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L’inchiesta sulla ex Ila, nel mirino le perizie dei consulenti PDF Stampa
Martedì 24 Maggio 2011 10:10
Cagliari. Quasi una gara per offrire agli amministratori dell’Ila di Portoscuso una via d’accesso ai contributi pubblici che l’azienda, ormai decotta, non aveva diritto di incassare.
Compare nella relazione dei curatori fallimentari acquisita agli atti dell’inchiesta giudiziaria condotta dal pm Giangiacomo Pilia il nome di Mariano Mariani (sino alla scorsa settimana commissario straordinario del comune di Olbia), che nel 2001 elabora come consulente una relazione utile a mettere i conti della società in linea di galleggiamento. Mariani consiglia di portare soldi in cassa, soldi dei soci o di altri finanziatori.

 

 

Ventinove gli indagati con l’accusa di bancarotta fraudolenta

 

 

CAGLIARI. Quasi una gara per offrire agli amministratori dell’Ila di Portoscuso una via d’accesso ai contributi pubblici che l’azienda, ormai decotta, non aveva diritto di incassare.
Compare nella relazione dei curatori fallimentari acquisita agli atti dell’inchiesta giudiziaria condotta dal pm Giangiacomo Pilia il nome di Mariano Mariani (sino alla scorsa settimana commissario straordinario del comune di Olbia), che nel 2001 elabora come consulente una relazione utile a mettere i conti della società in linea di galleggiamento. Mariani consiglia di portare soldi in cassa, soldi dei soci o di altri finanziatori.
E spiega che «l’esistenza di uno squilibrio finanziario non possa costituire motivo per la non concessione delle agevolazioni, ma rilevi solo per la determinazione dell’impegno finanziario che dovrà essere assicurato dai soci».
Mariani insomma indica una strada, prima di lui l’altro consulente Luigi Crippa si era impegnato a spiegare agli amministratori come funzionasse il meccanismo dei contributi legati al contratto d’area del Sulcis Iglesiente.
L’intervento di Crippa, indicato nel verbale del collegio sindacale dell’8 marzo 2000, era legato alla ricostruzione dei movimenti di magazzino «per poter arrivare ad una ridefinizione dei bilanci 1997-1998 in sintonia con le valutazioni del perito nominato dal tribunale di Cagliari, Ugo Cappellacci».
Andrea Binetti invece, si era fatto riconoscere tra il 2005 e il 2006 un sontuoso contratto di consulenza («contratto d’opera intellettuale») che prevedeva un compenso pari al 15 per cento del cash flow aziendale, vale a dire la somma dell’utile lordo e degli ammortizzamenti sociali. Binetti prendeva decisioni importanti, tra cui l’acquisto - con l’Ila che sbandava tra le perdite - di un ramo d’azienda a Froges (Grenoble) che gli vale un compenso di un milione di euro, senza che poi Ila svolga alcuna attività reale in Francia. Per Binetti, finito in carcere giovedì scorso con l’accusa di bancarotta fraudolenta, i difensori Patrizio Rovelli e Massimo Melis hanno presentato un’istanza di rimessione in libertà al tribunale dei riesame.
Nel giro di otto giorni si saprà se il manager, che è stato sentito a Milano dal gip, potrà tornare a casa. Intanto trapelano informazioni sullo stato dell’indagine condotta dal pm Giangiacomo Pilia: l’inchiesta è prossima alla chiusura e la notifica del 415 bis riguarderà tutte e ventinove le persone coinvolte, non solo le tre colpite dalle misure cautelari e le nove per le quali è stata applicata la misura del sequestro per equivalente dei beni.
Quello che si profila, attorno al crac dell’industria di laminati d’alluminio fallita nel 2009, è quindi un processo-kolossal, che nasce da un fallimento di proporzioni altrettanto colossali. Dove le posizioni degli indagati, seppure legate dall’accusa di concorso in bancarotta fraudolenta, vanno separate: da una parte amministratori e consulenti diretti, che hanno assunto le decisioni e che per l’accusa hanno scelto di ritardare il fallimento di un’azienda da considerarsi in stato di decozione fin dal 1997 - era stata costituita il 26 febbraio 2006 - per incassare almeno in parte il contributo di 22 milioni di euro deliberato dal ministero dell’industria in base agli accordi sul contratto d’area del Sulcis.
Dall’altra ci sono gli organi di controllo, la schiera di amministratori dell’Ila prima dell’acquisto da parte del gruppo che fa capo a Rober Carboni, con Binetti e Stefania Gambacorta, poi i sindaci. Si tratta di Gianfranco Molinas, re del sughero in Gallura, Marcello Usai, Luciano Peri, Salvatore Rivano, Pierino Molinas, Agostino Orlandi, Carlo Carraro e Giovanni Mainardi, che facevano parte dei consigli di amministrazione.
Poi i componenti i collegi sindacali Giorgio Ledda, Carlo Deidda, Antonello Melis, Enrico Mandras, Alberto Meconcelli, Luigi Piano, Antonio Muscas, Stefano Scano, Caterina Arca e Gianluca Fadda.
Del tutto esterna la posizione di Ugo Cappellacci, indagato perché da consulente del pubblico ministero della prima inchiesta Guido Pani ha consegnato nel 2001 una relazione sull’Ila che ha convinto il magistrato a dissequestrare la prima tranche da cinque milioni del contributo pubblico.
La Nuova Sardegna del 24 Maggio 2011.