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Martedì 24 Maggio 2011 10:04

sì alla cordata napoletana

 

Il ministero dà l’ok.
 
 
La Cin, unica in gara, a un passo dall’acquisto della compagnia.

Mancano il sì dell’Antitrust e il via libera dei sindacati Il Pd: «Così si passa a un monopolio privato».
SASSARI. La cessione è vicina, il caos deve ancora arrivare. Il traghettatore della Tirrenia in mani private, il commissario straordinario Giancarlo D’Andrea, ha avuto il via libera ministeriale, e può dunque accettare l’offerta della Compagnia italiana di navigazione.
I 380 milioni messi sul piatto dalla triade Aponte-Grimaldi-Onorato, la cordata napoletana, erano l’unica offerta, dopo il ritiro dell’altra holding, la sardo-siciliana Mediterranea. Ieri, con un mese di ritardo sulla data ipotizzata per la chiusura, il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani ha detto sì, provocando nella Sardegna che vara la sua flotta reazioni non proprio entusiaste.
Oggi la Regione, impegnata a Roma in un vertice tra creditori della Tirrenia, fornirà sulla conclusione della trattativa la sua posizione ufficiale, che ieri il presidente Cappellacci e l’assessore ai Trasporti Solinas non hanno espresso. Rimangono dunque la cronaca di un pomeriggio convulso, e una calendarizzazione piuttosto serrata: entro due giorni il ministro è chiamato a mettere la firma in calce all’ aggiudicazione, ed entro un mese e mezzo l’Antitrust è obbligata a dire la sua sulla trattativa.
Nel frattempo ci sono da giocare tutte le partite che riguardano il piano industriale, le rotte, i posti di lavoro: i sindacati chiederanno oggi un incontro con D’Andrea, fissando la scadenza entro alla settimana prossima. Quello stesso incontro, in realtà, era fissato per il tardo pomeriggio di ieri. Poi il dietrofront: il commissario di Tirrenia è impegnato in un vertice a Palazzo Chigi, tutto rinviato. Si pensa che a questo vertice sia presente la Regione, ma più tardi si saprà che l’isola presente è la Sicilia impegnata nella collegata questione Siremar. Falso allarme. Ma le pressioni costringono D’Andrea a rompere gli indugi. È il momento dell’annuncio, affidato al suo vice.
E del commento del dicastero di Romani: «L’offerta garantisce la prosecuzione del servizio su tutte le rotte coperte dalle convenzioni con il ministero dei Trasporti, per la continuità territoriale e per il mantenimento dell’occupazione impiegata dalla Tirrenia».
Cioè oltre 1300 lavoratori. La privatizzazione, dunque, sarebbe quasi cosa fatta. L’offerta di Cin - fondata dagli armatori napoletani Manuel Grimaldi, Vincenzo Onorato (Moby) e Gianluigi Aponte (Grandi Navi Veloci e Snav) -, 380 milioni di cui 200 cash all’aggiudicazione e il resto in tre rate da 60 milioni da liquidare una volta ottenuti i circa 72 milioni annui per otto anni di contributi pubblici, dopo il primo parere negativo è stata giudicata valida. Giacomo Sanna e il Psd’Az, capofila della volontà della Regione di entrare nella nuova compagine, non hanno mai visto di buon occhio la trattativa con la società ora aggiudicataria. Il suo commento è in linea: «Che fosse un percorso già deciso non c’era alcun dubbio. È stata una trattativa privata senza senso, nella quale i napoletani hanno fatto l’affare della loro vita.
Ci vedo la fotocopia negativa della vicenda Alitalia». E Mario Bruno, capogruppo Pd in consiglio: «Passiamo da un monopolio pubblico a uno privato, con lo Stato che fa cassa e la Regione che sta a guardare. Occorreva intervenire nella trattativa».
La Nuova Sardegna del 24 Maggio 2011.