Home Ufficio Stampa L'allarme della Marcegaglia: "Il Paese arretra, abbiamo perso 10 anni
L'allarme della Marcegaglia: "Il Paese arretra, abbiamo perso 10 anni PDF Stampa
Venerdì 27 Maggio 2011 08:53

Confindustria ha ''incessantemente incalzato la politica sulla priorità della crescita'', in un Paese che ha perso dieci anni ''in termini di minore competitività e mancata crescita'', ma ''ha poi dovuto prendere atto che le priorità della politica erano altre e diverse''.

La leader degli industriali, Emma Marcegaglia, lo sottolinea nella sua relazione all'assemblea annuale.

Dove, alla presenza del capo dello Stato Giorgio Napolitano, ha chiesto ''uno scatto d'orgoglio di tutta la classe dirigente del Paese'',

 

La Marcegaglia chiede inoltre e che ''si abbassino i toni della polemica politica: che cessino attacchi e delegittimazioni reciproche''. L'Italia ''ha già vissuto il suo decennio perduto'' in termini di ''minore competitivita''' e di ''mancata crescita''. Ora ''dobbiamo muoverci in fretta.

 

Il tempo è un fattore discriminante''. Questo il monito del presidente di Confindustria.

 

 

''Temporeggiare o muoversi a piccoli passi e' un lusso che non possiamo piu' permetterci. I concorrenti non stanno li' a guardare e le speranze dei giovani non aspettano'', aggiunge Marcegaglia. ''Semplificazioni e liberalizzazioni subito. Infrastrutture subito. Riforma fiscale subito''.

 

 

La presidente di Confindustria rilancia così il pressing per le riforme sul governo. E a ''poche ore'' dai ballottaggi esprime ''un solo auspicio. Se il risultato elettorale finale convincerà Governo e maggioranza di avere davanti a se ancora due anni di lavoro la loro agenda deve concentrarsi su un'unica priorità: la crescita''.

 

 

 

Sulla stabilità dei conti pubblici e la crescita economica la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, invoca ''un progetto condiviso''. ''Senza la stabilità rischiamo di diventare un Paese finanziariamente non affidabile nei confronti dei partner europei e dei mercati finanziari. Senza la crescita non daremo prospettive all'economia e alla societa' italiana. E gli stessi obiettivi di finanza pubblica diventeranno irragiungibili.

 

 

Consapevolezza, unità e capacità di risposta sono le tre condizioni che oggi mancano''. ''Nessuno può dire che non abbiamo fatto tutto cio' che era necessario per ammodernare le regole della contrattazione e venire incontro alle esigenze di tutte le diverse tipologie di imprese e di settori. Su questo non ci sono dubbi''. E' quanto si legge nella relazione della presidente di Confindustria. Un passaggio che puo' essere letto come un'indiretta risposta anche al confronto aperto con la Fiat sul delicato capitolo del nuovo modello contrattuale dell'auto.

 

 

Marcegaglia lancia un ''avviso finale'' alla politica - "In un momento cosi' noi saremo pronti a a batterci per l'Italia, anche fuori dalle nostre imprese, con tutta la nostra energia, con tutta la nostra passione, con tutto il nostro coraggio''. Sul tema del lavoro ''c'è la proposta del ministro Sacconi di un avviso comune tra le parti sociali per costruire un nuovo Statuto dei lavori. Ci sono proposte di una parte riformista dell'opposizione su uno schema di riforma complessiva che considera anche la flessibilita' in uscita''.

 

 

Lo sottolinea il presidente di Confindustria, sostenendo che non servono ''freni ideologici. Queste proposte hanno in comune il riequilibrio delle tutele tra i lavoratori troppo garantiti e i giovani dal futuro sospeso. Occorre proteggere i lavoratori dalla perdita di reddito, non dalla perdita del posto di lavoro''.

E' ''un problema che - sostiene Marcegaglia - va affrontato senza freni ideologici, con grande serieta'.

 

 

In termini culturali, prima che di appartenenze politiche o di vetusti riflessi condizionati''.

''Occorre ridurre ciò che lo Stato fa oggi, lasciando più spazio ai privati e al mercato.

Uno Stato che smetta di fare male il troppo che fa e che invece faccia bene l'essenziale che deve''.

 

Marcegaglia si sofferma anche sui costi della politica, sostenendo che ''a tutti i livelli dà ancora troppa occupazione a troppa gente e in un momento così grave in cui tutto il Paese è chiamato a fare grandi sacrifici è del tutto impensabile - afferma - che non sia la politica per prima a ridurre drasticamente i suoi privilegi''.

 

 

"La stagione della spesa facile deve essere considerata chiusa per sempre" e "secondo gli obiettivi del governo tra il 2010 e il 2014 la spesa pubblica al netto degli interessi si deve ridurre in termini reali del 7% e raggiungere il pareggio di bilancio". Tutti i capitoli di spesa vanno rivisti, "compresi quelli di welfare e pubblico impiego", ma senza fare ricorso a tagli lineari ha poi aggiunto il presidente di Confindustria.

 

Ora tagli "di questa entità impongono un ripensamento complessivo della funzione dello Stato e riforme profonde" per questo Marcegaglia dice no a "tagli lineari delle spese correnti e spese sugli investimenti pubblici".

 

Invece - ha affermato - "occorre scegliere. Occorrono interventi che non siano solo di quantità ma siano soprattutto di qualità per aiutare la crescita. Occorre coinvolgere tutte le forze politiche e sociali".

 

 

Pubblicato il 26 maggio 2011 dalla Redazione Tiscali new.