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Brunetta premia solo gli statali PDF Stampa
Mercoledì 04 Agosto 2010 13:38
Regioni, sanità ed enti locali autonomi sui propri dipendenti


Si è a quota 30. Sono trenta le versioni a cui è arrivato il decreto antifannulloni del ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta. E forse ce ne sarà anche una trentunesima, quella che domani dovrebbe approdare al consiglio dei ministri per il varo definitivo. Acquisiti i pareri delle commissioni parlamentari, tenuto conto dei rilievi sollevati dalle regioni, ascoltate le posizioni dei sindacati, il lavorio del decreto pare essere dunque giunto a conclusione. Con una novità di rilievo, rispetto agli annunci e al tenore del provvedimento dei primi tempi: una parte consistente della riforma, quella che attiene alle differenziazioni di salario, quella che prevede una classifica dei dipendenti tra bravi, bravini e incapaci , riguarderà nell'immediato pochi intimi: poco più di 500 mila persone, prevalentemente i travet dei ministeri, degli enti previdenziali, delle agenzie fiscali, in generale del parastato. Ne resta fuori la fetta più grossa, quella dei lavoratori di regioni, sanità, enti locali, quasi 1,5 milioni di dipendenti. Brunetta avrebbe voluto un'applicazione rigorosa e generale della sua riforma ma si è dovuto arrendere davanti al fronte del no delle autonomie locali, che hanno rivendicato la loro competenza in materia di organizzazione del lavoro. E così si è giunti a una mediazione, suggerita anche dalle commissioni del parlamento, che, salvo modifiche dell'ultima ora, è articolata così: la valutazione della bravura scatterà subito per i dipendenti delle amministrazioni centrali, quelle sulle quali è chiara e netta la giurisdizione della funzione pubblica; gli altri enti invece si faranno la loro valutazione, decideranno come adeguarsi alla indicazioni di Brunetta. Insomma, la legge diventa un obiettivo, che le autonomie potranno declinare come riterranno più opportuno rispetto alle proprie specificità. Con un vincolo: le fasce di merito non dovranno essere inferiori a tre. Solo nel caso di inerzia, se le amministrazioni non dovessero muovere foglia entro il 31 dicembre 2010, allora Brunetta tornerà a imperare, ovviamente fino all'eventuale emanazione della specifica disciplina regionale e locale. Niente da fare, invece, per gli statali che dovranno arrendersi ad essere classificati, a fini del trattamento accessorio legato alla performance: il 25% è collocato nella fascia alta di merito, che dà diritto al 50% del trattamento accessorio; il 50% in fascia intermedia, avrà sempre il 50% del trattamento legato al rendimento individuale; il restante 25% non avrà nulla. Quote che comporteranno una decurtazione notevole di salario per coloro che finora hanno goduto di accessori a pioggia. I più alti, nelle agenzie, in cui l'accessorio può pesare sullo stipendio complessivo fino al 40%. Sempre domani l'azione riformatrice di Brunetta dovrebbe incassare un altro risultato: i sindacati sono stati infatti convocati all'Aran, l'agenzia governativa per la contrattazione nel pubblico impiego, per dare il via libera definitivo all'accordo quadro sul taglio ai distacchi e permessi. La sforbiciata- resa necessaria dal decreto legge 112/2008- per il 2009 sarà del 15%, del 45% in tre anni. Un duro colpo per le organizzazioni sindacali: comparto per comparto, centinaia di sindacalista perdenti posto dovranno infatti tornare al lavoro. Con un risparmio di risorse che il ministro conta di reinvestire sulla produttività dei lavoratori.

L'articolo di Alessandra Ricciardi pubblicato da Italia Oggi è inserito nella Rassegna Stampa presente nell'area Ufficio Stampa.