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Gallura, turismo fai da te Gli enti non dialogano e manca la leadership PDF Stampa
Lunedì 30 Maggio 2011 08:57
Il Capoluogo della Sardegna, Cagliari.CAGLIARI. Per molti operatori turistici stranieri la Sardegna combacia con la Costa Smeralda, il perimetro d’oro per l’industria delle vacanze, creato agli inizi degli anni Sessanta dal principe Aga Khan Karim.
Eppure, proprio in Gallura, il livello di collaborazione tra i soggetti che devono cooperare per il turismo è molto basso.
Lo rende noto la rilevazione del Crenos.
Un’industria delle vacanze fai da te.
E' lo specchio del comparto turistico in Sardegna che tra i suoi mali, oltre alla stagionalità e al dramma cronico dei trasporti, annovera anche l’incapacità di costruire un sistema.
 
 
 
Per l’istituto di ricerca serve una cabina di regia che coordini i territori
 
Il Capoluogo della Sardegna, Cagliari.Dall’indagine svolta dal Crenos, l’istituto di ricerche economiche delle Università di Cagliari e Sassari, risulta che gli stakeholders, cioè tutti i soggetti pubblici e privati che concorrono a un’iniziativa economica, agiscono per proprio conto e - fatto non secondario - a nessuno è risconosciuto un ruolo guida delle attività strategiche e operative dell’attività turistica.
Il confronto è impietoso: laddove il turismo è preponderante, il sistema incomincia dalla cortesia dei tassisti... Il campione.
Il Crenos ha realizzato lo studio con l’invio di un questionario a tutti i soggetti pubblici e privati della Gallura: dalla Provincia di Olbia-Tempio, ai Comuni interessati, due uffici turistici pubblici, 34 alberghi, 76 imprese extralberghiere, 24 organizzazioni di servizi tra cui musei e società di escursione.
Naturalmente il questionario è stato inviato anche a nove compagnie di trasporto, sei agenzie di viaggi, due tour operator, cinque organizzazioni di servizi turistici collaterali, (enoteche, impianti sportivi), quattro Consorzi turistici e sedici ristoranti.
La domande chiave era: «Come valuta il grado di collaborazione che la sua organizzazione ha rispetto alla categoria di operatori nel condurre le proprie attività di marketing»? Poi si chiedeva ancora agli intervistati di indicare un’organizzazione capofila, capace di esercitare la leadership e di guidare le attività turistiche locali.
I risultati sono sconcertanti: la Gallura è un sistema turistico decisamente importante ma con un basso grado di coesione, collaborazione e integrazione.
Bocciata poi, e senza alcun dubbio, ogni ipotesi di leadership. Relazioni. La Provincia di Olbia-Tempio, nel valutare le relazioni nelle attività di marketing, attribuisce quasi il valore massimo alla Regione (6 su 7) ma il voto non arriva a due per le relazioni con gli alberghi, compagnie di trasporto, tour operator.
Otto Comuni della Gallura, più interessati al turismo, attribuiscono la valutazione minima, cioè uno, nei rapporti con la Provincia, due agli Uffici turistici e 2,2 alle compagnie di trasporto.
Il campione di albergatori intervistati è di manica più larga: vota 6 (su 7) per le relazioni con la Regione, 5 alla Provincia, 4 agli uffici turistici e altrettanto ai Consorzi turistici. Le agenzie di viaggio promuovono la Regione ma bocciano la Provincia a cui danno 2 mentre i Comuni superano di poco il punto e mezzo. I ristoratori, infine, se la prendono con i tour operator incoming. Il sistema della Gallura - è la conclusione dei ricercatori del Crenos - «si caratterizza per una governance frammentata e per l’assenza di un’organizzazione che sia capace di esercitare efficacemente il ruolo di cabina di regia del territorio e di orchestrare le attività di tutti gli opoeratori pubblici e privati coinvolti nella filiera turistica».
Nautica. Eppure i margini di crescita sono davvero enormi. Secondo le previsioni del Crenos il turismo è destinato a svilupparsi, sia pure in modo contenuto, (+1,2%), dopo gli eventi che hanno penalizzato l’industria delle vacanze del Nord Africa e nonostante il caos dei trasporti. Le previsioni danno in crescita il comparto alberghiero mentre proseguirebbe l’andamento negativo dei campeggi. Tra i nodi da sciogliere resta sempre insoluto quello della stagionalità che ha riguardato, in particolare, proprio la provincia di Olbia-Tempio. Tra le potenzialità da esprimere al massimo i servizi del settore diportistico; la Sardegna è la seconda regione italiana, dopo la Liguria, per numero di posti barca ma è una delle prime destinazioni al mondo per i maxy yachts.
I Comuni con la maggiore concentrazione di servizi per diportisti sono Olbia, Arzachena e Cagliari; servizi che diventano sporadici se ci si allontana da Olbia e si va verso il sud dell’isola. Su questo, secondo il Crenos, l’isola può avviare una scommessa sicuramente vincente tenendo ben presente, si legge nel Rapporto Crenos, «che praticare la nautica, rispettando l’ambiente, è diventato ormai un obbligo». Questo per evitare che si avveri quel pericolo denunciato, qualche anno fa, dall’archeologo Giovanni Lilliu: «Il rischio è che la Sardegna si trasformi in una sorta di disneyland che si usa, si consuma e quando non piace più si getta via».
L'Unione Sarda del 30.05.2011