Home Ufficio Stampa Affari sociali a Nuoro: «La Regione sta distruggendo la sanità»
Affari sociali a Nuoro: «La Regione sta distruggendo la sanità» PDF Stampa
Martedì 31 Maggio 2011 10:18

Sanità e affari sociali.

L’allarme bipartisan: ai tagli indiscriminati non seguono i progetti di sviluppo.

Maninchedda: federalismo finto che non serve.
Deriu: aiutano solo l’asse Cagliari-Olbia mortificando gli altri.
Nuoro. Sanità sotto scacco. Di una Regione che distrugge senza costruire. E favorisce sempre i più forti.
Di una riforma federalista iniqua. Di una provincia che non produce più reddito.
E non riesce a far ripartire la sua economia. Di una competizione «truccata» da cui non si può uscire vincitori.
Questa l’allarmante fotografia scattata ieri nel convegno della Fp Cgil. Dedicato alle prospettive della prima (e praticamente unica) «industria» rimasta nel territorio: la sanità. Con un ricco parterre.
Che, nonostante le defezioni dell’assessore Liori e del manager dell’Asl Soru, ha potuto contare sull’ ex commissario Asl Mariano Meloni.
Su Paolo Maninchedda e Roberto Deriu, Francesca Barracciu e Rocco Celentano.
Sul sindaco di Teti Pietro Galisai e il segretario Cgil Gianfranco Mussoni. Sulla segretaria nazionale della fp Cgil Rossana Dettori e quello provinciale Sandro Fronteddu.
Un incontro articolato, dove non sono mancati momenti di scontro (soprattutto, come prevedibile, sul project financing) ma sono stati più i momenti di incontro.
A «mettere i piedi nel piatto» Michelangelo Gaddeo. Che, in un’articolata relazione, ha toccato tutti «gli oggetti dello scandalo».
Sintetizzati in tre domande: quali prospettive per la sanità nuorese in una regione dove c’è la necessità di razionalizzare la spesa? Quali di fronte ai cambi della classe dirigente, divisa sulla strada da intraprendere?
Quali in una provincia impoverita, spopolata, invecchiata, ormai marginale?
Domande a cui gli invitati hanno provato a rispondere. A iniziare da Maninchedda.
Che ha spiazzato tutti, mettendo da parte l’attacco a testa bassa al project («che comunque così come è non va bene. E va profondamente rimodulato. Anche perché tiene fuori le imprese locali. E fa in modo che un grande gruppo internazionale controlli di fatto gli enti locali.
Facendo cassa con soldi che non possiamo permetterci di regalargli»). E concentrandosi sul «falso fedralismo scelto dal governo.
Non associativo ma devolutivo.
In cui ognuno si paga i diritti con le ricchezze che produce.
E, siccome noi non produciamo ricchezze, non ci possiamo permettere i servizi.
A meno che non ci rendiamo contro che bisogna produrre ricchezza. E farlo in una provincia in cui il capoluogo è il primo a non produrne. E a consumarne soltanto. Non ci possiamo più permettere una borghesia parassitaria. Né possiamo diventare una provincia di infermieri».
Analisi rafforzata da Deriu: «Le otto province sono in competizione tra loro. Ma la gara è truccata. La Regione rafforza i forti. Intervendo per livellare e rendere omogenei i servizi che gli interessano. E mortifica i deboli. Un’omologazione sperequativa. Che accresce le diseguaglianze privilegiando l’asse Cagliari-Olbia. E annulla le peculiarità di Nuoro.
Tra cui deve spiccare una sanità forte. Se ci fosse davvero perequazione dovrebbero darci il doppio dei soldi che ci danno. Solo per coprire lo svantaggio di Pil che Olbia guadagna da porto e aeroporto.
E Cagliari dalla macchina amministativa che ospita. Altro che un nuovo ospedale a Olbia». «Anche perché - attacca Barracciu - la famosa riforma regionale non è mai stata fatta. E il vecchio piano sanitario è stato abbattuto con furia iconoclasta. La spesa cresce. Ma nessuno ha un piano per organizzarla.
E il disavanzo si è triplicato in due anni».
Le soluzioni: far riprendere a correre l’economia. E nel mentre «tenersi» il project. Per tutti: «frutto di un’idea politica con motivazioni nobili». «Da rimodulare perché così non serve, anzi è dannoso» spiega Maninchedda.
«Da controllare, ma unico strumento per attrarre capitali esterni in un quadro di arretramento dello Stato», dice Deriu. «Comunque - chiude la Barracciu - da difendere. Cosa purtroppo non tutti hanno fatto».
Da: La Nuova Sardegna del 31.05.2011