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Martedì 07 Giugno 2011 09:31
per riaprire il bacino dei fanghi

PORTOVESME
Non è solo un presidio, è anche un messaggio in triplice copia inviato alla Rusal, alla Regione e al Ministero dell’ambiente quello che i dipendenti dell’Eurallumina hanno riproposto ieri mattina davanti ai cancelli della fabbrica.
Oltre 100 tute verdi hanno ripreso la campagna di lotta dopo aver constatato che, nonostante accordi verbali, impegni e promesse, nulla è stato fatto per il riavvio dello stabilimento. In previsione dell’incontro del 14 giugno tra direzione aziendale e Regione, sono stati lanciati altri segnali, stavolta per il dissequestro del bacino dei fanghi rossi.
«Siamo stanchi di attendere, di avvertire che ancora oggi non hanno trovato concretezza le promesse fatte dal Ministro dello sviluppo economico sul prezzo dell’olio combustibile - lamenta Francesco Garau della Rsu (Cgil) - non sopportiamo più questa situazione. Ma l’azienda deve accelerare i tempi per presentare le schede tecniche per il dissequestro del bacino dei fanghi rossi».
Davanti ai cancelli è subito circolata voce che non sarebbe stata accolta la richiesta dell’Eurallumina di inviare alcune squadre di operai ad intervenire nel bacino e le tute verdi hanno iniziato a protestare. Alla fine quando l’azienda ha accolto la richiesta di un incontro la tensione è calata. «La preoccupazione che la fabbrica non possa ripartire in tempi brevi inizia a farsi largo - hanno dettocuni lavoratori seduti sull’asfalto.- Questa vertenza sta durando troppo a lungo e a questo punto è necessario scuotere l’ambiente.
Ci stanno costringendo a rimettere in moto la macchina della protesta. Non temiamo nè multe, nè sanzioni amministrative e neppure gli strali dei giudici. Dietro ogni posto di lavoro c’è una famiglia». Per tutta la giornata il passaggio pedonale della fabbrica è stata l’unica breccia possibile per entrare nello stabilimento. Di notte dentro la tenda da campeggio sosteranno una mezza dozzina di persone per ricordare a tutti che sotto il bacino dei fanghi rossi c’è il vulcano sociale pronto ad esplodere. «Ci sono tutti gli ingredienti per reagire nel modo dovuto - annuncia Nicola Arrius.
- Fino ad oggi sul prezzo dell’olio combustibile non c’è alcun accordo, non è stata stabilita la quantità da fornire, non è stata costituita la nuova società per la gestione della nuova caldaia, alimentata a carbone e non è stata presentata la documentazione per il dissequestro del bacino. Non si parla neppure del nuovo impianto. A questo punto attendiamo l’incontro del 14 giugno e poi agiremo».
Un’altra settimana, poi l’assemblea deciderà quali iniziative prendere. Non mancano le accuse dirette alla Rusal. «Sarebbe tempo di porre fine agli inganni - interviene Angelo Cremone, consigliere comunale di Portoscuso - Se Rusal non chiede il dissequestro è perchè ha il suo buon tornaconto. In Giamaica ha ripreso alla grande qui, invece, si diverte a rinviare la riapertura della fabbrica.
E la politica asseconda la multinazionale russa».

La Nuova Sardegna 7.06.2011