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La chimica verde PDF Stampa
Martedì 07 Giugno 2011 09:29
tra le proteste

Gli amministratori presentano il protocollo firmato a Roma Alcuni lavoratori li contestano: che facciamo senza salario?

 

SASSARI. Prove di chimica verde, tra teoria e pratica. E in mezzo c’è un solco enorme da colmare.
L’hanno fatto capire chiaramente, ieri mattina, una decina di lavoratori dell’indotto, iscritti alla Cgil, che si sono presentati nella sala Angioy della Provincia, dove il presidente Alessandra Giudici e i sindaci di Sassari, Porto Torres e Alghero - Gianfranco Ganau, Beniamino Scarpa e Marco Tedde - stavano tenendo un incontro con i giornalisti per spiegare le ragioni che li hanno portati a sottoscrivere il Protocollo d’intesa sulla chimica verde.
Battibecchi accesi, interruzioni continue, fischietti, urla da parte di chi non vede chiarezza sul futuro di un migliaio di padri di famiglia che ruotano attorno al petrolchimico di Porto Torres e che non sanno come andrà a finire dopo la fermata del cracking.
Situazioni comprensibili, ma non certo novità. Specie per i sindaci dell’area di crisi che - ogni giorno - ricevono cittadini disperati che hanno perso il lavoro o che non l’hanno mai avuto. «Io sono già in cassa integrazione, quindi ho un sacco di tempo per stare ad ascoltare, ma voglio anche parlare, dire la mia». Il dialogo tra il gruppetto di operai e gli amministratori è andato avanti così, con un po’ di «sana» tensione e riflessioni a voce alta.
«Cosa facciamo se non abbiamo più il salario? Veniamo con le tende sotto i Comuni?». Il presidente della Provincia e i tre sindaci hanno difeso la firma «messa non certo a cuor leggero» su un Protocollo d’intesa dove c’era il via libera preventivo dei sindacati.
E al quale - proprio gli amministratori locali, dopo un incontro urgente con il presidente della giunta regionale Ugo Cappellacci - hanno fatto allegare il cosiddetto «addendum», con l’obiettivo proprio di salvaguardare i lavoratori dell’indotto da impiegare nelle bonifiche e nella costruzione dei nuovi impianti a Porto Torres. Ma il problema è nei tempi, quindi della gestione di una opportunità - la chimica verde - che non può avere momenti morti, non deve trascinarsi pericolosi vuoti nei quali possono cadere centinaia di lavoratori indiretti. Alessandra Giudici, Gianfranco Ganau, Beniamino Scarpa e Marco Tedde hanno anche ricordato che - oltre all’addendum - al Protocollo è stata anche allegata una dichiarazione a verbale «dove noi siamo stati gli unici a chiedere la non chiusura del cracking e a sostenere la concomitanza delle azioni, tra cessazione dei vecchi impianti e avvio dei nuovi investimenti».
 C’è distanza di posizioni tra una parte dei lavoratori e gli amministratori locali, ma non divisione. E ieri mattina, a conclusione dell’insolita conferenza stampa, presidente della Provincia e sindaci hanno scritto al Governatore Ugo Cappellacci per chiedere di accelerare l’insediamento del tavolo di governance per la chimica verde. «Pare quanto mai opportuno adoperarsi per attivare, nel più breve tempo possibile - affermano - il tavolo di monitoraggio del processo di reindustrializzazione di Porto Torres attraverso l’insediamento per la produzione di chimica verde. Ci pare l’unico modo per fare sì che gli impegni presi nei confronti del territorio possano essere realizzati, a tutela dei lavoratori di tutto il nord-ovest della Sardegna».
Chiesta anche l’attivazione dell’Agenzia regionale «che ha come scopo principale quello di tutelare i lavoratori diretti e indiretti». Gli ultimi scontri evidenziano una pericolosa contrapposizione tra enti locali e parte del sindacato (piuttosto critico il segretario generale della Cgil di Sassari Antonio Rudas), proprio nel momento più difficile, quando il territorio - forte e unito - dovrebbe invece gestire l’unica alternativa rimasta sul tavolo: la chimica verde. Sul resto, infatti, il Sassarese e la Sardegna non ci sono: Eni ha appena siglato con il sindacato nazionale dei chimici un Accordo «per lo sviluppo e la competitività e per un nuovo modello di relazioni industriali». Circa 15 miliardi di investimenti in Italia, per quattro anni non ci saranno chiusure di impianti.
Tranne a Porto Torres, dove arriva la chimica verde. La speranza è che non resti al verde per sempre.
La Nuova Sardegna del 7.06.2011