Home Ufficio Stampa La Camusso a Carbonia «Crediamo nella miniera alternativa all’atomo»
La Camusso a Carbonia «Crediamo nella miniera alternativa all’atomo» PDF Stampa
Giovedì 09 Giugno 2011 08:23

Economia in Sardegna. 

Nuraxi Figus. A meno 373 il buio non è provocato solo dalla mancanza dei raggi solari ma anche dal manto nero che avvolge le pareti delle gallerie tappezzate di carbone.

Qui anche i minatori di bassa statura, di fronte alla coltivazione del combustibile fossile, si trasformano in giganti e affrontano il lavoro coscienti che l’energia umana, consumata per estrarre il carbone, contribuisce ad incrementare le K-calorie destinate a produrre il vapore per far girare le turbine di una termocentrale...

 

 

A quasi 380 metri, sotto il livello del mare, la squadra dei minatori che stava preparando la nuova coltivazione, ha ricevuto, senza smettere l’attenzione dal lavoro, la visita della segretaria generale della Cgil, Rosanna Camusso.

La leader della Cgil è arrivata nel Sulcis per l’inaugurazione, a Carbonia, della nuova sede della Camera del Lavoro, incontrare i minatori e gli operai dell’Euralluminia, ai quali ha promesso che si attiverà per la fabbrica chiusa da due anni.
Per Susanna Camusso, Enzo Costa, segretario regionale della Cgil, Salvatore Barone (Filtcem Cgil) e Giacomo Migheli (Cgil), in miniera, è stato un viaggio al centro della terra dove la roccia incastona uno strato di carbone alto 4 metri. «Non è un inferno - commenta Susanna Camusso - ma certamente ci siamo vicini. Noto che il livello di sicurezza è altissimo ma le insidie della miniera sono sempre in agguato». Sopra una macchina con un terminale che fora la volta della galleria stanno lavorando, quattro minatori: l’asta diamantata buca la roccia e il fango schizza in tutte le direzioni.
Carbone o atomo. «Questa è una risorsa inesauribile - ricorda la numero Uno della Cgil nazionale - una miniera di ricchezza e di energia che va valorizzata. Siamo ormai tutti consapevoli che l’energia nucleare ha i suoi limiti mentre è riconosciuto dai tecnici e dagli esperti che il kwatt/h, prodotto con il carbone, ha un prezzo inferiore alle altre fonti energetiche.
Dal punto di vista ambientale, poi, con le nuove tecnologie zolfo e anidride carbonica possono essere utilizzati per produrre concimi o catturati per tenerla sequestrata nelle profondità della terra».
Le macchine perforatrici penetrano nella roccia come una punta rovente nel burro.
C’è fretta, nella squadra, per mettere in sicurezza il tratto di galleria che dovrà ospitare il taglio. «Noto l’entusiasmo con cui si lavora - aggiunge Enzo Costa - e questo significa che qui a Nuraxi Figus si è attrezzati e preparati per portare a buon fine il progetto integrato carbone-centrale».
Le ricerche dei tecnici della Carbosulcis hanno stabilito che il bacino carbonifero potrebbe fornire milioni di tonnellate di carbone.
«Il problema è anche politico - aggiunge Francesco Carta segretario generale della Filtcem Cgil del Sulcis Iglesiente.
Per produrre carbone occorrono minatori e l’organico della Carbosulcis soffre di circa 100 unità lavorative. La Regione Sarda, azionista unico della società mineraria deve decidere quale strategia energetica intende perseguire.
Il presidente Cappellacci e l’assessore regionale all’industria Cherchi si facciano carico di riconoscere, a questa miniera, il ruolo strategico nazionale che le compete». Sotto terra c’è lo spettro delle scorie radioattive. «I sardi hanno detto all’unanimità che non vogliono le centrali nucleari - conclude Susanna Camusso - e credo che sia implicito che il rifiuto scorie non ha diritto di ospitalità».

La Nuova Sardegna del 9.06.2011