Home Ufficio Stampa Ambiente e territorio: «Risarcite gli abusi demoliti»
Ambiente e territorio: «Risarcite gli abusi demoliti» PDF Stampa
Martedì 24 Maggio 2011 10:00

Situato a Portu Malu, nella costa di Teulada, nel giugno del 2001 le ruspe ne buttarono giù una grande fetta.

Secondo i ricorrenti, i fratelli Guido, Emilio, Fernando e Renato Antonioli, tutti imprenditori originari della Valtellina, il Comune di Teulada e la Regione Sardegna avrebbero violato il principio di affidamento.

In altre parole, la società, avendo ottenuto le licenze edilizie a sanatoria da parte del Comune e i nulla osta paesaggistici dalla Regione, riteneva che la lottizzazione fosse conforme alla legge...

 

Ambiente e territorio : «Risarcite gli abusi demoliti»

 

 

La società Baia delle Ginestre chiede 115 milioni a Comune e Regione.

 

TEULADA. «Regione Sarda e Comune paghino i danni!». Gli ex soci della ormai fallita società Grand Hotel Baia delle Ginestre presentano il conto per le conseguenze derivanti dalla sentenza di demolizione di parte dell’omonimo albergo.
Situato a Portu Malu, nella costa di Teulada, nel giugno del 2001 le ruspe ne buttarono giù una grande fetta. Secondo i ricorrenti, i fratelli Guido, Emilio, Fernando e Renato Antonioli, tutti imprenditori originari della Valtellina, il Comune di Teulada e la Regione Sardegna avrebbero violato il principio di affidamento. In altre parole, la società, avendo ottenuto le licenze edilizie a sanatoria da parte del Comune e i nulla osta paesaggistici dalla Regione, riteneva che la lottizzazione fosse conforme alla legge.
Invece le sentenze del giudice penale hanno ravvisato l’esistenza del reato di lottizzazione abusiva e condannato la società, alla demolizione delle opere irregolari e confiscato i terreni. Di qui la richiesta di un risarcimento stratosferico, 115 milioni e 691 mila euro, da attribuire, secondo le responsabilità che un eventuale giudizio potrebbe rilevare, al Comune di Teulada e alla Regione.
I fratelli Antonioli hanno quantificato in 10 milioni di euro il valore del terreno; 40 milioni le costruzioni realizzate; il minor guadagno derivante dal fallimento ammonterebbe a 65 milioni 91 mila euro. Infine, 600 mila euro è il valore degli arredi delle camere demolite. L’atto di citazione non ha fatto perdere il sonno all’amministrazione comunale di Teulada. Se si pensa che il bilancio comunale è di 9 milioni di euro annui, occorrerebbero almeno 18 anni per saldare il debito (senza poter sostenere altre spese).
A meno che, ipotesi molto remota, non fosse la Regione ad accollarsi l’intero onere: «La cosa non ci preoccupa affatto - dice il sindaco Gianni Albai - prima di tutto perché la demolizione di parte della struttura alberghiera è avvenuta in seguito a delle sentenze penali passate attraverso tutti i gradi di giudizio.
In pratica è stato riconosciuto il reato di lottizzazione abusiva. In secondo luogo perché il Comune di Teulada a suo tempo (la vicenda non riguarda le amministrazioni da me guidate) fece tutto secondo le normative urbanistiche vigenti ed in conformità alle disposizioni del Piano Urbanistico Comunale.
Inoltre, nonostante gli abusi edilizi ormai riconosciuti, fece di tutto per scongiurare la demolizione chiedendone l’acquisizione al patrimonio pubblico.
Non capisco, dunque, questa richiesta da parte dell’impresa fallita.
La citazione, presentata al Tribunale di Milano, mi sembra del tutto inutile». La vicenda dell’albergo sulla costa, al di là delle possibili schermaglie legali, sembrava ormai definita da tempo. La struttura, pur a capacità ridotta, continua a funzionare, la società che ne ha rilevato la proprietà (in pratica gli stessi imprenditori valtellinesi) è la «Regina Pacis», la quale sta tentando di rilanciarne l’immagine con diverse promozioni indirizzate soprattutto ai turisti del Nord Italia.
Solo da qualche settimana, sono iniziati i lavori di rimozione delle macerie, derivanti dalla demolizione di dieci anni fa ed il ripristino ambientale. Finalmente. Altro che risarcimenti!
La Nuova Sardegna del 24.05.2011.