatrici disperate «perché nessuno vuole il nostro latte e formaggio», e aver assistito al deciso scatto di orgoglio di una intera comunità e dei sindaci stufi di essere definiti «tutti malati, ma dove sono le prove?», il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, afferra il microfono, si alza in piedi, e dà l’annuncio che tutti, nella folta assemblea, si auguravano almeno nell’immediato.
E l’aula magna dell’Ipsia, dove la Coldiretti ha convocato la riunione per discutere del caso Quirra, si lascia andare a un applauso liberatorio.
È la tarda mattinata di una giornata difficile, ricca di proposte, piena di sfoghi, piccole rivincite, sincere ammissioni. A cominciare da una che fa lo stesso governatore: «Abbiamo tutti responsabilità ma la situazione ha avuto una svolta imprevista».
Un’altra ammissione la fa l’assessore regionale alla Sanità, Antonello Liori, quando ribadisce che lo studio dei due veterinari dell’Asl di Cagliari che ha dato lo spunto al procuratore Domenico Fiordalisi per aprire l’inchiesta, lo scorso 12 gennaio, «non ha validità scientifica ma solo descrittiva, i due veterinari hanno raccolto dati solo per sentito dire.
La verità è che in questa zona non c’è alcuna anomalia, anzi, ci sono meno tumori in percentuale che nel resto d’Italia: lo dicono i dati del registro tumori della Regione». A quattro mesi dall’avvio dell’inchiesta che più ha toccato nella loro storia l’Ogliastra e il Sarrabus, pastori, politici e gente comune si guardano in faccia, se ne dicono di tutti i colori, ma alla fine trovano un accordo comune fatto di pochi punti essenziali.
La Regione, annuncia Cappellacci, «chiederà la sospensione del decreto di sequestro del poligono. Una sospensione motivata dal fatto che abbiamo disposto nuovi accertamenti. Chiediamo la sospensione nell’attesa che le indagini epidemiologiche e non solo diano risultati chiari e certi».
L’assessore Liori spiega che ha già dato disposizione per far «analizzare la carne e il latte del bestiame di Quirra». La stessa Regione, inoltre, assegnerà i primi indennizzi ai pastori anticipando la quota dello Stato.
«Ma rilanceremo anche l’immagine di questo territorio - aggiunge il governatore - sfruttando pure il primato della longevità. Qui si vive più a lungo che in altre parti, e questo voi lo sapete bene». Mentre l’assessore regionale all’Agricoltura, Mariano Contu, lo dice chiaro e tondo che «nessuno, in assenza di dati certi, si può arrogare il diritto di dire che questo territorio sia inquinato. Credo che il provvedimento di allontanamento degli animali non sia la soluzione al problema».
Contu ci tiene a dirlo che parla anche da medico, e che «le malformazioni, purtroppo, si ritrovano in tutte le popolazioni e spesso sono causate da vaccinazioni e persino dai diserbanti».
La Coldiretti con il direttore regionale Luca Saba, il responsabile di Nuoro e Ogliastra Aldo Manunta, e il vice Vincenzo Cannas annuncia: «Ci rivolgeremo anche noi agli avvocati perché chiediamo chiarezza e certezze. Senza terreni pascolativi rischiamo anche di perdere i premi comunitari. Ma bisogna anche studiare un piano di valorizzazione del territorio».
«Si parla sempre di uranio - aggiunge il segretario generale della Cisl, Antonio Mura - ma non ne è stato trovato. E poi, questa è la terra dei longevi». La sala, piena come un uovo, ascolta ma è tutt’altro che passiva. Mormorii, applausi, voci che si levano dalla folla, si susseguono alternati per tutta la mattinata. Pastori e residenti sono arcistufi di sentirsi definire come una sorta di appestati, senza che nessuno, sostengono, abbia fornito le prove.
«Nella piana del Cardiga non è morto nessun allevatore - dice un pastore - perché allora ci hanno già condannato prima di avere dati certi? Non si possono trarre conclusioni sulla base di testimoni che si inventano le cose o che le ricordano solo dopo otto anni».
«L’unica terapia per questa situazione - spiega il presidente della Provincia Ogliastra Bruno Pilia - è la chiarezza, va fatta per il bene di tutti. Per questo stiamo facendo una indagine epidemiologica più estesa di quella fatta nel passato. E poi serve un’azione di rilancio del territorio: va fatta una certificazione di qualità sui nostri prodotti, per garantirne la sicurezza».
La Nuova Sardegna.