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Martedì 24 Maggio 2011 09:38

Cagliari. Metà delle aziende hanno il fatturato in calo.

Le piccole imprese, considerate il tessuto portante dell’economia sarda, resistono. 

Ma sino a quando se i dati Istat dicono che siamo tornati indietro di dieci anni?
Il Rapporto congiunturale dell’Api sarda, l’associazione delle piccole e medie imprese, fotografa la stanchezza delle aziende, le quali, soltanto per un terzo, riesce a conquistare nuovi spazi comemrciali. Le altre resistono o perdono posizioni.

 

 

Imprese ferme da dieci anni


Metà delle aziende hanno il fatturato in calo

 

CAGLIARI. Le piccole imprese, considerate il tessuto portante dell’economia sarda, resistono.
Ma sino a quando se i dati Istat dicono che siamo tornati indietro di dieci anni? Il Rapporto congiunturale dell’Api sarda, l’associazione delle piccole e medie imprese, fotografa la stanchezza delle aziende, le quali, soltanto per un terzo, riesce a conquistare nuovi spazi comemrciali. Le altre resistono o perdono posizioni.
Il numero di piccole e medie imprese con un fatturato in calo è pari al 46% del campione alla base del Rapporto annuale dell’Api sarda, giunto alla ventitreesima edizione.
(Il campione era formato da 304 imprese). Dati negativi mai raggiunti in tutta la serie storica rilevata a partire dal 1996 affermano i curatori dello studio, Pierangela Pisu, Simona Ledda e Paolo Farci. E naturalmente la conseguenza è chiara: sono tempi bui per l’occupazione. Ventisei 6 aziende su cento hanno ridotto i propri organici nel 2010 e sette su dieci hanno mantenuto a fatica gli stessi addetti nella pianta organica.
Il Rapporto è stato presentato ieri da Enrico Gaia, (assente il presidente dell’associazione, Italo Senes) in una convegno chiuso dall’assessore alla Programmazione, Giorgio La Spisa, il quale ha preso favorevolmente atto che la mentalità degli imprenditori è cambiata: è infatti tramontata la cultura dei contributi a fondo perduto e, all’amministrazione, si chiedono magari meno risorse ma subito, con tempi da impresa. La competitività passa per le riforme. La Spisa ha illustrato la strategia della Regione che si basa molto sull’innovazione, arma indispensabil per far crescere le imprese.
«L’attuale crisi deve essere affrontata con un cambiamento radicale delle scelte di policy che abbiano come riferimento la Sardegna del 2020», ha affermato Enrico Gaia. Un capitolo a parte per quanto riguarda le esportazioni: su questo capitolo - secondo l’Api sarda - il sistema imprenditoriale si divide in due, tra aziende consapevoli che il mercato sardo è chiuso e di conseguenza cercano nuovi sbocchi commerciali, e la parte meno strutturata (le micro imprese) che si batte per mantenere le proprie posizioni.
I pagamenti della pubblica amministrazione non fanno passi in avanti: le aziende che lavorano per enti pubblici continuano a attendere il pagamento di quanto spetta loro da troppo tempo.
L’Api denuncia: «Per i ritardi nei pagamenti molte aziende delle costruzioni hanno chiuso i cantieri e licenziato i propri dipendenti. Altre che operano nella sanità e nei servizi alla pubbliche amministrazioni, stanno rischiando di dover sospendere la propria attività».
Gli imprenditori si augurano che la norma introdotto con la Finanziaria sulla certificazione dei crediti delle industrie trovi «una più rapida attuazione»; questo significherebbe dare alle imprese la possibilità di rivolgersi alla banca con l’attestazione del credito da riscuotere. Perché il problema del credito resta dirompente per le industrie regionali ed è «auspicabile che la Regione garantisca in maniera costante il costegno ai Confidi chiamati a sostenere le imprese in un rapporto «impari» con il sistema bancario».
 
La Nuova Sardegna 24.05.2011